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Serra de' Conti: monastero delle Clarisse, 'Salvare almeno la memoria storica'

monastero serra de' conti 3' di lettura 22/05/2013 - La chiusura definitiva del monastero di clausura femminile di S. Maria Maddalena di Serra de’ Conti decretata dalle autorità religiose è l’epilogo, forse prevedibile, di una vicenda circondata fino all’ultimo da una cortina di impenetrabile e incomprensibile riservatezza, che ha lasciato sorpresa e amarezza in paese.

La storia secolare di questa istituzione si è sempre intrecciata fin dalla sua prima fondazione, risalente al sec. XIV, con la storia della comunità locale, non solo sotto l’aspetto strettamente religioso, ma anche sul piano delle relazioni umane, favorite dall’attività artigianale e assistenziale svolta a lungo dalle religiose anche a favore della popolazione. Di questa storia da ampia testimonianza la documentazione materiale raccolta nel “Museo delle Arti Monastiche”.

Il paese ha sempre tenuto in gran conto la presenza delle religiose francescane e in più occasioni l’ha difesa e sostenuta con vigore, sia quando si è trattato di rifondare il monastero nella seconda metà del ‘500 dopo quasi un secolo di chiusura, sia quando tutta la popolazione è insorta contro il provvedimento vescovile che già nel 1822 voleva trasferire le monache ad Arcevia, sia quando ne ha richiesto la rinascita dopo le soppressioni postunitarie, sia infine in tempi più recenti quando il comune si è adoperato ripetutamente per il consolidamento e il restauro del monumentale edificio monastico e dell’artistica chiesa.

Di fronte a quest’ultima vicenda invece, il lento svuotamento, l’abbandono e il silenzio delle gerarchie religiose, le reazioni sono state più di sorpresa e di dubbio che di fermezza e non si è potuto o saputo agire con sufficienti convinzione e decisione contro la sua chiusura, quasi fosse data per scontata. Va anche detto però che da parte delle autorità religiose non si è mai manifestata una disponibilità al confronto per la ricerca di una soluzione più accettabile.

A questo punto non resta che gestire il dopo, evitando che tutto si risolva in una semplice operazione immobiliare, senza tener conto delle prospettive del Museo delle Arti Monastiche e del destino del patrimonio materiale, documentario e artistico contenuto all’interno dell’edificio, una preziosa testimonianza dei rapporti secolari della comunità monastica con il paese. Ci riferiamo all’archivio storico, culturalmente collegato al museo e al contesto sociale che lo ha prodotto; alle opere della quadreria di tema religioso e devozionale, provenienti in parte anche da donazioni di famiglie eminenti del territorio; agli arredi sacri, fra cui i famosi candelabri monumentali, dono della famiglia dei marchesi Honorati, e a quanto altro strettamente legato all’identità stessa del monastero e privo di significato e valore al di fuori del suo contesto storico.

Altrettanto preoccupante è l’incerto destino dell’edificio monastico, un vero e proprio monumento storico, edificato oltretutto per concessione della comunità su un bastione delle mura castellane e oggi parte integrante ed elemento identitario del centro storico: lo stesso skyline del paese sarebbe inconcepibile senza la sua mole. Non può quindi essere oggetto di una destinazione che ne snaturerebbe l’identità e finirebbe per alterarne inevitabilmente l’architettura.

La soluzione non è facile. Ma una maggiore collaborazione fra autorità religiose e laiche, perseguita senza precipitazione, sarebbe oltre che auspicabile doverosa e potrebbe per lo meno portare ad una soluzione condivisa.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-05-2013 alle 17:47 sul giornale del 23 maggio 2013 - 1186 letture

In questo articolo si parla di attualità, Italia Nostra - Senigallia, Serra de’ Conti

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