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comunicato stampa

Il caso Moustaphà: quando la legge produce illegalità

4' di lettura
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da Spazio Occupato Arvultùra

Mercoledì scorso, dopo il lavoro, ho deciso di fare un salto in spiaggia. Una volta arrivato, neanche il tempo di togliermi la maglietta che sento delle urla disperate che chiedono aiuto. Vado a vedere di cosa si tratta e trovo Moustaphà in riva al mare aggrappato al suo carretto dei costumi attorniato da un capannello di bagnanti e da due vigilesse.

Chi è Moustaphà Mohriz? Moustaphà è un pezzo di storia della spiaggia di Ponente. Esercita infatti là il suo mestiere di venditore ambulante di costumi dal lontano 1997. Sempre con regolare permesso, con tanto di multa di 500 € sul groppone pagata lo scorso anno perché il suo carretto era di alcuni cm più alto della norma!! Uno che conosce e saluta per nome ogni singolo bagnino, bagnante e lavoratore di qualsiasi risma (forze dell’ordine incluse, ovviamente!).

Moustaphà è regolare cittadino italiano ma l’altro giorno era disperato ed urlava la sua rabbia contro due dei rappresentanti di questo stato. Neanche una settimana fa, infatti, gli avevano già sequestrato un carrello con tutta la merce notificandogli un verbale di ben cinquemila euro! A distanza di pochi giorni la scena si stava ripetendo sotto i miei occhi. Alle mie richieste di chiarimento le vigilesse hanno risposto che Moustaphà quest’anno non ha il permesso e quindi lì non poteva stare e, di conseguenza, gli stavano sequestrando anche il secondo baracchino.

Moustphà gridava: “aiuto”, “così mi rovinate” e “volete costringermi ad andare a rubare!”. A quel punto ho tentato di trovare una mediazione con le vigilesse, anche sperando nella “pressione” della folla che mi aspettavo schierata in difesa dello storico ambulante. Niente di più sbagliato. Dal capannello di gente un coro di: “se non ha il permesso se ne deve andare”, “gli sta bene” e “io pago le tasse e tutti dobbiamo rispettare la legge” conditi con i più classici: “avete stancato, tornatevene a casa vostra”. In un lampo è arrivata la polizia (con i poveri cristi sempre veloce e puntuale) e in definitiva abbiamo dovuto mollare il carrello e lasciare che lo sequestrassero.

Nei giorni successivi ho voluto approfondire la questione. E’ vero, quest’anno Moustaphà non è in regola con i permessi. Non può esserlo, perché è stato introdotto un comma nel regolamento comunale (all’interno della delibera del Consiglio Comunale N° CC/2016/21 del 24 febbraio 2016) che quest’anno non gli consente più di intestare la sua piccola attività al figlio maggiore. Per motivi di vecchi contenziosi legati al suo primo lavoro in Italia, lui non può infatti intestare a se stesso l’attività e, stando così le cose, a causa di quel comma, non può più esercitare il mestiere che onestamente sfama lui e la sua famiglia da vent’anni.

Nei giorni successivi gli chiedo di raccontarmi la sua storia e Moustaphà gentilmente mi mostra tutta la documentazione compresa la lettera che ha inviato al Sindaco per chiedergli la possibilità di derogare la norma approvata dalla giunta. “Per mantenere i miei due figli piccoli che vanno a scuola io, durante l’estate, faccio l’ambulante e spesso dormo in spiaggia perché non posso permettermi un’altra sistemazione”. Moustaphà abita infatti a Foligno e dal ‘97 ha scelto Senigallia come suo luogo di lavoro estivo. “Non capisco tanto accanimento nei miei confronti”. In effetti la vicenda sembra strana.

Due sequestri in una settimana ad un ambulante “storico” che momentaneamente non ha il permesso ed è in attesa di capire come superare un banale ostacolo burocratico. Che non stia simpatico a qualcuno? Ma le vere considerazioni sono altre. Mi domando, ma davvero in questi tempi tristi di stragi insensate, guerre, migrazioni disperate sono riusciti a convincerci che il nostro nemico principale è l’ultimo della catena sociale, il più povero? Davvero la ragione ci ha abbandonato per lasciare il posto alla ferocia verso chi non ha la forza per difendersi? Davvero pensiamo che il rispetto sacrale di un banale regolamento valga di più che consentire ad un essere umano di continuare ad avere un minimo di dignità?

Per di più in un paese dove le leggi vengono imposte con la forza ad alcuni ed invece interpretate per chi conta. Dove corruzione, evasione e grande criminalità la fanno da padrone in ogni settore. Quindi chi è davvero illegale? Come Spazio Comune Autogestito Arvultùra appoggiamo con forza le sue richieste di trovare una via d’uscita dalle pastoie burocratiche che lo inchiodano e soprattutto che gli venga restituita la merce sequestrata e bloccate le due abnormi sanzioni pecuniarie elevategli, francamente spropositate.

Nell’attesa che la ratio ritorni a chiarirci quale è la vera battaglia da combattere, cioè quella alla povertà e non certo ai poveri, dall’esperienza di un nostro attivista facciamo “nostro” il “caso” di Moustaphà. Continueremo a seguire questa piccola ma emblematica vicenda di cui siamo stati involontari testimoni e di cui saremo determinati partecipanti ove fosse necessario.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-07-2016 alle 11:30 sul giornale del 29 luglio 2016 - 2145 letture