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Giacchella: 'Figli di un Dio minore? Quale crescita, quale futuro, quale lavoro?'

Economia 6' di lettura Senigallia 03/05/2013 - La legge di Stabilità 2013 (L. 24 dicembre 2012 n. 228) non ha prorogato la previsione contenuta nel 1° comma dell'art. 4 della legge 236/93 che permetteva ai lavoratori licenziati in forma individuale per “giustificato motivo oggettivo” da aziende con meno di 15 dipendenti, l'iscrizione nelle liste di mobilità.

L'effetto più grave di tale mancata previsione è da ricondurre al mancato rifinanziamento degli sgravi contributivi connessi all'iscrizione nella lista con la conseguenza che dal 1 gennaio 2013 le aziende che assumeranno tali lavoratori non godranno di nessuna agevolazione contributiva. Conseguentemente a ciò dal 1 gennaio 2013: - non è più possibile iscrivere nella lista di mobilità i lavoratori licenziati in forma individuale ex L. 236/93, mentre continueranno ad essere iscritti i lavoratori coinvolti in procedure di licenziamenti collettivi, ex L. 223/91; - gli incentivi all'assunzione o legati alla proroga o alla trasformazione a tempo indeterminato di contratti a termine in atto, non essendo stati rifinanziati, non saranno più applicabili ai lavoratori L. 236/93 iscritti regolarmente in mobilità negli anni precedenti al 2013 ed ancora inseriti in lista con conseguente sostanziale depotenziamento dell'iscrizione stessa.

Tali incentivi, invece, continuano ad operare per gli iscritti ex L. 223/91. In sostanza questa mancata previsione fa si che una grossissima fetta di lavoratori, cioè quelli licenziati per giustificato motivo oggettivo (riduzione, cessazione o trasformazione di attività o di lavoro) da aziende con meno di 15 dipendenti è stata tagliata fuori da nuove possibili assunzioni. Di fatto a tali soggetti si preclude: - una nuova assunzione - la mancata proroga di contratti a termine o la trasformazione degli stessi in contratti a tempo indeterminato. Il danno non è solo per i lavoratori ma anche per le aziende e quindi anche per la crescita del Paese. Infatti da un lato si sta assistendo a mancate assunzioni e da un altro lato si assiste al fatto che molte aziende che hanno in forza lavoratori assunti dalle liste 236/93 non stanno rinnovando o trasformando i contratti in scadenza. Gli incentivi che venivano riconosciuti alle imprese che assumevano erano comunque sostanziosi e quindi volti a facilitare il reinserimento lavorativo dei lavoratori stessi visto che un lavoratore in mobilità a differenza del lavoratore in cassa integrazione è a tutti gli effetti un lavoratore licenziato. Tali incentivi prevedevano la riduzione dell'aliquota contributiva a carico del datore di lavoro nella misura prevista per gli apprendisti (10%) fino a 12 mesi per i contratti a tempo determinato con successivi 12 mesi sempre al 10% in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, oppure 18 mesi in caso di assunzione diretta con contratto a tempo indeterminato. Ora tali agevolazioni rimangono solo per i lavoratori che sono stati licenziati da aziende che hanno effettuato la procedura ex L. 223/91.

Non può considerarsi soddisfacente la "compensazione" operata a marzo 2013, con apposito decreto del ministro Fornero, che ha previsto il riconoscimento di un bonus capitario (riproporzionando per le assunzioni a tempo parziale) pari a 190 euro mensili, riconosciuto ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato o a termine, a tempo pieno o parziale anche a scopo di somministrazione, i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo da aziende con meno di 15 dipendenti nei dodici mesi precedenti l 'assunzione. Contributo questo che avrà la durata di 12 mesi per le assunzioni a tempo indeterminato mentre per quelle a termine avrà la durata massima di 6 mesi. Di fatto tale provvedimento esclude tutti quei lavoratori licenziati da più di 12 mesi ma ancora iscritti alle liste di mobilità che non potranno perciò più godere della "protezione" degli sgravi contributivi riconosciuti all'azienda che li volesse assumere. Stupisce che tali provvedimenti siano stati assunti proprio dal Governo dei tecnici e cioè da parte di quel Governo per il quale i mali del nostro mercato del lavoro andavano individuati proprio nella dualità dello stesso e quindi nella netta distinzione tra lavoratori di“serie A”, quelli cioè con contratti a tempo indeterminato e con garanzie e tutele, e lavoratori di “serie B” e cioè i precari e senza tutele. Di fatto questa mancata previsione non fa altro che allargare la fascia dei lavoratori di “serie B” lasciando intatta quella dei lavoratori di “serie A”.

Interessante è analizzare gli effetti di tale provvedimento in quella che è la nostra realtà cittadina e regionale. Nel corso del 2012 presso il Ciof di Senigallia si sono verificate ben733 iscrizioni alla lista di mobilità. Le iscrizioni ai sensi della legge 223/1991 sono state 101. Come già detto tale iscrizione consegue a licenziamento collettivo da aziende con più di 15 dipendenti. Le iscrizioni ai sensi della L. 236/1993 sono state 632. Tali iscrizioni derivano da licenziamenti per giustificato motivo oggettivo da parte di aziende con meno di 15 dipendenti. Dal 1 gennaio 2013 per le aziende che vogliano assumerli non saranno previste agevolazioni contributive. Nella tabella in allegato si evidenzia come nel 2012 si sia registrato,presso il Ciof di Senigallia, un preoccupante incremento delle iscrizioni alle liste di mobilità il cui numero si è avvicinato a quello record del 2009. Dopo averlo fatto con Senigallia potremo ripetere la stessa operazione con la nostra regione sempre in relazione all'anno scorso. Per le Marche il 2012 è stato l'anno peggiore dall'inizio della crisi.

Dai dati elaborati da Cgil Marche risulta che le ore di cassa integrazione richieste sono notevolmente aumentate, superando la cifra di 38 milioni di ore che grosso modo equivalgono al mancato lavoro per 21.000 persone. Questo dato andrà chiaramente aggiunto al dato relativo a chi un lavoro l'ha già perso. Nel 2012, infatti l’''Inps sono pervenute circa 90.000 richieste di indennità di disoccupazione o mobilità, cioè 13.200 in più rispetto al 2011. Incremento che ha interessato l'intero territorio fermo che è stato più significativo in zone quali Senigallia, Urbino, Fano, Fabriano e Tolentino. Dalla seconda tabella che segue analizzeremo la situazione nel dettaglio.

Alla luce di questi dati sarebbe opportuno che il nuovo governo individui (nell'ambito delle misure per lo sviluppo che si è impegnato ad adottare a stretto giro) le risorse necessarie per ripristinare le agevolazioni contributive già previste, per finanziare la cassa integrazione in deroga e per dare una soluzione definitiva agli esodati, piuttosto che acconsentire alla pretesa berlusconiana dell'abolizione generalizzata dell'IMU prima casa che agevolerebbe anche i cittadini più abbienti in un momento in cui le poche risorse disponibili dovranno essere indirizzate a vantaggio delle situazioni di maggiore sofferenza e difficoltà e a sostegno della ripresa economica che stenta a manifestarsi (v. stima OCSE di ieri sul Pil italiano nel 2013 dato al -1,5%).


da Massimiliano Giacchella
consigliere Città Futura






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-05-2013 alle 14:11 sul giornale del 04 maggio 2013 - 1394 letture

In questo articolo si parla di economia, politica, massimiliano giacchella

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