BOOKS AND THE CITY - "Manuela Saenz Aizpuru", il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar

Senigallia 21/11/2018 - Torna l'appuntamento con la rubrica "Books and the city", in collaborazione con Aras Edizioni. Ogni volta la presentazione di un nuovo libro. La formula scelta è quella dell'intervista all'autore. L'obiettivo: continuare a fare cultura e promuovere la lettura.

IL LIBRO
Manuela Sáenz Aizpuru nacque a Quito nel 1797 e morì in esilio in Perù all’età di 59 anni. Sostenne la causa rivoluzionaria raccogliendo informazioni, distribuendo volantini e protestando per i diritti delle donne, già da giovanissima, incarnando la più pura delle passioni politiche. Protagonista di una delle più famose storie d’amore dell’America Latina e, nello stesso tempo, più controverse, fu la compagna del Libertador Simón Bolívar, che le diede il soprannome di “Libertadora del Libertador”, giacché gli salvò la vita da attacchi politici in diverse occasioni. Sáenz combatté anche in importanti battaglie, tanto da ricevere il grado di colonnella e, nel 2007, il governo ecuadoriano, durante un’onorificenza postuma, la dichiarò Generale d’Onore della Repubblica. Il saggio desidera recuperare la memoria storica dell’operato civico ed ideologico di una delle donne più influenti delle Americhe. La sua figura è un inno alla partecipazione civile, alla lotta politica, all’emancipazione femminile, ancora oggi minata su più fronti.

Ultima uscita della collana “Le crinoline” che sposta l’attenzione a sud della linea dell’Equatore nell’America Latina di Manuela Sáenz Aizpuru, eroina della storia indipendentista ispanoamericana e prima femminista, con l’interessante saggio di Maddalena Celano dal titolo Manuela Sáenz Aizpuru. Il femminismo rivoluzionario oltre Simón Bolívar. Sarà presentato ufficialmente alla Fiera della piccola e media editoria a Roma dal 5 al 9 dicembre allo stand di Aras Edizioni - G45.

L’AUTRICE
Maddalena Celano, dopo la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Roma 3, consegue un Master in Formazione e Media presso la stessa Università e nel 2018 porta a termine il dottorato di ricerca in Studi Comparati: Lingue, Letteratura e Formazione, presso l’Università di Roma Tor Vergata.

La figura di Manuela Sáenz è davvero affascinante, poliedrica e intensa. Fu paladina dei diritti civili, in particolare quelli delle donne, fu combattente in importanti battaglie per l’indipendenza di paesi come l’Ecuador e la Colombia, fu anche protagonista di una delle storie più intense e note con il ben più famoso generale Simón Bolívar. Nonostante tutto questo però la Sáenz è praticamente sconosciuta al grande pubblico quindi non possiamo che chiederle di presentarcela.
Manuela Sáenz Aizpuru nasce in Ecuador, a Quito, nel 1795 e si spegne a Paita nel 1856. È stata una patriota quiteña, riconosciuta dalla storiografia spagnola che si occupa di indipendenza americana contemporanea, come eroina dell’Indipendenza dell'America del sud. È nota anche come Manuelita Sáenz o “Libertadora del Libertador”, soprannome che gli ha conferito lo stesso Simón Bolívar per aver salvato la sua vita durante la cospirazione settembrina a Bogotà, in Colombia. Fu criticata, denigrata, ignorata e bandita dai suoi contemporanei, anche decenni dopo la sua morte. Solo durante la metà del XX secolo, Manuela Sáenz fu rivalutata come grande eroina e figura "chiave" nel poema epico dell'indipendenza e come precursore del femminismo in America Latina. Anche a due secoli dalla sua morte, è un personaggio che continua ancora a provocare odio o amore, dibattiti e controversie. Non è del tutto esatto descriverla come la "prima femminista" latino-americana giacché la prima femminista del Nuovo Mondo fu Suor Juana Inés de la Cruz (1648/51-1695). Anche Suor Juana Inés de la Cruz nacque, come Manuelita, da un nobile spagnolo e una donna creola, nel 1651 (data non certa). Juana, esattamente come la nostra Manuela, fu figlia illegittima e pertanto immediatamente abbandonata dal padre e affidata alla madre. Crebbe nella tenuta dei nonni, e sin da piccola manifestò una particolare predisposizione allo studio, divorando la vasta libreria che aveva a disposizione. Imparò a scrivere, a parlare altre lingue (tra cui l’azteco, il greco e il latino), s’interessò di metafisica e prima della pubertà aveva già competenze culturali assolutamente immense per l’epoca, soprattutto per essere una donna. Tra le due donne, Suor Juana Inés de la Cruz e Manuela Sáenz, vi sono molte analogie ma anche grandi discrepanze. Manuela Sáenz, rispetto a Suor Juana Inés de la Cruz che scelse la vita consacrata, si ribellò ai ruoli di genere imposti e ad una morale sessuale ipocrita ed asfittica. Fu la prima donna, nella storia del Nuovo Mondo, a concepire il rapporto tra uomo e donna in modo assolutamente moderno e innovativo. Manuelita Sáenz e Simón Bolívar non erano una semplice coppia e non erano neanche “semplici amanti”: si tratta piuttosto del “sodalizio” intellettuale e politico tra due rivoluzionari. Potremmo definire la loro storia come una forma di “erotismo della mente”.

