Calcio: Pizzi sulla Vigor, 'Occorre un passo indietro di chi ha portato la società alla situazione attuale'

paolo pizzi Senigallia 12/06/2013 - Paolo Pizzi, ex Segretario Amministrativo e Direttore Generale della Vigor Senigallia dal 1989 al 1995, fa una riflessione sul difficile momento che sta attraversando la storica società rossoblu.

La situazione economica in Italia è conosciuta da tutti e pesa su tutti.
In queste condizioni è difficile per un imprenditore contribuire alla vita di una società sportiva.
Anche un contributo di mille euro diventa un problema per chi poi deve ritardare un pagamento o le paghe degli operai anche di un solo giorno.
Inoltre a Senigallia è quasi assente un tessuto industriale diffuso presente invece in altre città come la nostra.
D’altra parte la crisi economica si riflette pesantemente su tutto il mondo sportivo in tutta Italia, dalla pallacanestro alla pallavolo, dal ciclismo al calcio e in tutte le altre attività sportive.
D’altro cantola Vigor Senigalliaha una tradizione sportiva che va rispettata da parte di tutti.
Che piaccia o no è parte importante della storia di Senigallia, invidie, gelosie e rancori andrebbero messi da una parte.
Perché parlare di Vigor oggi con i tanti problemi che ci sono?
Tutti gli sport hanno un ruolo nel sostenere le famiglie per l’educazione dei bambini e degli adolescenti.

In questi giorni si moltiplicano le attenzioni sulla situazione della Vigor.
1) – Pare di capire che nella Società vi sia una fuga dai livelli dirigenziali e che il Presidente sia quasi solo.
2) – Pare di capire che nessuno abbia intenzione di aiutare l’attuale dirigenza nella gestione della società.
3) – Pare di capire che il prossimo campionato verrà disputato con una disponibilità vicina allo zero.
4) – Pare di capire che la gestione dei campi non sia una cosa utile alla Società.
5) – Pare di capire che sia necessaria la presenza di alcuni sostenitori che contribuiscano con sette ottomila euro all’anno.
6) – Pare di capire che la gestione attuale si faccia carico della situazione pregressa.

Se queste premesse sono corrette si pongono alcune domande:
1) – Per quale ragione i soci si sono allontanati e si stanno allontanando?
2) – Se non ci sono nuovi sostenitori che entrano in società nei termini richiesti, che senso ha iscrivere la squadra?
Sicuramente non c’è la possibilità di decurtazione dei costi rispetto al dicembre scorso in quanto i collaboratori, i tecnici e i ragazzi che giocano già hanno dato e ancora danno una prova di grande sensibilità e di profondo attaccamento ai colori rossoblù.
3) – Secondo alcuni ex collaboratori e dirigenti della Società esistono situazioni debitorie ineludibili per chiunque voglia gestire la società.

Si domanda: se si vuole fare una squadra con retrocessione garantita come si pensa di fare fronte a queste pendenze?
Tanto più se l’attuale dirigenza intende garantire la copertura delle situazioni pregresse.
Sulla stampa si è sentito parlare di cinque, sei sostenitori da sette, ottomila euro. Con quali prospettive è difficile da vedere.
I soldi non ci sono, c’è la crisi.
Forse è il caso di tentare di percorrere strade nuove.
Occorre un passo indietro di chi ha portato la società alla situazione attuale.
Possono forse diventare eroi o salvatori della patria gli attuali dirigenti nelle condizioni che si sono create?
Oppure, devono sentirsi condannati ai “lavori forzati”?
Certo, vanno rispettate le situazioni personali soprattutto dal punto di vista umano.
Non si può pensare di costruire qualcosa sulle disgrazie altrui. Sarebbe ignobile sotto tutti i punti di vista.
Il pescecane speculatore non è persona gradita.
La gestione dei campi, la realizzazione del campo in sintetico alle Saline sono ulteriori argomenti da approfondire.
Parlare di appoggi economici contenuti e limitati è solo un accanimento su un soggetto in agonia.

Prima di dire che la città è indifferente bisognerebbe capire il perché.
Non è una novità, non è la prima volta.
Una gestione della crisi all’interno di poche stanze senza il coinvolgimento dell’opinione pubblica e degli sportivi ha poche possibilità di successo.
Il rapporto con la città dovrebbe essere ricostruito dalle fondamenta, invece si leggono solo appelli sui giornali che naturalmente cadono nel vuoto.
Eppure la domenica della partita che ha sancito il ritorno in Eccellenza della Vigor c’erano oltre mille spettatori allo Stadio.
Nessuno deve pensare a operazioni speculative su nessun versante, ma nuovi percorsi possono essere tentati se liberi da condizionamenti del passato.

Credo che queste riflessioni debbano essere considerate una forma di rispetto verso tutti coloro che a questa gloriosa Società hanno dedicato, energie, tempo e denaro.
Spero che non si voglia percorrere la via della polemica ma si intenda invece consentire una inversione di rotta alla società più antica di Senigallia.

Una Vigor con retrocessioni a catena avrebbe nomi e cognomi ben precisi.

Questo scempio farebbe rivoltare nella tomba molti vigorini.
Nessuno ha la bacchetta magica ma ognuno ha la possibilità di tentare di salvare un pezzo di storia della Città.
La crisi dovrebbe fare ragionare tutti in maniera un po’ diversa.

Spero che queste righe siano inutili in quanto superata la fase di crisi.





Questo è un articolo pubblicato il 12-06-2013 alle 16:31 sul giornale del 13 giugno 2013 - 1096 letture

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