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comunicato stampa

Corinaldo: La ronda dei cuori infranti chiude la stagione del Goldoni

4' di lettura
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dal Comune di Corinaldo
www.corinaldo.it

Teatro Goldoni
Quando si dice la classica ciliegina sulla torta. Nello specifico è quella, servita ad hoc, dal Comune di Corinaldo per quanto riguarda il settore cultura e spettacoli. Così, sabato 20 aprile, al teatro “C. Goldoni” cittadino, a partire dalle ore 21, sipario alzato per l’ultimo appuntamento in cartellone della stagione teatrale 2012/13.

“La ronda dei cuori infranti”, di Filippo Ottoni e proposto dalla compagnia “La Porcaccia” di Jesi, è lo spettacolo che sarà proposto a quanti sentiranno il desiderio di trascorrere una serata all’insegna di un sano relax educativo. E c’è da scommettere che la platea richiamerà una nutrita schiera di appassionati. Uno dei motivi consiste nel fatto che, a curarne la regia, è Paolo Pirani, responsabile dell’Ufficio Cultura di Corinaldo, la cui abile messinscena risulta contraddistinta da leggerezza ed apprezzabile ironia (quasi a costituire un proprio marchio di fabbrica, ndr). Che sia, inoltre, un appuntamento da non mancare lo dimostra pure il fatto che il teatro “Pergolesi” di Jesi, dove è andata in scena l’ultima rappresentazione dello spettacolo, ha fatto registrare un buon afflusso di pubblico. Decisamente una soddisfazione in più, per Pirani e la sua compagnia. Che hanno portato in scena uno spettacolo particolare.

“Testi realizzati da autori viventi, già di per sé non inducono il pubblico ad una partecipazione di massa né, tantomeno, entusiasmano il cast artistico, oltre che produttori e distributori”, sottolinea al riguardo Pirani. Che, però, aggiunge: “Sembra proprio che, in questa determinata circostanza, quella particolare negatività si sia liquefatta, come per incanto”. In realtà, al di là delle innegabili qualità della troupe e della originalità della scrittura scenica (in aggiunta, ecco una messa in scena oscillante tra minimalismo funzionale della scenografia e l’apparato tecnologico delle proiezioni), è palese che a stabilire il successo de “La ronda dei cuori infranti” sia scesa in campo anche, e soprattutto, la direzione registica di Pirani stesso, riuscendo ad improntare l’esibizione di qualità rare ai tempi d’oggi, vale a dire autoironia e leggerezza, per citarne due. Per quanto riguarda l’intreccio (costruito attorno a vari personaggi), si dipana la vicenda di sette cuori infranti, alle prese con una realtà mai benevola ma, al contrario, pesante da vivere (sic!), dove emozioni e sensazioni confluiscono in un condensato aspro, ironico, comunque sempre graffiante, ponendo l’evidenza su una generale sensazione di amarezza, certo, ma pure su quanto mai opportuni barlumi di speranza. In particolare, si distinguono due figure: Elvira (madre e moglie godereccia in apparenza, ma che, dietro tale facciata, vive in un mondo tutto suo, non infelice né nostalgico, certo appagante) e Massimo (figlio della stessa Elvira, salvatosi dal dramma della droga e da una filosofia di vita che non lo soddisfa più: quindi, accede ad un insperato successo sociale ed economico).

Quello che poi salta agli occhi è l’incessante conflitto tra generazioni differenti, una complessità di rapporti che si evolve fino a raggiungere un’autentica cannibalizzazione dei personaggi. Particolare, questo, fondamentale per comprendere appieno il significato dell’opera, e caratterizzato da un mutamento psico-fisico dei personaggi stessi, evidenziato da una maschera indossata nel secondo tempo, la cui intenzione consiste nel privare di espressività i visi ed uniformarsi (solamente Massimo e la madre non indossano maschere, forse proprio perché, “figliol prodigo” l’uno e “alienata dalla società” l’altra, sono immuni dal marciume della società. Ma, di fatto, essi pure ne indossano una, a rappresentare una normalità disarmante, spesso percepita come anormale). Una nota di merito, quindi, va riconosciuta a tutti gli attori (Mugia Bellagamba, tra gli altri, esemplare nell’incarnare la sua Elvira; quindi Eleonora Peroni, Nicola Santini, Daniela Rossetti, Michele Ceppi Dante Ricci e Claudio Belfiori, bravi ad offrire, anche, momenti topici). Luci, musiche, effetti sonori e visivi, voci in campo e fuori campo contribuiscono infine all’unicum comunicativo ed espressivo, su cui il regista invoca brechtianamente l’acuta osservazione, la critica saggia e l’auspicata benevolenza di un pubblico appassionato.



Teatro Goldoni

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-04-2013 alle 12:59 sul giornale del 18 aprile 2013 - 783 letture