Mingarelli (Confindustria): ''Il nuovo codice sulla crisi d'impresa è una minaccia per le PMI''

Diego Mingarelli 3' di lettura Senigallia 24/05/2019 - C’è grande preoccupazione nel mondo industriale per la pubblicazione del nuovo Codice della crisi d’impresa. Una normativa che, sebbene necessaria per portare chiarezza e trasparenza in un ambito caratterizzato da leggi disorganiche e ormai datate, rischia di trasformarsi in una mannaia soprattutto per le piccole imprese.

Noi imprenditori siamo i primi a voler sempre operare in totale trasparenza, anche in caso di difficoltà delle nostre aziende, ma siamo preoccupati per l’impatto che la Riforma avrà sulle piccole imprese, che rappresentano la linfa vitale del nostro territorio.” lo ha detto Diego Mingarelli, Presidente Piccola Industria di Confindustria Marche Nord e delegato al tema del credito in apertura del Convegno dedicato proprio alla crisi d’impresa che si è svolto qualche sera fa nella sede di Confindustria ad Ancona.

Il Convegno, organizzato in collaborazione con esperti de Il sole24ore si è arricchito dalla partecipazione di illustri relatori quali Maurizio Leo e Annibale Dodero dello studio Leo & Associati), Mario Cavallaro dello studio legale Cavallaro, Pierpaolo Ceroli dello studio associato CMNP, Roberto Ranucci (studio legale Ranucci), oltre che del delegato “Fiscalità per la crescita” della Piccola Industria di Confindustria Lorenzo Pagliuca.

Una delle novità riguarda l’estensione dell’obbligo di nominare un collegio sindacale o un revisore unico a tutte le imprese che superano per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti: 2 milioni di attivo; 2 milioni di ricavi; 10 dipendenti mediamente occupati. In pratica la totalità delle imprese industriali.

Le piccole imprese spesso non hanno le risorse per avere all’interno un direttore finanziario e spesso è l’imprenditore in prima persona ad occuparsi della gestione finanziaria: e ancora una volta all’imprenditore, già vessato da mille oneri di carattere burocratico si aggiunge anche l’obbligo, così dice testualmente la legge di implementare un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e l’assunzione di idonee iniziative. Il che significa in concreto anche dover cambiare lo statuto e iniziare ad attrezzarsi dal punto di vista organizzativo nel controllo dei propri dati di bilancio per evitare segnalazioni automatiche all’Organismo di Composizione delle Crisi che a sua volta potrebbero portare all’attivazione di procedure concorsuali.

“E’ difficile poter valutare preventivamente l’adeguatezza e la congruità dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile – ha dichiarato Lorenzo Pagliuca, VP di Piccola Industria e delegato alla fiscalità per la crescita - che verrà rilevato solo a posteriori, in sede di giudizio. Questo rappresenta un ulteriore aggravio di responsabilità in capo all’imprenditore, che non si limiterà al rischio di impresa, ma che investirà elementi di carattere gestionale. Tale obbligo, difficile da valutare, è già in capo all’imprenditore dallo scorso 16 marzo”.

“E’ vero che la legge ha il fine, pienamente condivisibile, di far emergere anticipatamente la crisi per prevenire o arginare le situazioni di insolvenza e le sue conseguenze – ha proseguito Mingarelli – ma nei fatti l’applicazione della nuova normativa innescherà dei pericolosi automatismi che avranno l’effetto di mettere a serio rischio la sopravvivenza delle piccole imprese. Se infatti un’azienda sta attraversando un periodo di difficoltà – cosa non rara in questi tempi – non risponderà ai requisiti e agli indicatori previsti dalla normativa e verrà immediatamente “segnalata” a degli organi appositamente creati presso le Camere di Commercio.

Ma quante aziende hanno attraversato periodi difficili e poi si sono risollevate senza dover necessariamente ricorrere a procedure concorsuali? Per non parlare della reazione che avranno le banche di fronte ad un’azienda per la quale viene aperta una simile procedura? Toglieranno ossigeno? Molto probabile. Vogliamo proprio suonare un requiem ancor prima di dare la possibilità di salvarsi?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-05-2019 alle 17:18 sul giornale del 25 maggio 2019 - 558 letture

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