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comunicato stampa

Paradisi: 'Amati, Il preside che ci insegnò il segreto dei classici'

3' di lettura
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da Roberto Paradisi
avvocato

giuseppe amati
Ero ginnasiale quando il preside Amati accolse tutti gli studenti, il primo giorno di scuola, nella storica Aula Magna di Palazzo Gherardi.

Ricordo perfettamente le sue parole rassicuranti soprattutto nei confronti di noi “matricole” che entravamo spaesati in quel palazzo austero e carico di suggestioni: “Sarò il preside di voi studenti, prima ancora che dei vostri professori. Per qualsiasi problema la porta della presidenza sarà sempre aperta”. Fu così. Quella porta la spalancò, al limite della complicità stessa con gli studenti di cui ricordava ogni nome e ogni volto. Fu in effetti il preside degli studenti (tra noi lo chiamavamo semplicemente “Peppe”, tanto lo sentivamo vicino) e più di una volta, nei consigli di classe, alzò la voce per contenere le tentazioni punitive di alcuni docenti.

Fu il grande preside del Giubileo, che gestì come un condottiero sul campo seguendo passo dopo passo ogni iniziativa. Fu il preside “amico” e autorevole, giusto e rigoroso. Ricordo lunghe chiacchierate in presidenza, sotto il tricolore del “Regio Liceo” che aveva voluto nella sua stanza, cordiali e illuminanti. Fu il preside della difesa ad oltranza della cultura classica e del liceo “Perticari”. Lo definì “un bastione proteso nel deserto dei tartari” e combatté i “tartari” che volevano destrutturare quella roccaforte di cultura e tradizione. Sua fu la prima firma per salvare Palazzo Gherardi quando la scuola fu fatta traslocare in fretta e furia dalla sua storica sede. Ci insegnò, con parole che sono rimaste scolpite nell’anima di ognuno di noi, la sconvolgete attualità dei classici.

“E’ nostro, di oggi – scrisse nella presentazione del libro del giubileo del “Perticari” - il dramma di Ulisse … nostra l’ira e il pianto di Achille, nostro lo strazio di Andromaca, nostra la pena esistenziale di Lucrezio, di Virgilio, di Seneca …”. Nostro oggi è l’insegnamento del nostro preside “Peppe”. Il quale, fino a pochi mesi fa, tornava a ricordarmi con la lucidità negli occhi, quella che per lui fu la visita più inaspettata e gradita. Fu nell’agosto del 1988. Per Amati era l’ultimo giorno di scuola da preside prima della pensione. In una giornata torrida, con il liceo vuoto, entrammo in presidenza in una decina, una rappresentanza degli studenti. Lo salutammo grati per quello che aveva fatto per noi e per il liceo. E lo “scortammo” verso il meritato riposo.

Con lo stupore negli occhi ci abbracciò uno per uno e si commosse. Forse, in quel giorno di malinconica e burocratica solitudine in cui i ricordi di una vita dedicata alla scuola scorrono impietosi, aveva per un attimo temuto che la sua traccia potesse essere dimenticata. Era ed è viva ed indelebile, oggi come ieri. Mi piace pensare, per dirla con Platone che il nostro preside amava, che l’anima pura e sobria del nostro “generale” abbia ora incontrato gli dei che gli sono guida e compagni eterni di viaggio. Come lui lo è stato per noi.



giuseppe amati

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-06-2014 alle 16:32 sul giornale del 13 giugno 2014 - 1168 letture