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Processo Predieri. Nel giorno delle parti civili Paradisi richiede: "Una pena esemplare per sanare la ferita"

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di Michele Pinto
vivere.me/michelepinto


Alessandro Predieri
"Una pena esemplare: solo così verrà sanata questa ferita aperta nell’ordine sociale e nel cuore delle vittime”. È stata questa la richiesta finale evocata, in modo particolarmente accorato, dall’Avv. Roberto Paradisi, difensore della famiglia Bertolini nel processo per riduzione in schiavitù di tre ragazze nei confronti di Alessandro Predieri, al termine di una requisitoria durata oltre 5 ore.

Nella giornata dedicata alle arringhe finali delle parti civili, gli avvocati Domenico Liso (che difende la giovane ragazza che ha denunciato le violenze e lo stato di soggezione a cui sarebbe stata indotta da Predieri) e Roberto Paradisi hanno ripercorso le fasi del processo e la vita dei protagonisti di questa vicenda che ha scosso la comunità locale (ma non solo, essendosi occupata della vicenda la trasmissione “Chi l’ha visto” con ben sei puntate).

E se l’Avv. Liso ha incentrato la sua requisitoria sul coraggio e sulla linearità drammatica dei racconti della terza presunta vittima del Predieri (in particolare rievocando l’incidente probatorio e attaccando pesantemente la credibilità di alcune testimonianze indicate dalla difesa dell’imputato), l’Avv. Paradisi, anche con l’aiuto di slide e fotografie proiettate, alcune particolarmente suggestive, ha prima messo in risalto quelle che ha definito le infinite contraddizioni di Jessica Bertolini e le sue dichiarazioni (“inverosimili” ha spiegato il legale “come inverosimile è la teoria surreale del complotto”) smentite – secondo la ricostruzione del legale - da testimoni e documenti; poi ha proiettato sulle pareti dell’aula una tavola sinottica con tutte le similitudini delle tre storie vissute da Alessandro Predieri con le presunte vittime.

Paradisi ha messo in relazione le varie lesioni patite dalle ragazze con tanto di certificazioni mediche, i tentativi di suicidio sempre verificatisi con le stesse modalità e nello stesso quadro di degrado della relazione, le dichiarazioni testimoniali relative alle presunte umiliazioni sessuali, i divieti e il taglio cortissimo dei capelli presumibilmente imposti alle ragazze, l’isolamento dalle amiche e dalle rispettive famiglie, l’ossessione del matrimonio ad ogni costo … e altro ancora.

Nell’incipit della sua lunghissima requisitoria (iniziata la mattina e conclusasi dopo le 18) Paradisi aveva evocato un mito greco (quello del pomo della discordia) per spiegare quale possa essere la forza devastante dell’innamoramento ma poi, ha spiegato, “qui vi è stato altro. Vi sono state tecniche precise di manipolazione per indurre in soggezione le ragazze il cui libero arbitrio, alla fine, è stato annullato”. Ed ha spiegato, richiamando la perizia del collegio e la letteratura scientifica: “Si può perdere il senso critico e la libertà di autonoma determinazione anche mantenendo la capacità d intendere e volere. Ed è questo quello che è successo”.

Pesanti le richieste finali quando il legale della famiglia Bertolini, dopo aver anche chiesto l’invio degli atti alla Procura per quattro testimoni chiamati dall’imputato, ha spiegato che non è compito del processo dare una spiegazione definitiva di alcuni fenomeni: “Prendiamo atto che sono accaduti e che il male si è annidato in queste dinamiche” reclamando per le vittime, che attendono giustizia, una pena esemplare. Non sono mancati in aula momenti di commozione sia da parte della giovane vittima che ha deciso di denunciare sia da parte della famiglia Bertolini per la quale Paradisi ha chiesto rispetto definendola una “famiglia perbene” che ha sempre creduto nella giustizia e che non ha mai smesso di sperare di poter riabbracciare la propria figlia.



Alessandro Predieri

Questo è un articolo pubblicato il 14-11-2018 alle 13:16 sul giornale del 15 novembre 2018 - 1558 letture