Le notizie che non scriviamo: una favola in riva al mare

4' di lettura Senigallia 18/11/2018 - Era da qualche settimana che sentivo parlare di terza stella al ristorante Uliassi, ma quando di recente ho incontrato Catia e Mauro mi sono ben guardato dal solo sfiorare il discorso. Certe speranze si alimentano in silenzio dentro noi e intanto continuano a crescere. I sogni importanti devono covare sotto la cenere mentre le troppe parole sottraggono energia, e Catia e Mauro sanno usare le parole giuste da sempre.

Catia, Mauro e la loro brigata hanno la stessa consistenza dei piatti meravigliosi che hanno preso forma dentro quella cucina delle meraviglie. Impersonificano una semplicità elegante che non è di facciata e che per questo arriva nel profondo.

La qualità su tutto. Loro sono come la Ferrari o Prada, rappresentano l’Italia di cui il mondo parla e che non è replicabile, in quanto espressione di una unicità che è frutto di magiche alchimie. Penso al territorio. Già, il territorio. Le radici. La propria storia. Queste tre stelle assomigliano molto anche alle nostre colline, al rumore dei barchetti che rientrano in porto e al dialetto senigalliese. Questo cordone ombelicale Catia e Mauro non lo hanno mai reciso. Anzi, con il tempo si è addirittura rafforzato. Da senigalliese, dico con orgoglio che è fantastico sapere che l’Italia che piace al mondo intero transita anche sulla banchina di levante della mia città.

Sempre in tema di territorio, non dimentico Moreno, Mariella e la loro “Madonnina del pescatore”, altro fantastico esempio di genialità gastronomica. Lo straordinario tasso di qualità espresso in sette chilometri di costa da questi due ristoranti, non ha eguali in nessun altro angolo d’Italia e forse del mondo.

Quelle attribuite a Uliassi sono tre stelle di speranza che fanno luce su un’Italia avvolta purtroppo da una coltre di nuvole di pessimismo. Sono tre stelle che splendono nitide dopo anni di sacrifici, perché “il tutto e subito” non porta da nessuna parte. Dico ai più giovani che il successo non transita esclusivamente attraverso i programmi televisivi e Catia e Mauro questo lo hanno sempre saputo. Il successo mediatico è un piatto che spesso ha un retrogusto di plastica, il sapore di Uliassi è invece figlio di una pura autenticità. Quando mi sono recato da Catia o Mauro con degli ospiti, ho sempre cercato di descrivere anticipatamente il viaggio gastronomico che avrebbero intrapreso, ma le mie parole non sono mai arrivate dove giungevano invece i sapori, i colori, i profumi e le composizioni delle portate. Le aspettative già alte venivano puntualmente superate e questo è stato sempre motivo di grande orgoglio.

Qualche settimana fa ho chiesto a Catia e Mauro di concedermi un’intervista incentrata sulla forza del sorriso, perché di sorriso vorrei parlare nelle scuole d’Italia. Il sorriso è un antidoto in grado di contrastare qualsiasi male, compreso il bullismo e ogni forma di vessazione. Il sorriso è lo strumento più importante che possediamo per affrontare la vita. Mauro mi ha detto (sorridendo) queste parole “sai Luca, mamma sin da bambini ci ha insegnato ad accompagnare qualsiasi azione con il sorriso. Se un sorriso è autentico lo comprendi già a sette metri di distanza, questione di energia e di autenticità”. Hai proprio ragione caro Mauro, i vostri piatti contengono anche la forza impalpabile della vostra accoglienza e spendo una parola per chi si muove tra i tuoi tavoli, Ivano su tutti. Loro sono emanazione diretta tua e di Catia. Una volta un importante manager mi disse che ogni azienda assomiglia ai suoi capi. La considero una grande verità. Nel vostro microcosmo stellato esiste una coerenza che va oltre la semplice etichetta. Tre stelle sono la cura maniacale del dettaglio ed anche in questo siete esemplari. Perché sono i dettagli che nella vita ci fanno vincere. C’è differenza tra il fare le cose bene e volerle fare benissimo. In tutto questo ho comunque una certezza, so già che queste tre stelle non rappresentano il traguardo ma la linea di partenza. Un giorno dissi a Mauro una frase che lo colpì molto “ il verbo successo è un participio passato, quel che conta è ciò che succederà”. E allora avanti così, perché al meglio non c’è mai fine.






Questo è un articolo pubblicato il 18-11-2018 alle 10:02 sul giornale del 19 novembre 2018 - 3801 letture

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