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Tombe ipogee: nasce il comitato a difesa dei proprietari, "Si trovi un'alternativa all'ordinanza comunale"

5' di lettura
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di Sara Santini
senigallia@vivere.it


Sono circa 550 le tombe ipogee private e altrettante pubbliche che si trovano nei tre cimiteri comunali. Si tratta di tombe costruite in parte o totalmente sotto terra.

Con l'Ordinanza n.138 del 29.3.2019, il Comune ha disposto che dal 1.4.2019 è interdetta l’esecuzione ogni operazione cimiteriale in tutte le tombe ipogee site nei 3 Cimiteri di Senigallia, poiché non sarebbero garantite le minime norme di sicurezza per i lavoratori della ditta che sta eseguendo i lavori cimiteriali, in forza di un contratto di appalto. I concessionari di dette tombe possono eseguire lavori strutturali necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori previa bonifica del locale prima della sepoltura, in modo tale che tali tombe perderanno la caratteristica di ambiente confinato ed una volta accertato che l’ambiente ipogeo non sia più sospetto di inquinamento, in esso potrà riprendersi le sepolture da parte della ditta appaltatrice dell’esecuzione dei servizi cimiteriali. Se non possa darsi corso alla sepoltura in tombe di famiglia e/o altre sepolture ipogee per carenza delle condizioni di sicurezza minime dovrà richiedersi altra idonea sepoltura.

"L’Ordinanza - spiega l'avvocato Corrado Canafoglia dell'Unione nazionale consumatori, a difesa del Comitato "Tombe ipogee Senigallia" - richiama la sicurezza nei luoghi di lavoro e la sicurezza in ambiente confinato, dando per assodato che il sepolcro ipogeo sia un ambiente confinato, sostiene che nessuna tomba ipogea presente nei cimiteri senigalliesi abbia i requisiti strutturali necessari per assicurare i lavori in sicurezza e quindi non ci sono le condizioni di legge per realizzare le sepolture.

La norma che tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori che operano in ambienti chiusi cosidetti “confinati” parla di silos, fosse, fognature, ma non di tombe ipogee.

Il decreto dispone che ogni lavoro negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati può essere svolto solo da ditte qualificate in possesso di specifici requisiti e detta le procedure di sicurezza per eseguirlo.

L’Ordinanza, afferma che nessuna tomba ipogea presente nei Cimiteri cittadini ha i requisiti strutturali necessari per assicurare i lavori in sicurezza, tuttavia nessun proprietario delle tombe sa di verifiche effettuate da un tecnico responsabile della ditta o del Comune o di qualsiasi altro Ente preposto alla sicurezza su luoghi di lavoro su ciascuna tomba in contraddittorio con i concessionari, né risulta che in questo tipo di tombe si producano gas deleteri o pericolosi per la salute o la sicurezza dei dipendenti della ditta esecutrice dei lavori cimiteriali.

Ciò che ci lascia ancora piú perplessi - aggiunge Canafoglia- é che in altri Comuni anche limitrofi a quello di Senigallia, la stessa ditta opera in cimiteri, dove non è stata adottata un'Ordinanza, pur rispettando il bene della sicurezza dei lavoratori tutelato dalle norme né si vieta a priori l’ingresso nelle tombe ipogee. C'è da chiarire che la ditta esecutrice dei lavori si è aggiudicata un gara pubblica, in base ad un capitolato d’appalto, per eseguire i lavori nel periodo 2016-2019 e nel capitolato non solo sono previste le lavorazioni nelle tombe ipogee, ma risulta che l’appaltatore abbia ricevuto dal Comune ogni informazione sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui i suoi dipendenti dovranno lavorare e sulle misure di prevenzione ed emergenza da adottare rispetto alle lavorazioni da eseguire.

L’ordinanza emessa dal comune modifica di fatto il contenuto dell’appalto, cagionando un danno ai concessionari che dovranno sostenere costi ulteriori, peraltro senza avere notizia di accertamenti tecnici che supportino l’assunto della presenza di gas deleteri nelle tombe ipogee, nonchè si modificano le condizioni economiche dell’appalto a favore della ditta esecutrice, che oggi vede migliorare il costo del lavoro rispetto agli oneri per la sicurezza, ed a sfavore del Comune appaltante che non ottiene alcuna riduzione dei costi dell’appalto.

La pericolosità delle tombe ipogee sembra inoltre riguardare solo i lavoratori e non i familiari dei defunti di cui l'ordinanza non parla, i quali possano liberamente accedere ad esse e ciò in palese violazione di qualsiasi norma precauzionale".

Il comitato ha quindi inviato al Comune un’istanza in autotutela chiedendo di annullare o sospendere l’efficacia dell’ordinanza, per intraprendere gli accertamenti sulla reale pericolosità delle tombe con ogni singolo interessato per verificare l’esistenza di gas deleteri nelle tombe ipogee ed in caso affermativo definire gli accorgimenti tecnici del caso per permettere la loro fuoriuscita o comunque per rendere salubre l’ambiente ai fini della sicurezza dei lavoratori e degli stessi visitatori alle medesime. In caso di mancato annullamento dell'Ordinanza, il comune notifichi un documento che ne attesti la pericolosità concedendo il termine di legge anche per impugnarlo avanti l’Autorità competente.

Il comitato ha inoltre chiesto l’accesso agli atti, dai quali emergano i rischi indicati nella citata ordinanza comunale per ogni singola tomba ipogea presente nei cimiteri cittadini.

Viene richiesto anche all’Autorità Nazionale Anti Corruzione di verificare se l’iter procedurale seguito dal Comune di Senigallia sopra descritto sia conforme alla normativa vigente o se sono state alterate le condizioni dell’appalto a favore dello ditta aggiudicatrice ed in danno del Comune.

"Dopo un incontro con la dr.ssa Filonzi e l’ing. Roccato - spiega Canafoglia- dove si era individuata un’ipotesi che potesse contemperare le esigenze di tutti (verificare in contraddittorio se esistono nelle tombe ipogee problemi come denunciati nell’ordinanza e durante il periodo (2-3 mesi) di verifica trovare delle soluzioni gratuite e provvisorie per i deceduti), la decisione, sottoposta alla Giunta non è stata approvata. Il comune dunque va avanti per la sua strada."

"Si torni al confronto - sottolineaneano i familiari dei defunti, aderenti al comitato- non vogliamo mettere a rischio la salute dei lavoratori, ma non è giusto che ci venga "requisito" un nostro bene, e che lo veniamo a scoprire attraverso il passaparola. Ci piacerebbe sapere da quanto la giunta é a conoscenza del problema, ma siamo sicuri che si possa trovare una soluzione alternativa. Sembra inoltre che il pericolo non derivi dai gas che potrebbero essere sprigionati, ma altro, forse quello di un crollo? In ogni caso della questione rischiano di rimetterci solo i cittadini che saranno costretti ad acquistare altri spazi".



Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2019 alle 16:30 sul giornale del 04 luglio 2019 - 3672 letture