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Fiume Misa: la questione idraulica

4' di lettura Senigallia 19/10/2014 - Inizia oggi una riflessione paesaggistico ambientale scritta da Paolo Landi sul Fiume Misa articolata in più pubblicazioni. La prima riguarda la "Questione idraulica".

L’attenzione al fiume generata dall’alluvione di maggio con la formazione di comitati cittadini e commissioni di accertamento su cause ed eventuali responsabilità ha prodotto anche una serie di considerazioni, poco incoraggianti, evidenziate dai diversi incontri pubblici con la partecipazione di esperti. Si sostiene che con una miglior pulizia e controllo degli argini, eventuali vasche di espansione e ripristino della quota d’alveo originaria si sarebbero ridotte, ma non scongiurate, le conseguenze di un evento così violento che ha la sfortuna di confinarsi in un bacino idrografico, quello del misa, relativamente modesto, dove è difficile dilatare i tempi di corrivazione delle acque con la conseguenza che non esistono, secondo queste ipotesi, certezze assolute per il futuro che escludano il ripetersi di simili eventi calamitosi, anche attivando adeguati interventi per la mitigazione dei rischi, nè serve giocare in difesa con la doverosa inclusione nel P.A.I. (piano di assetto idrogeologico) delle aree finora escluse ma toccate dall’evento, in quanto sono ormai praticamente inesistenti gli spazi edificabili residui rispetto al costruito.

Si può comunque ricreare un po’ d’ottimismo rimettendo parzialmente in discussione alcune conclusioni, perlomeno su alcuni punti non completamente condivisibili, in particolare si è affermato che la presenza delle pile dei ponti diminuisce la portata del fiume, in contrasto con il principio di conservazione della massa che asserisce che per un fluido canalizzato le restrizioni sono compensate dall’incremento di velocità, senza conseguenza sulla portata che rimane costante. Ciò lo si poteva verificare osservando il livello di piena identico, prima e dopo i ponti della statale e della ferrovia, nonostante il forte restringimento a valle della superficie della sezione idraulica di oltre i 2/3, di gran lunga più consistente di quello pertinente al solo ingombro delle pile. Cosa diversa è invece l’effetto prodotto dagli sbarramenti. L’ostruzione da parte della vegetazione è stato sicuramente la causa principale dell’innalzamento del livello di piena con le relative rotture in prossimità di Borgo Bicchia, dove l’argine destro è più basso di quello di sinistra di ben 2 metri e mezzo.

L’esondazione principale è avvenuta dove è in assoluto più alto il rischio di vulnerabilità per tutta la città, sarebbe stato meno devastante l’allagamento a valle nel centro storico. Ma nessuno si era mai accorto, in cento anni dalla costruzione degli argini, della differenza di livello tra gli stessi, quindi se si volesse attribuire la responsabilità dell’evento a qualcuno, credo che questa si sarebbe dovuta spalmare su tutti in un secolo di storia. Esiste invece un secondo tipo di sbarramento alla foce, apparentemente meno controllabile, prodotto dal mare che spesso oppone resistenza al deflusso. Questo fenomeno, più di altri, condiziona il rischio esondazione contrapponendo a un medesimo evento di precipitazioni intensive capacità di smaltimento variabili da 600/700 metri cubi al secondo in condizioni ottimali di mare calmo e bassa marea a meno di 300 in condizione di mare agitato da levante.

Serve una soluzione che garantisca sempre la massima capacità di deflusso indipendentemente dalle condizioni del mare. Andando a ritroso sull’evento di maggio, si è osservato, nel colmo di piena, il fiume a raso delle banchine di contenimento del canale, mentre all’interno delle darsene il livello dell’acqua era normale e molto al di sotto, ciò significa che si può ottenere il deflusso costante, nelle situazioni di criticità con uno scarico della piena anche all’interno del porto, attraverso un varco scolmatore da ripristinare. Di fatto del vecchio ingresso chiuso del porto rimane solo una modesta e insufficente saracinesca (ma è stata poi aperta?), perché nessuno si pose il problema di mantenere quel canale per un’azione sussidiaria a favore dello smaltimento delle piene ?. Nella prossimo seguito affronteremo il problema di una proposta innovativa per la messa in sicurezza del fiume.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-10-2014 alle 10:12 sul giornale del 20 ottobre 2014 - 1554 letture

In questo articolo si parla di attualità, Paolo Landi

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