Prevenire la violenza di genere con la Peer e Media Education

Senigallia 19/11/2018 - Una Rete pubblica (ATS), composta dal Liceo Perticari, l’IIS Padovano, l’I.C. Sanzio di Falconara e l’Assessorato alle Pari Opportunità - Consiglio delle Donne - del Comune di Senigallia, si è costituita per realizzare un progetto di Peer e Media Education sulla violenza di genere.

Il progetto, della durata di un intero anno scolastico e, nelle ultime settimane, avviato al Perticari con la formazione dei docenti delle tre scuole, è un percorso di coinvolgimento dei ragazzi del triennio superiore sul tema della violenza di genere. La formazione dei docenti e dei Peer Educator è stata affidata al Dott. Moreno Marcucci, psicoterapeuta, a cui abbiamo chiesto alcuni approfondimenti.

Dott. Marcucci, qual è l’obiettivo del progetto?
Sia come vittime, colpevoli o spettatori, i giovani sperimenteranno diverse forme di violenza basata sul genere nel corso della loro vita. In molti casi, tutto ciò avrà un impatto significativo sul loro benessere fisico e mentale, sul loro livello di istruzione e sulle loro relazioni. Focalizzare l’attenzione sugli adolescenti non solo mira a prevenire la violenza di genere in questi anni critici formativi, ma può anche riuscire ad arginare la violenza negli anni successivi. I giovanissimi necessitano di sistemi di sostegno e luoghi sicuri per sviluppare degli atteggiamenti positivi nei confronti delle loro relazioni al fine di respingere quei valori e credenze che si basano su comportamenti violenti. A nostro parere questo progetto è essenziale per garantire ai giovani l’opportunità di esplorare l’impatto dei ruoli di genere “rigidi” nei confronti della loro identità e comportamenti, e di sviluppare le conoscenze, le competenze e le attitudini che permetteranno loro di instaurare rapporti sani sulla base dell’uguaglianza e del rispetto.

Quindi, favorire l'acquisizione di modelli relazionali “sani” e “responsabili”…
Esatto! sensibilizzando, da una parte, i giovani accrescendone la consapevolezza in relazione alla tematica della violenza di genere; dall’altra, diffondendo tra i giovani la cultura dei diritti della persona e modelli di relazione basati sul rispetto e l’accoglienza delle diversità. Per questi motivi il punto fondamentale del progetto è perseguire l’innovazione nella promozione di una cultura di genere rivolta ai giovani, coinvolgendo naturalmente le famiglie e gli insegnanti nello sviluppare in modo condiviso azioni sperimentali di sensibilizzazione della collettività.

Perché si è scelto un approccio di Peer Education supportato anche dalle nuove tecnologie?
Anche se le conoscenze della violenza basata sul genere possono essere apprese attraverso l’insegnamento, le competenze e i valori come il rispetto, la comunicazione, l’empatia e il pensiero critico, hanno bisogno di essere comprese attraverso “l’esperienza”. Il programma utilizza una varietà di metodologie divertenti, esperienziali e interattive quali le discussioni di gruppo, giochi di ruolo, brainstorming, scenari che consentono ai partecipanti di apprendere attraverso il “fare” e, allo stesso tempo, sviluppare una proprietà condivisa dei messaggi del progetto.

L’approccio della Peer Education sta crescendo perché da voce ai giovani. Instilla in loro una maggiore fiducia in maniera tale che i loro bisogni, le opinioni e i pareri vengano ascoltati. Con il training di educatori tra pari, i giovani sono in grado di vedere in loro stessi il loro potenziale per diventare dei modelli e responsabili del cambiamento del domani. Hanno la possibilità di vivere un grande senso di realizzazione e possono sviluppare importanti abilità per la vita, tra cui il senso di leadership, la pianificazione, favorire la comunicazione e l’empatia.

Gli approcci dell’educazione tra pari, supportati anche dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), sono inoltre efficaci perché fanno uso di un’influenza tra pari in modo positivo. A differenza dei facilitatori adulti, i peer educator hanno uno “status paritario” rispetto agli altri e possono quindi acquisire più fiducia e credibilità. Hanno meno probabilità di essere visti come una figura autoritaria che “predica” da una posizione di giudizio su come i giovani dovrebbero comportarsi. Hanno dei riferimenti culturali condivisi e parlano la stessa lingua dei partecipanti nelle loro sessioni; insomma, possono capire meglio i loro sentimenti, pensieri ed esperienze. Gli educatori tra pari possono, in definitiva, creare un ambiente, facendo sentire a proprio agio i giovani partecipanti per esplorare questioni delicate come la disuguaglianza di genere e la violenza di genere. Sono anche molto meglio “attrezzati” rispetto ai facilitatori adulti nel conferire una maggiore rilevanza a queste tematiche nella vita dei giovani.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-11-2018 alle 17:36 sul giornale del 20 novembre 2018 - 1417 letture

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