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Spese veterinarie nel redditometro, la Amati: 'Gli animali non sono un lusso'

Silvana Amati 1' di lettura Senigallia 17/01/2013 - Condivido l’allarme sollevato dalle associazioni animaliste contro la proposta di inserire le spese veterinarie nel redditometro, nell’illusione di far così emergere l’evasione fiscale. Non è questo il modo.

Già in un articolo del novembre 2011 polemizzavo contro la politica-spettacolo dell'allora Governo Berlusconi a fronte della decisione dell’Agenzia delle Entrate di inserire appunto le spese veterinarie nel redditometro. Scrivevo allora che “è sbagliato considerare gli animali generi di lusso”, con le spese veterinarie e per i generi alimentari tassati addirittura al 21%; quando le cure veterinarie sono un obbligo di legge sia per gli animali domestici sia per quelli di allevamento, ma non possono divenire un onere insostenibile per i privati e per le imprese agricole. Tanto più poi che un animale è spesso l’unico conforto proprio delle persone più deboli, sole e meno abbienti.

Si tratta di un problema culturale e di civiltà, prima ancora che politico. Gli animali non sono meri “oggetti di utilità” per il lavoro dei campi o passatempo per ricchi, ma soggetti senzienti, capaci di reagire in modo complesso fra di loro e con gli esseri umani. Non cose da inserire nel redditometro e da sottoporre a esose tassazioni, che non hanno riscontro in Europa. La lotta all’evasione è una priorità del programma di governo del centro-sinistra, ma è altresì parte di un progetto culturale e civile alternativo alla destra di cui il rispetto e la tutela degli animali è elemento qualificante






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-01-2013 alle 14:27 sul giornale del 18 gennaio 2013 - 822 letture

In questo articolo si parla di silvana amati, politica

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