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comunicato stampa

La Città Futura intervista il Manifesto

4' di lettura
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da La Città Futura
www.lacittafutura.info
 


la città futura
Loris Campetti, editorialista de “il Manifesto” risponde alle domande di Roberto Primavera in occasione della cena di sostegno alla storica testata della sinistra.

C’è un importante novità quest’anno: Città Futura in Festa continuerà lunedì 1 ottobre, al Circolo ARCI di Scapezzano, per una cena di sostegno, politico ed economico, al giornale “Il Manifesto”. Per contribuire, anche da Senigallia e dintorni, a scongiurarne la chiusura. A rappresentare l’insostituibile testata sarà presente il giornalista Loris Campetti. La serata sarà anche allietata da un breve spettacolo di burattini del Teatro alla Panna realizzato per l’occasione: “Il Manifesto delle teste di legno”.

Roberto Primavera, il direttore editoriale del nostro giornale “la Città Futura”, per farci sapere perché è così importante sostenere il Manifesto non ha fatto altro che chiederlo direttamente a il Manifesto, e proprio tramite il suo editorialista Loris Campetti che sarà con noi lunedì sera:

Primavera - Il Manifesto è in difficoltà economiche da tantissimi anni. Perché questa testardaggine per mantenerlo in vita? Nuovi giornali nascono e muoiono continuamente, cosa ha il vostro di così speciale?

Campetti - Un giornale libero, un quotidiano senza padrini, padroni, partiti a cui rendere conto. Un giornale di sinistra che si dichiara di parte senza infingimenti e comunista senza vergogna, nato da un gruppo di eretici radiati dal Pci per la critica al socialismo reale e a le ritualità burocratiche terzinternazionaliste. Un giornale che ha attraversato, e nel suo piccolo segnato, 42 anni di storia italiana e della sinistra. Un giornale rimasto vivo perché considerato dai suoi lettori un bene comune, una proprietà collettiva. Non sta a noi ma a chi ha dato senso e vita a quest'esperienza decidere se si è esaurita la spinta propulsiva de il Manifesto. Perdere una voce come il Manifesto sarebbe come rinunciare a un pezzo della democrazia italiana, una democrazia malata di un morbo che può uccidere anche questo giornale.

Volevamo dirlo noi ma ci hai anticipato: Il Manifesto bene comune. Della sinistra? Il vostro giornale infatti sembra essere ancora un punto di riferimento per tutti i partitini e i movimenti in cui è frammentata la sinistra. E' così?

Vorremmo, e non sempre ci riusciamo, essere punto di riferimento del popolo di sinistra, sopravvissuto nei movimenti al disfacimento di tante forme organizzate della sinistra politica, a partire dal suicidio del Pci, seguitando con quello di una sinistra che si diceva radicale, tornata a essere extraparlamentare. Siamo di parte, dalla parte del torto: con gli operai di Pomigliano e Mirafiori, con chi si batte in difesa dei diritti del lavoro e di cittadinanza, dei beni comuni. Siamo nati con l'obiettivo ambizioso di tenere aperta la comunicazione tra la migliore tradizione comunista e l'esperienza del Sessantotto, tra il Pci e la nuova sinistra, a rischio di essere attaccati dagli uni e dagli altri.

Cosa rispondi a chi dice che il Manifesto è un giornale per intellettuali? E’ questo il problema? Tutti lo stimano e lo citano, ma nessuno lo compra?

Il problema vero è che la natura della attuale crisi è innanzitutto culturale, segnata dalla moria di valori e progetti e dall'egemonia del peggior capitalismo. Dunque, anche dalla moria di intellettuali. In passato il Manifesto è stato strumento di formazione individuale e collettiva, persino nei corsi delle 150 ore dei metalmeccanici. La complessità è un valore che rivendichiamo, non sempre riusciamo a raccontarla con un linguaggio semplice, come giustamente pretendeva Luigi Pintor.

Una domanda da un milione di dollari: Sel, Rifondazione, PdCI, Verdi, ALBA, mettiamoci anche il PD e l’IDV: una Babele nella sinistra. Sarà possibile costruire un percorso unitario e credibile?

Appunto, Babele. Non pretendo di saper rispondere a questa domanda, come giornale è però giusto chiederci se e come possiamo contribuire a ricostruire una cultura di sinistra, oggi assente o frantumata. Per fare un esempio, il Manifesto si è battuto, insieme alla Fiom, per costruire un fronte ampio a sostegno dei referendum sull'art.8 e sull'art.18. Solo sui contenuti è possibile ripensare una nuova sinistra, e un giornale libero come il Manifesto può, potrebbe, essere uno strumento utile allo scopo.

Anche il nostro giornale, la Città Futura, che ha solo un anno e mezzo ed è al quinto numero, si dibatte in gravi difficoltà economiche, organizzerete anche voi una cena per sostenerci?

Se saremo vivi, quando e se lancerete un appello alla solidarietà, non faremo mancare il nostro sostegno. In 42 anni di vita abbiamo partecipato a tutte le battaglie in difesa della libertà di stampa, e dunque della stampa libera.

Allora lunga vita a il Manifesto, e anche a la Città Futura. Grazie Loris, a lunedì.

NB - Chi non sarà riuscito a prenotarsi durante i giorni della festa potrà farlo direttamente lunedì sera a Scapezzano, fino ad esaurimento posti.



la città futura

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-09-2012 alle 16:36 sul giornale del 01 ottobre 2012 - 920 letture