Aumentano i 'poveri', la Caritas lancia l'appello: 'Nessuno ci risponde'

povertà 2' di lettura Senigallia 21/02/2013 - In città aumentano i ‘poveri’. Sempre più persone, anche appartenenti a fasce medio-alte, fanno fatica ad arrivare a fine mese, coprire tutte le spese e potersi permettere di fare la spesa. Così si rivolgono alla Caritas o in certi casi, soprattutto nelle frazioni, si organizzano per rubare nei supermercati.

A lanciare l’allarme è il vice direttore della Caritas diocesana Giovanni Bomprezzi. “La povertà è ormai in aumento. Ci chiedono aiuto persino imprenditori che non riescono a pagare lo stipendio ai dipendenti- annuncia- Ma chi non ha niente da perdere, disperato e magari con figli a carico da sfamare, approfitta di ogni occasione per rubare. Addirittura nelle frazioni si è sviluppato un nuovo preoccupante fenomeno: intere famiglie si organizzano per rubare nei supermercati”.

E, tiene a sottolineare il vice direttore della Caritas, purtroppo chi arriva a questo non è più il ‘malvivente’ noto ma famiglie e persone insospettabili, del posto. “Interi nuclei familiari, gente italiana e del posto, in alcuni casi si trasformano in ladri di supermercati agendo come una banda organizzata-conferma- Uno, che spesso è il padre, rimane fuori a fare da palo ed i figli, anche minorenni, si aggirano tra i bancali del supermercato per cercare di arraffare qualche cosa”.

Ai malviventi abituali quindi, che compiono furti in casa e nelle attività commerciali, negli ultimi tempi si stanno aggiungendo anche ladri occasionali, spinti per lo più dalla necessità aggravata dalla crisi. Persone che, oltre ai soldi e ai gioielli, rubano gasolio, corrente elettrica, vestiti e cibo. “Le richieste di aiuto, di ogni genere e da parte di ogni fascia sociale, arrivano quotidianamente alla Caritas- aggiunge Bomprezzi- Ingressi in aumento che vanno ad incrementare già il numero elevato di persone che abitualmente si rivolgono a noi. E questo ci sta creando notevoli difficoltà. Abbiamo dovuto addirittura ridurre la consegna pacchi viveri perché abbiamo problemi a reperirli”.

Ogni giorno, alla Caritas diocesana difatti bussano una sessantina di persone in cerca di aiuto. La Caritas, che sta andando in sofferenza, ha pertanto lanciato un appello ai parlamentari ed alle istituzioni sull’aggravarsi della povertà a livello locale. “E’ inquietante che al nostro appello lanciato ai parlamentari ed alle istituzioni sull’aggravarsi della povertà a livello locale, non c’è stata risposta- conclude- Neanche ora che siamo in campagna elettorale”.






Questo è un articolo pubblicato il 21-02-2013 alle 11:47 sul giornale del 22 febbraio 2013 - 5413 letture

In questo articolo si parla di attualità, caritas, senigallia, giovanni bomprezzi, povertà, Poveri, Sudani Alice Scarpini e piace a zetapigi

