L'Opera Pia sul caso Fatima: "Non siamo razzisti e il rapporto di lavoro non è mai stato chiuso"

04/05/2018 - L'Opera Pia Mastai Ferretti respinge al mittente le accuse di razzismo lanciate da Fatima Sy, la 40enne di origini senegalese ma da 15 anni in Italia, che ha lamentato di non essere stata presa a lavorare all'interno della casa di riposo a seguito di alcune frasi dette da anziani in merito al colore della sua pelle.

Dopo lo sfogo di Fatima, che ha suscitato l'attenzione dei media nazionali, l'Amministrazione dell'Opera Pia e la Cooperativa "Progetto Solidarietà" che gestisce parte del personale della struttura fanno chiarezza su quanto accaduto. "L'Opera Pia Mastai Ferretti non ci sta ad essere etichettata come razzista -afferma il presidente Mario Vichi- la nostra prima priorità è la tutela degli anziani che viene prima di tutto. Anzitutto chi viene a lavorare da noi è avvertito che deve accettare anche gli insulti perchè putroppo gli anziani sono spesso affetti da patologie, anche gravi, che non consentono loro di esprimersi con lucidità. Parliamo di demenza senile e Alzheimer, solo per citare i casi meno gravi. La prima cosa che diciamo al personale è che deve essere pronto a frasi poco piacevoli perchè purtroppo il servizio all'anziano malato è anche questo e gli anziani vanno tutelati prima di tutto. La nostra struttura ospita 280 anzinai, di cui 240 non autosufficienti e di questi circa 80 sono affetti da Alzheimer. I nostri dipendenti provengono anche da Tunisia, Nigeria, Albania, Perù e India. Le assistenze private sono svolte tutte donne straniere. Da vent’anni a questa parte non abbiamo mai avuto episodi di razzismo e al contrario assistiamo ad una bella integrazione anche fra dipendenti. Come si può quindi parlare di razzismo?".

Oltre a ribadire che frasi offensive dette da anziani non nelle piene facoltà mentali non possono essere considerate atti di razzismo, nel caso del rapporto di lavoro "interrotto" con Fatima, la Cooperativa Progetto Solidarietà fa chiarezza sulla dinamica. La Cooperativa svolge un servizio di reperimento di personale a tempo determinato per l'Opera Pia, per coprire soprattutto turnazioni.

"Avevamo proposto a Fatima un contratto a termine per una sostituzione limitatamente ai mesi di maggio e giugno -spiega la direttrice della Cooperativa Paola Fabri- prima di iniziare però, non avendo avuto esperienze in strutture ma solo di assistenza domiciliare, abbiamo chiesto a Fatima di fare tre giorni di prova, semplicemente affiancandosi ad altre operatrici per vedere come si svolgeva il lavoro. In questo lasso di tempo mi sono stati fatti presenti un paio di commenti poco piacevoli da parte di alcuni anziani sul colore della pelle di Fatima. A quel punto, e per un nostro eccesso di zelo nel voler tutelare Fatima, le abbiamo chiesto se preferiva svolgere lo stesso lavoro in una delle altre strutture che gestiamo (entrambe a Senigallia). Eravamo in attesa di una risposta anche perchè nel frattempo la coordinatrice del personale era in ferie. Poi la doccia fredda che abbiamo appreso dai giornali. Fatima non si è mai lamentata con noi e per questo leggere queste accuse ci ha lasciato attoniti e dispiaciuti. Per di più non c'è stato nessun licenziamento. Eravamo al punto di una risposta da lei. Risposta che abbiamo letto sui giornali. Non ci ha detto nè che voleva restare all'Opera Pia nè che voleva essere spostata".

Un equivoco per l'Opera Pia, mentre Fatima rilancia. "Io ho capito bene, non mi hanno più voluta -insiste Fatima- ho bisogno di soldi, di lavorare. Ho fatto questa denuncia perchè sono stanca di essere discriminata. Ora vediamo cosa succederà". In realtà la Cooperativa si è detta ancora disponibile a ridiscutere la collaborazione anche se l'episodio ha, ovviamente, "incrinato il rapporto di fiducia che si era instaurato nei confronti della donna". Un confronto tra la Cooperativa e Fatima è stato fissato per il prossimo 10 maggio.







Questo è un articolo pubblicato il 04-05-2018 alle 16:01 sul giornale del 05 maggio 2018 - 4969 letture

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