Arcevia: Parco Gola della Rossa: il Pd solo contro tutti

19/12/2017 - Sul tema della revisione della governance del Parco della Gola della Rossa e di Frasassi si sta giocando una partita inedita che vede il PD sfidare il resto del mondo. In questa partita il PD della Zona Montana, capeggiato dall’ex Presidente ed ex Commissario del Parco medesimo, si sta arrogando il ruolo di decisore unico e unico detentore delle sorti del territorio.

Il tutto viene condotto contro le volontà dei sindaci, almeno in parte, della comunità e delle associazioni ambientaliste che, in pieno stile PD, vengono trattate come elemento di fastidio. Nel condurre tale battaglia solitaria producono, a profusione, comunicati pregni di voli pindarici, arrampicate sugli specchi (il fatto che il salvataggio in extremis dell’Unione Montana sia avvenuta al solo scopo di poter continuare a gestire il Parco non è una mia invenzione ma mi è stato confermato da sindaci presenti all’epoca) e vigliaccheria della peggior specie nel momento in cui lanciano l’accusa di voler difendere interessi personali senza avere il coraggio di specificare né di indirizzarla facendo nomi e cognomi. Leggendo i loro proclama risulta del tutto evidente una cosa che appare chiara ormai da tempo: hanno perso del tutto il contatto con la realtà e con il sentire comune dei cittadini.

A forza di riunirsi tra di loro per discutere a porte chiuse del futuro del territorio secondo PD, hanno perso il polso della situazione; non si spiega altrimenti come possano affermare che nel tempo si è lavorato per far radicare il Parco nel territorio. Vadano a chiedere ai cittadini che abitano all’interno del territorio del Parco cosa ne pensano. Nei loro comunicati si fanno portavoce del malessere dei sindaci di Arcevia e Genga senza che gli stessi si siano mai espressi pubblicamente in proposito. Nel farlo, oltretutto, denunciano il malfunzionamento degli organi preposti alla promozione della partecipazione di tutti i sindaci dei comuni del Parco dimenticando, o credendo di far dimenticare ai lettori, che tali organi fino a qualche mese fa erano malgestiti proprio da esponenti del PD…una sorta di autodenuncia di inefficienza involontaria. Arrivano perfino a puntare il dito sulla scelta del Presidente dell’Unione Montana che, una volta tanto non è espressione del loro partito, e non più nemmeno espressione del comune di Fabriano che qualcuno vorrebbe capofila di qualsiasi cosa a prescindere, come se fosse atto dovuto. E’ interessante inoltre il passaggio in cui dichiarano “Innanzitutto riteniamo di dover rivendicare, e ricordare a chi oggi sembra smemorato o sia stato all’epoca dei fatti molto giovane, l’azione convinta, determinata e determinante DA NOI SVOLTA, sul piano politico ed amministrativo, sia per la nascita del Parco (20 anni fa…) e poi per il suo radicamento e la sua crescita quantitativa e qualitativa.” .

E’ questo il punto ed è con questo passaggio che scoprono le carte mettendosi a nudo: tutta l’operazione è una mera questione politica e di appartenenza. Quel “da noi svolta” dimostra come il Parco venga visto e vissuto da loro come una creatura politica di partito che si sono visti sottrarre. Questi ultimi due punti racchiudono tutto il succo della questione. Come ha ben scritto un cittadino commentando un loro precedente comunicato: “vogliono sedersi su poltrone che non gli appartengono più”. Sono stati due i fattori che hanno scatenato questa volontà di cambiare le carte in tavola: le elezioni perse a Fabriano e la nomina del sindaco di Sassoferrato come Presidente dell’Unione Montana e contestuale perdita di rappresentanza all’interno della Giunta dell’Ente. Tutto il resto sono tentativi di giustificare un intervento scomposto e che non fanno altro che peggiorare la loro situazione. E l’accelerazione degli ultimi mesi dimostra il disagio di fronte ai successi che sta ottenendo la nuova amministrazione dell’Ente e la volontà di intervenire prima che sia troppo tardi, ossia prima che diventi ancora più difficile riuscire a giustificare una iniziativa di questo tipo. Finalmente, a detta degli operatori e di tutti i soggetti interessati e coinvolti, il Parco sta cambiando pelle. E’ stato messo al centro dell’agenda politica e delle iniziative che vengono organizzate nei comuni che lo formano e anche di quelli oltre confine. Sono state gettate le basi per collaborazioni e sinergie. I sindaci vengono coinvolti e ascoltati senza essere costretti ad accettare obtorto collo progetti che vengono calati dall’alto sui loro territori solo perché “ci sono i soldi”, senza valutarne la necessità o l’utilità

. Vorrei ricordarne solo tre che negli ultimi anni hanno avuto lo stesso destino: l’anfiteatro realizzato lungo le sponde dell’Esino in territorio del comune di Serra San Quirico e spazzato via il giorno dopo l’inaugurazione da una piena del fiume, la green way nel comune di Genga lungo il Sentino, spazzata via anch’essa dalla piena del fiume e la pista ciclabile, sempre in territorio di Genga, lungo il fiume Esino che…indovinate un po’ che fine ha fatto? Questo è il modello virtuoso di gestione che oggi il PD viene a sbandierare. In questi pochi mesi ho capito quanto sia importante la guida politica dell’Ente e quanto le azioni che vengono intraprese dipendano principalmente dalla volontà di chi amministra. Io credo fermamente che ci sia un modo diverso di gestire le risorse e i rapporti con il territorio. La strada intrapresa di valorizzazione dei prodotti del territorio e delle piccole realtà produttive sta avendo successo e viene apprezzata, così come sta funzionando il tentativo di esportare il nome dell’area protetta fuori territorio attraverso la produzione e la vendita di prodotti con il simbolo del Parco.

Chi si relaziona con l’Ente percepisce un entusiasmo diverso e una progettualità inedita. Ricordo, infine, che è piena facoltà del consiglio comunale decidere se rimanere o meno all’interno dell’Unione Montana e che, in passato, la permanenza all’interno di questo Ente fu decisa a maggioranza dalla coalizione guidata dal PD con le minoranze che uscirono dall’aula in forma di protesta per assenza di documentazione necessaria per poter prendere una decisione serena e consapevole e verso un percorso affrettato imposto dallo stesso PD. Da parte mia rimane comunque la consapevolezza della bontà del lavoro che stiamo svolgendo e, se necessario, mi metterò in disparte a osservare il percorso che porterà il PD a schiantarsi inesorabilmente e fragorosamente contro un muro.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-12-2017 alle 19:12 sul giornale del 20 dicembre 2017 - 908 letture

In questo articolo si parla di arcevia, politica, fabriano, Comune di Fabriano

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aP4B





logoEV