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da Beatrice riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento:
"C’è un giorno in cui ci si sente pieni, pieni di sofferenza, di
tristezza e di impotenza… un giorno in cui ti svegli la mattina e
capisci che l’indifferenza è ciò che di peggio ti possa accadere. Leggi
la cronaca nera ed ormai ti sembra quasi tingersi di normalità.
Violenze, furti, suicidi divengono pane quotidiano a cui assisti
indignato senza poter mai fare davvero qualcosa di concreto.
Nel mio lavoro, ogni giorno, parlo con chi di disperazione se ne
intende, chi vive alla giornata chiedendo pacchi alimentari alle
associazioni caritatevoli, chi si arrangia qua e là sperando anche solo
in un po’ di pane d’elemosina. Anche se continuiamo ad ostinarci a
credere che la disoccupazione sia un fattore socioeconomico, la realtà
ci dice che è un fenomeno fatto di persone piene di voglia di essere
utili alla società senza aver modo di poterlo farlo. Persone che con
vergogna chiedono aiuto agli altri e che persino provano imbarazzo ad
usufruire di un sussidio statale.
Il mondo che ci circonda non è solo statistiche di disoccupazione
giovanile ma è una generazione confusa che non crede nel futuro e che
non sa definire un obiettivo perché l’obiettivo non sa se ci sarà. I
giovani con cui condivido le mie giornate sono germogli fragili che
vedono e vivono l’umiliazione del non far niente dei padri e che con
timore ti chiedono cos’è la Cassa integrazione e quanto durerà l’
assegno che il padre riceve ogni mese. Sono giovani che quando gli
parli di tracciare il proprio percorso di vita non tralasciando
passione ed entusiasmo ti guardano con occhi rassegnati perché l’unica
cosa a cui pensano è trovare un lavoro, un lavoro qualsiasi anche se
non c’entra nulla con la loro laurea, il loro master e quei tre corsi
di specializzazione che hanno portato a termine con fatica.
Accontentarsi e basta o tagliare i ponti con il proprio Paese e volare
lontano dove ancora competenze e capacità fanno la differenza.
Un mondo di stranieri, poi, ci vive accanto e ciò che leggiamo sui
giornali li fa apparire come dei malavitosi ruba-lavoro, ma ancora una
volta, se ci soffermassimo a leggere la vita di molti di loro la
situazione sarebbe diversa. Molti di loro hanno dato tutto ciò che
avevano per venire in Italia ed una volta arrivati hanno ottenuto un
posto di lavoro a caro prezzo sottostando anche a spiacevoli ricatti ed
ora si trovano senza prospettive in un luogo che non comprendono. Non
tutti sono fannulloni, come sento dire a volte anche da persone che si
dichiarano portatori di valori morali, ma sono persone che vorrebbero
studiare e lavorare per una vita migliore di quella che hanno
lasciato.
Le aziende, in questo gioco delle parti, sono a volte reali vittime
della crisi, ma a volte anche grandi ottimizzatrici di quanto il nostro
Stato ci offre. Cassa Integrazione in deroga e mobilità in deroga sono
fenomeni che hanno dato grande tutela ad alcune fasce di lavoratori
esclusi dai sussidi, ma, sono sempre più convinta, che hanno anche
aperto uno spiraglio per le aziende verso strumenti di sostegno che in
altri periodi storici, a parità di profitto, non avrebbero utilizzato.
Talune aziende, poi, mi raccontano alcuni utenti con cui parlo a lavoro
tutti i giorni, attuano comportamenti che non definirei poco decorosi,
ma poco umani dai quali mi dissocio moralmente, ma non riesco a dare
giustizia ai loro occhi.
Ringrazio la Redazione per lo spazio a me concesso e spero che questo
non sia stato solo un modo per dare voce alla mia indignazione, ma un
modo per creare un momento di riflessione in tanti di voi.
Concludo dicendo che nel mondo che vorrei chiederei alle aziende di
credere nelle istituzioni che il nostro Stato mette al loro servizio
dando la possibilità di incrociare l’offerta lavorativa con la domanda
che, se pur piccola c’è, ma segue spesso dei canali di reclutamento
ancora troppo spesso nascosti o legati a logiche clientelari. Vorrei
infine rivolgermi agli organi dello Stato competenti nella salute,
nella assistenza e nel benessere dei cittadini di mettersi in rete per
poter aiutare i tanti casi difficili che questa crisi sta provocando
affinché la fame e la disperazione non spinga più a delinquenza o a
suicidio".

Singolare che in testa a questa pagina, drammatica e attuale, ci sia il logo che pubblicizza il voto ad un partito e ad uno schema politico che ha fatto vivere la nostra povera Italia in questi ultimi anni con degli spot e delle informazioni da "villaggio vacanze"... certo, non è certamente il solo responsabile di questo sfacelo che ci circonda... ma non si può dimenticare che in questi ultimi quasi venti anni per la maggior parte del tempo ha governato il paese... ora ridotto praticamente allo stremo... e non solo esclusivamente per la situazione internazionale. Ora si gioca sul fatto che l'italiano medio ha la memoria corta... e purtroppo è vero.

