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Misa: il fiume sicuro

Fiume Misa 3' di lettura Senigallia 25/10/2014 - Prosegue la riflessione paesaggistico ambientale scritta da Paolo Landi sul Fiume Misa articolata in più pubblicazioni. La seconda riguarda il "Fiume sicuro".

Mettere in sicurezza il fiume da eventi eccezionali è possibile e non utopistico come sostenuto anche da alcuni esperti. Gli interventi frammentati di riparazione e ripristino specifici dei danni alluvionali avvalorano l’alternativa più pessimistica perché, per limitazione mentale, non si è mai pensato ad un progetto strategico globale per la regimazione idraulica. Questo andrebbe impostato in modo sinergico con obiettivi che vanno oltre la difesa dal solo rischio alluvionale, prevenendo anche emergenze di segno opposto conservando e stoccando acqua come risorsa per eventuali periodi di siccità e puntando, al di fuori di una scontata valorizzazione ambientale, sull’innovazione di attività produttive, turistiche e per il tempo libero da impostarsi sfruttando le opportunità fornite dalle nuove e necessarie opere infrastrutturali.

E’ un progetto di squadra da costruire con la contribuzione di diverse studi specialistici, possibilmente elaborati e coordinati dalle università del territorio alla ricerca delle soluzioni specifiche più appropriate assemblate in una risultanza unica, congruente e armonica finalizzata a un obiettivo omnicomprensivo che prioritariamente presta, però, la maggiore attenzione a una difesa da contrapporre ad eventi ancora più violenti di quelli dello scorso maggio, senza conseguenze sul territorio. Si dovrà intervenire su due diversi fronti, il primo strutturale che, con nuovi invasi, servirà a stemperare e a ridurre i picchi di piena con l’aumentata capacità di contenimento e con una diluizione su una maggiore estensione temporale e il secondo manutentivo orientato a controllare il regolare deflusso con una costante sorveglianza. Nel primo caso l’unico tentativo di pianificazione impostato ha riguardato esclusivamente il progetto datato, più volte modificato, contestato e mai realizzato delle vasche di espansione. I limiti di queste sono dovuti, oltre ad una utilizzazione sporadica nelle sole situazione di emergenza, a una non garantita efficienza a fronte anche di un sostanzioso impegno economico.

Diverso è prevedere dei bacini permanenti, collegati e distribuiti in serie lungo il percorso fluviale, con saracinesche di immissione e uscita che formano un sistema diffuso di riassetto delle portate, con variazioni di livello programmabili per gestire un deflusso a mare più costante. Sul fronte della manutenzione è venuta meno l’azione di controllo per una confusa attribuzione delle competenza e per le carenze di fondi e di personale. Per monitorare in futuro le vulnerabilità, in particolare la consistenza degli argini, il rischio della formazione di parate vegetali e il sollevamento dell’alveo, bisognerà ricorrere al contratto di fiume un ‘istituzione nuova in Italia ma che ha già dato eccellenti risultanze all’estero. Questa è una sorta di condominio degli utenti del fiume che va dalle amministrazioni dei comuni ricadenti nel bacino, agli agricoltori frontalieri, a imprenditori e a comuni cittadini volontari che garantiscono l’efficienza del sistema in contropartita di un loro profitto con servizi come il prelievo di ghiaia o il taglio della legna e che si coordinano tra loro per attribuirsi ruoli e decidere azioni e buone pratiche senza partire da una condizione a priori codificata. Nel seguito tratteremo la localizzazione dei nuovi invasi






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-10-2014 alle 16:16 sul giornale del 27 ottobre 2014 - 915 letture

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