Alla primaria Pascoli e Aldo Moro la scuola è...senza voto

6' di lettura Senigallia 21/07/2019 - In questo anno scolastico, presso l’Istituto Comprensivo “Senigallia Centro-Fagnani” e, in particolare, alle Scuole Primarie “G. Pascoli” e “A. Moro”, è stata avviata la sperimentazione della “Scuola senza voto”.

Le classi prime hanno avuto alla fine dell’anno una valutazione in percentili: un modo nuovo di intendere la valutazione certificativa. L’esigenza è nata dalla consapevolezza che la valutazione in decimi non è adeguata per valutare l’apprendimento di alunni così piccoli nel primo periodo della scuola primaria. Iniziando la classe prima le insegnanti hanno espresso e condiviso queste perplessità con la Dirigente Scolastica Anna Scimone che aveva già proposto questo progetto nella scuola a Pesaro. Avuto il suo appoggio si è svolta una riunione con tutti i genitori degli alunni per informarli e spiegare loro le motivazioni del progetto, condividerlo e avere il loro consenso. Questo tipo di valutazione certificativa mette in relazione ogni alunno con il gruppo classe, gli apprendimenti vengono relativizzati al contesto didattico in un’ottica globale di una didattica cooperativa. Appare quindi evidente che metodologicamente siano da favorire approcci attivi e dinamiche di valutazione sommativa progressiva ed ad ampio spettro per favorire l’emersione della crescita individuale nel contesto sociale.

La valutazione complessiva della classe suggerisce al docente gli apprendimenti da approfondire ulteriormente o da riproporre in diverso modo (diviene in questo senso diagnostica degli apprendimenti). Gli strumenti attraverso cui effettuare le osservazioni sistematiche devono riferirsi ad aspetti specifici che caratterizzano la prestazione (indicatori di competenza) quali: autonomia: è capace di reperire da solo strumenti o materiali necessari e di usarli in modo efficace; relazione: interagisce con i compagni, sa esprimere e infondere fiducia, sa creare un clima propositivo; partecipazione: collabora, formula richieste di aiuto, offre il proprio contributo; responsabilità: rispetta i temi assegnati e le fasi previste del lavoro, porta a termine la consegna ricevuta; flessibilità: reagisce a situazioni o esigenze non previste con proposte divergenti, con soluzioni funzionali, con utilizzo originale di materiali, ecc.; consapevolezza: è consapevole degli effetti delle sue scelte e delle sue azioni.

Le osservazioni sistematiche, in quanto condotte dall’insegnante, non consentono di cogliere interamente altri aspetti che caratterizzano il processo: il senso o il significato attribuito dall’alunno al proprio lavoro, le intenzioni che lo hanno guidato nello svolgere l’attività, le emozioni o gli stati affettivi provati. In merito a questa sperimentazione la Dirigente Scolastica Anna Scimone dichiara che “L’errore della scuola, sostiene Ken Robinson, grande studioso inglese di creatività e risorse umane, è considerare la precocità intellettuale degli studenti prioritaria rispetto alla crescita emotiva, tanto da rischiare che, nel tentativo di mettere in competizione menti tanto giovani per attivare un apprendimento competitivo, si ottenga, invece, un’immaturità emozionale degli allievi e una sbagliata idea di socializzazione”. Prosegue dicendo che “ Il voto numerico fenomenizza e realizza questo rischio: lo palesa, quando consente a dei bambini di riconoscersi, quasi di incarnarsi in un numero come esseri umani non come performances scolastiche; lo realizza, quando toglie umanità all’azione didattica e il noi e all’apprendimento.” L’esperienza vissuta dalle insegnanti è stata molto positiva, perché hanno notato nei loro bambini la voglia di fare, erano più tenaci nel ritentare l’attività, perché lo facevano per loro stessi e per il gusto di fare le cose per bene. Li hanno visti desiderosi di andare a scuola, rilassati mentre correggevano i lavori e tranquilli se tornavano al loro posto e riprovavano a correggersi. La scuola senza voto ha permesso agli insegnanti di non etichettare il lavoro degli alunni con dei numeri poco significativi per bambini così piccoli. Sono stati liberi di esprimere i loro talenti senza essere condizionati da un giudizio, erano liberi di “imparare per imparare” senza l’ansia di essere valutati e senza la frustrazione dell’insuccesso. E’ stato bello vedere come tutti si aiutavano fra di loro, chi finiva prima aiutava a terminare il lavoro del compagno, non hanno mai giudicato, perché non sono mai stati abituati a vedere il loro lavoro giudicato. Non si sono mai verificate situazioni di competizione tra di loro, purtroppo quando ciò accade si creano delle dinamiche difficili all’interno delle classi e soprattutto crea nei bambini il blocco dell’apprendimento, perché nel momento in cui il bambino ha paura di avere un insuccesso rinuncia a metterci tutto l’impegno.

La scuola senza voto ha permesso di curare meglio un clima disteso, con tempi più lunghi senza la fretta di riportare il voto sul registro e dare tranquillità anche a quei bambini che necessitavano di tempi di apprendimento più lunghi. Anche con i genitori c’è sempre stato un dialogo e un confronto, non ci sono stati giudizi, ma solo un’analisi aperta e consapevole su come promuovere vocazioni e personalità del bambino. Il compito della scuola è quello di promuovere la motivazione affinché il bambino trovi le condizioni per dare il meglio di sé senza inseguire il bel voto. A volte i bambini s’identificano col brutto voto invece di pensare ad una prestazione andata male, ma devono capire che il voto è uno strumento, un mezzo e non un obiettivo o un fine e spesso non motiva, anzi inibisce l’autostima e penalizza i più deboli. La scuola deve valutare, nel senso di dare valore, di mettere in evidenza le qualità e le potenzialità di ogni bambino. E’ fondamentale costruire con gli alunni una relazione positiva, un dialogo più profondo, una collaborazione, una voglia di fare le cose insieme. Quindi il voto in questo contesto acquista un valore secondario perché il bambino non viene a scuola per un voto ma per il gusto di imparare. Scuola senza voto non vuol dire assenza di valutazione, anzi c’è ed è ancora più approfondita, perché non ci interessa il profitto come risultato di una performance, ma diamo attenzione più alla persona che al risultato che essa produce.

In questa sperimentazione si sono riscoperte le singole personalità, gli alunni in situazioni di difficoltà costituiscono una risorsa, si realizza una piena integrazione perché non c’è un programma da finire ad ogni costo e la famiglia diventa una stretta collaboratrice nell’educazione. Il risultato più importante è che non c’è stata competizione, nessuno si è sentito sminuito, né etichettato da un numero e tutti sono stati protagonisti del loro apprendimento. I nostri bambini crescendo saranno molto più responsabili di se stessi, perché avranno capito su cosa si basa la valutazione e di fronte ad un insuccesso o ad una frustrazione non diranno “Non capisco niente, non so fare niente”, ma sapranno riconoscere il problema dicendo “Mi devo impegnare un po’ di più”, ma sapranno farlo, sapranno leggersi dentro, perché è così che li abbiamo abituati a pensare, li abbiamo abituati ad essere consapevoli del loro valore, a prescindere da un numero su un registro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-07-2019 alle 09:36 sul giornale del 22 luglio 2019 - 8323 letture

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