@zetapigi
In cima alla pagina appare sempre un banner diverso, tra cui anche quelli di molte delle forze politiche in corsa alle prossime elezioni.

Non capisco perchè, con tutti i milioni di euro che tutti gli anni regaliamo al vaticano, non siano i preti a rifornire le dispense della Caritas.

@Pelo59
Perchè i preti non hanno affatto tutti quei soldi che tu credi, perchè i soldi che gli arrivano glieli diamo noi, non li regaliamo, e se non si vuole si danno ad altri, basta volerlo: però rispetto ai tanti, tantissimi sprecati che diamo via in cambio di servizi spesso pessimi o senza servizi, e con continui aumenti a doppia cifra che ci vede i più tartassati d'Europa da ben prima dell'inizio dela crisi, bhe a confronto sono una risibile parte.
E onestamente, leggendo quanto scrive Beatrice nel primo commento, anche oggi di seminatori di zizzania a c@##o ne ho e balle piene

Francesco Giungato

24 febbraio, 17:56
Riporto un articolo tratto da Venerdì di Repubblica n. 1301 del 22.2.2013 che mi ha colpito perché ignoravo molto delle informazioni ivi contenute. Vi invito a leggerlo.
"PER LO STATO ITALIANO LA CHIESA È UN AFFARE.(ASPETTANDO IL PAPA)
Aleggere le firme che in questi giorni ornano le prime pagine dei nostri giornali, sembra che per le nostre penne più illustri alzare il naso verso le finestre papali faccia sempre chic. Se poi il Papa si dimette, fa anche choc. L’informazione di questo Paese farebbe una meritoria opera civile se puntasse il naso anche altrove. Lo sapevate che, ogni anno, le parrocchie italiane aiutano il nostro sistema sociale per almeno 260 milioni di euro, le mense per i poveri distribuiscono sei milioni di pasti, spendendo 27 milioni di euro, il banco alimentare distribuisce viveri e generi di prima necessità per altri 650 milioni, e le iniziative diocesane di microcredito contro le nuove povertà elargiscono circa 50 milioni di fondi annui ogni dodici mesi?
E che le scuole cattoliche paritarie (e non private: dopo la riforma D’Alema- Berlinguer le scuole italiane sono tutte pubbliche) fanno risparmiare allo Stato oltre 4,5 miliardi, la formazione professionale cattolica integra quella statale per circa 370 milioni di euro, mentre la sanità cattolica aiuta quella pubblica per 1,2 miliardi annui?
Nella lotta contro la droga, le Comunità ecclesiali sollevano gli enti statali per 800 milioni di euro mentre sul fronte dell’usura, la Cei eroga oltre 1,2 milioni di euro l’anno alla Consulta anti-usura e alle Fondazioni regionali ad essa collegate. Il volontariato cattolico immette nella rete sociale e civile quasi tre miliardi e sono circa due milioni gli euro che ogni anno vanno fino ai migranti.
Per salvaguardare i beni culturali ecclesiastici la Chiesa spende circa 130 milioni di euro l’anno, per aiutare i giovani e chi ha perso il
lavoro ad avviare nuove iniziative sostiene il «Prestito della speranza
» (30 milioni una tantum) e il «Progetto Policoro» (un milione), per la ricostruzione dell’Aquila la Chiesa è intervenuta con 35 milioni in tre anni, mentre in quello dell’Emilia ha già erogato 13 milioni in otto mesi. Stiamo affastellando i dati che il giornalista ticinese Giuseppe Rusconi ha raccolto nel suo libro L’Impegno che Rubettino manda in libreria proprio in questi giorni. Molto spesso, annota l’autore, i dati disponibili sono mancanti o lacunosi, per cui è da ritenersi verosimilmente che il risultato finale sia da approssimare per difetto. Lo Stato, invece, è più preciso e sono le sue statistiche a dirci che i contribuenti italiani danno alla Chiesa poco più di un miliardo all’anno. Dall’inchiesta di Rusconi emerge un dato certo: la Chiesa rende alla società civile italiana almeno 11 miliardi di euro l’anno. Siamo sicuri che a tutta la gente coinvolta in questo formicolare
di opere e di presenze, interessi qualcosa di chi farà carriera in Vaticano.".




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