Si tratta dunque di un personaggio distante da noi più di 200 anni, ma questo non ha minato in alcun modo la volontà di dare voce al suo ritratto, e l’importanza di farlo per riassestare quegli assi storici che nel tempo hanno subito un’ingiusta distorsione – scopo peraltro della collana stessa. Dunque qual è la modernità di Manuela Sáenz e quale la sua carica comunicativa?
Manuela Sáenz è senza dubbio uno dei personaggi più interessanti delle guerre d’indipendenza in America meridionale. Secondo i suoi detrattori, il rapporto avuto con Simón Bolívar minerebbe i suoi meriti personali. Ma, come abbiamo detto in precedenza, la relazione tra i due fu caratterizzata da straordinaria e moderna parità, sia nei ruoli, sia nelle responsabilità. Sotto il profilo politico e intellettuale (ma non in quello militare) la coppia interagiva del tutto liberamente ed autonomamente. Ai suoi tempi fu severamente criticata a causa del suo atteggiamento estroverso e provocatorio, così come per l'influenza politica che venne ad esercitare. Solo verso la metà del XX secolo, grazie al revisionismo storico, sono apparse biografie e saggi in cui si rivendica il suo ruolo di leader nell'impresa liberatrice di nazioni come la Colombia, l'Ecuador e il Perù. Solo negli ultimi anni, Sáenz è stata trasformata in un'icona del femminismo rivoluzionario.

Infine una domanda “enorme” cui capisco non sia facile rispondere, soprattutto in questa sede, ma le chiederei comunque di toccarne i nodi fondamentali. La nostra curiosità va ora alla contemporaneità che viviamo e chiediamo a lei, esperta delle dinamiche socio-politiche, quale sia la situazione in termini di diritti e conquiste civili della donna in America Latina e quali battaglie stanno avendo luogo per garantirli.
L'America Latina è un continente immenso, contraddittorio e disomogeneo. «Continente seduttore e spaventoso» così l’antropologa e cooperante Laura Fano Morrissey la definisce sin dalle prime righe di uno dei suoi saggi più noti. Non si può parlare di America Latina senza tener conto che si tratta di un tipico esempio di Giano Bifronte: un continente spaventoso (caratterizzato da altissimo tasso di violenze, degrado e povertà) ma dotato anche di numerosi aspetti fascinosi e innovativi; come la presenza di esperimenti sociali e politici molto inclusivi o la costante e ostinata presenza di una vena idealista e romantica in un mondo diventato sempre più arido e cinico. In sintesi, si potrebbe sostenere che vi sono stati molti progressi nella regione negli ultimi decenni. È inconfutabile che, nella maggior parte dei paesi, le donne abbiano raggiunto maggiori diritti e riconoscimenti. Un buon numero di nazioni ha vissuto esperienze di governance con politiche inclusive e femministe. Ma le riforme legali non sono sufficienti a garantire l'uguaglianza di genere - sebbene io sia tra le femministe che celebrano i progressi della legislazione - tenendo conto dei cicli oscuri dell'assenza di uno stato di diritto in molte nazioni dell'America Latina.

Abbiamo assistito a numerose elezioni di donne come Presidentesse o Primi Ministri in diversi paesi della regione, nel corso dell'ultimo quarto di secolo. Ne ricordo solo alcune: Violeta Chamorro (Nicaragua), Mireya Elisa Moscoso (Panama), Michelle Bachelet (Cile), Cristina Kirchner (Argentina), Laura Chinchilla (Costa Rica), Janet Jagan (Guyana), Portia Simpson Miller (Giamaica), Kamla Persad-Bissessar (Trinidad e Tobago), e Dilma Rousseff (Brasile). Questo dimostra che la leadership politica delle donne in questo settore è in aumento. Ma al di là di questo aspetto importante e dei progressi compiuti nell'ultimo decennio, resta un retrogusto amaro giacché il riconoscimento delle donne nell'arena politica continua ad essere irto di difficoltà. Nella maggior parte delle nazioni latinoamericane, la politicizzazione delle donne fu piuttosto precoce. Le donne esercitarono la loro influenza sin dalle lotte anti-coloniali e l'emergere degli stati nazionali, senza la loro partecipazione, sarebbe stato impossibile. Sebbene non siano stati riconosciuti quasi tutti i diritti, la politicizzazione delle donne in America Latina resta un fenomeno singolare. I diritti politici furono riconosciuti in momenti diversi della storia del secolo scorso. Possiamo tracciare tre periodi: un ciclo precursore intorno al 1930, guidato da Ecuador (1929) e seguito da Cuba, Brasile e Uruguay; un secondo momento che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1960 (Costa Rica e Argentina sono in questo secondo gruppo); e infine, un ultimo ciclo più recente iniziato negli anni ’60 (si pensi al Paraguay e al Guatemala). Nel 1996 il Messico e il Paraguay hanno imposto una quota di genere: la prima con il 30% e la seconda con un minimo del 20%. Nel 1997, Brasile, Panama, Bolivia, Ecuador hanno raggiunto un 30% di quote rosa, così come Perù e Repubblica Dominicana, ma con una percentuale inferiore del 25%. L'Ecuador ha riformulato la proposta e, nella sua Costituzione recentemente riformata, ha incorporato la parità di genere in tutte le posizioni pubbliche, anche se è evidente che i problemi di attuazione sono enormi. Indubbiamente, un paese pioniere in parità di genere è il Costa Rica. Esisteva già una quota del 40% quando, nel 2009, era stata determinata l'eguaglianza di genere, ponendosi così, insieme alla Bolivia, alla testa dei paesi della regione. Cuba invece è un’anomala e felice eccezione: le donne nel Parlamento Cubano, nella Asamblea Nacional del Poder Popular, da qualche anno, superano di molto il 50%. Il felice risultato cubano è stato raggiunto non grazie alle quote rosa ma grazie a una precisa volontà politica da parte del Governo centrale.







Questa è un'intervista pubblicata il 21-11-2018 alle 23:01 sul giornale del 22 novembre 2018 - 352 letture

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