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Silvana Amati sulle elezioni di Giorgio Napolitano e Enrico Letta

Silvana Amati 4' di lettura Senigallia 24/04/2013 - La XVII Legislatura è iniziata partendo da un dato oggettivo: un risultato elettorale che non ha visto il partito Democratico vincente, anzi, che ha visto realizzarsi in Senato una condizione di totale instabilità.

Questo risultato indubbiamente è dovuto anche all'attuale sistema elettorale, considerato pessimo per diversi motivi e comunque pensato su un modello fondato su due coalizioni e non su un sistema tripolare come quello ora realizzatosi.
Si è così definito un pericoloso blocco istituzionale, tanto più grave perché inserito nella crisi economica più difficile dal dopoguerra, quando al Paese sarebbe servita la massima stabilità politica per essere più forte in Europa e per attivare immediatamente le urgenti e indispensabili politiche di crescita.
Sono poi emerse ulteriori difficoltà.

Il rifiuto assoluto e purtroppo anche irridente da parte dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle ad ogni possibilità di costruzione con il Partito Democratico di un governo di rinnovamento, pervicacemente tentato da Bersani.
Per aprire un discorso comune non è infatti stata sufficiente né l'elezione dei Presidenti di Camera e Senato fuori da pur legittime logiche di maggioranza, né l'aver ceduto da parte del nostro Gruppo al Senato ai 5 Stelle il ruolo di Questore.
E' bene specificare di cosa si tratta.

Il Questore è la figura del Consiglio di Presidenza che esercita il controllo vero sul funzionamento del Senato, del personale, delle strutture, dei conseguenti appalti, figura dunque essenziale nel contenimento e nel controllo dei costi, spettante per voti al Partito Democratico e da noi fatta attribuire ai 5 Stelle senza alcuna contropartita.
Chi sceglie di sedere nei banchi del Parlamento non può rifiutarsi di partecipare a pieno alla vita delle Istituzioni.
Resta poi inaccettabile l'inneggiare della Piazza Grillina all'"arrendetevi" o il festeggiare per le dimissioni sofferte del Segretario Pierluigi Bersani, per non parlare del clima di violenza strisciante che si coglie nelle aggressioni a Franceschini, Fassina, Bindi.

In un sistema oggi nei fatti tripolare, in un Paese segnato come dicevo dalla peggiore crisi dal dopoguerra, la strada era segnata, sopratutto dopo il fallimento delle candidature a Presidente della Repubblica di Franco Marini e poi di Romano Prodi, figure diverse, ma certamente fondanti del Partito Democratico.
Solo il sacrificio di Giorgio Napolitano ha consentito di uscire dal vicolo cieco nel quale ci avevano posto i Gruppi PD più rinnovati e più giovani della storia.
Per ulteriore chiarezza va detto che mai i Parlamentari dei 5 Stelle hanno voluto discutere insieme una comune candidatura alla Presidenza della Repubblica, secondo loro il Prof. Rodotà andava votato senza discussione.

E' stato subito chiaro a tutti che il Presidente Napolitano ha accettato la ricandidatura solo per l'amore del nostro Paese e per la consapevolezza degli enormi problemi da affrontare con assoluta urgenza, nell'ottica primaria di dare un governo all'Italia, un Governo di servizio al Paese che risolvesse le questioni condivise, già in larga massima delineate dalla Commissione di saggi sia sul fronte delle misure economiche che su quello della riforma elettorale e delle riforme istituzionali.
Purtroppo non ci sono stati i tempi per attivare tutti i luoghi di condivisione che consentissero la discussione nei circoli e non solo, in modo da informare correttamente gli iscritti e gli elettori, visto che non esiste una corretta informazione pubblica nei tanti telegiornali e servizi televisivi.
Questo deficit di comunicazione non modifica però la sostanza che sta in capo a chi dirige il Partito Democratico ad ogni livello di responsabilità: dai segretari di circolo, ai segretari delle Unioni comunali e provinciali.

Mi riferisco al senso di responsabilità che in politica resta un dovere, che non può essere condizionato dalle mode del momento o dalle presunte convenienze personali.
Per quel che mi riguarda in queste difficili settimane ho sempre cercato di collaborare con la presenza costante e con il voto all'impegno difficile di Bersani, sia quando ha proposto la candidatura di Franco Marini, sia quando si è arrivati al voto su Romano Prodi.

Così ieri in Direzione Nazionale ho convintamente votato il documento presentato da Bersani con il quale si confermava la disponibilità "ad assicurare pieno sostegno al tentativo del Presidente della Repubblica di giungere alla formazione del Governo, raccogliendo la sollecitazione ai Partiti a esercitare la loro responsabilità, secondo linee illustrate dal discorso di insediamento al Parlamento e mettendo a disposizione la propria forza politica e le personalità utili a questo fine".

Altrettanto convintamente voterò la fiducia al Governo la cui formazione il Capo dello Stato ha affidato in queste ore ad Enrico Letta.
Mi sembra superfluo ricordare che votare la fiducia non può essere considerato un fatto di coscienza, come qualcuno in questi giorni ha cercato di dire, perché quando si parla di responsabilità della politica si parla anche di adesione al principio di maggioranza che vale per tutte e per tutti.


   

da Silvana Amati
senatrice Pd





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-04-2013 alle 19:28 sul giornale del 26 aprile 2013 - 2267 letture

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