Italia Nostra: 'Quale destino attende l'Oasi di San Gaudenzio?'

oasi san gaudenzio 3' di lettura Senigallia 11/02/2013 - Nel 2005 la provincia di Ancona, grazie anche all’impegno dell’assessore Luciano Montesi e del “Gruppo Società e Ambiente”, istituiva l’oasi faunistica protetta di S. Gaudenzio sull’area dell’antica cava dell’Italcementi, dove dopo l’abbandono dell’attività estrattiva era iniziato un processo di rinaturalizzazione spontanea, che aveva portato alla formazione di un ambiente ricco di animali e vegetazione con specie faunistiche anche rare.

L’area inoltre riveste un forte interesse paleontologico per la presenza di fossili risalenti a qualche milione di anni fa e venuti alla luce proprio grazie all’attività estrattiva fin dal ‘700. L’istituzione dell’oasi sembrava l’inizio di un processo virtuoso che avrebbe portato alla sua graduale apertura ai cittadini, alla sua valorizzazione e di conseguenza in una fase successiva anche alla sua gestione pubblica. In questa prospettiva la Provincia firmava una convenzione con il Gruppo Società e Ambiente, il quale elaborava un progetto che prevedeva opere di manutenzione ordinaria e di salvaguardia dell’ambiente, come la cura dei sentieri, la pulizia dei due laghetti, la cartellonistica e il lavoro di monitoraggio faunistico affidato alla cooperativa naturalistica “Diatomea” su finanziamento regionale.

Inizialmente era stato possibile ottenere dai proprietari anche alcuni permessi per le visite guidate e per la ricerca scientifica, ma la collaborazione è durata poco, perché la proprietà ha mostrato sempre meno interesse a rendere possibile l’attuazione della convenzione e quindi della gestione congiunta e ben presto anche i permessi per le visite guidate sono venuti meno. Nella precedente amministrazione l’assessore Ceresoni aveva tentato un lavoro di mediazione per attivare la gestione e la fruizione dell’oasi e agevolare la collaborazione con il GSA, ma gli incontri con la proprietà non erano approdati a nulla di fatto. L’amministrazione attuale non ha tentato nemmeno questo ed ha abbandonato il progetto, cosicché l’area resta indisponibile e preclusa anche ai ricercatori. A questo punto, visti gli interessi edificatori che gravitano sull’area, il nodo della questione è principalmente urbanistico e solo la soluzione di questo nodo può portare a soluzione anche quello della gestione ambientale. Secondo la normativa vigente (“Variante Arceviese del P.R.G.”) l’area è inedificabile, ma la proprietà resta ai privati, che non hanno mai rinunciato del tutto alla prospettiva del suo sfruttamento economico. Il comune non ha certamente le risorse per acquistarla, ma può attivare la perequazione, concedendo ad esempio alla proprietà adeguate agevolazioni e possibilità edificatorie nelle aree contermini, cosa del resto già prevista dalla normativa citata, in altre parole definendo obblighi e diritti della proprietà e ottenendo in cambio la piena disponibilità dell’area.

La situazione si trascina ormai da diversi anni, e con un disinteresse crescente della politica e dell’Amministrazione. Siamo convinti che si tratti di una opportunità di grande valenza ambientale ed economica, con riflessi importanti sulla qualità della vita e sull’economia turistica, e abbandonarla a se stessa sarebbe colpevole. Si tratta di assumersi la responsabilità del problema con convinzione, dandogli priorità innanzitutto, avviando poi con determinazione una trattativa che definisca in modo chiaro e realistico i termini della questione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-02-2013 alle 17:46 sul giornale del 12 febbraio 2013 - 1889 letture

In questo articolo si parla di attualità, Italia Nostra - Senigallia

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/Jio





logoEV