Commercio, Coen replica a Fiore: 'Non è un normale cambiamento di abitudini'

corso II Giugno 3' di lettura Senigallia 20/09/2012 - Dopo aver letto il comunicato stampa di Mario Fiore, consigliere comunale e presidente della prima commissione consiliare, relativo alla chiusura dei negozi nel centro storico e alle sue dichiarazioni che “questo è un normale cambiamento di abitudini, stili di vita e divertimento e non rappresenta un aspetto negativo”, mi sento in dovere di fare alcune precisazioni.

Il commercio nel centro storico, viene esercitato prevalentemente da tanti piccoli imprenditori locali, i quali, costituiscono un vero e proprio volano per l’economia cittadina.

Oltre agli addetti che lavorano direttamente alle loro dipendenze infatti, si avvalgono dei servizi di professionisti ed artigiani del luogo mettendo così in moto un circolo virtuoso.

Per fare un esempio è chiaro che un piccolo commerciante si avvalerà per la propria contabilità di un commercialista della sua stessa città o delle zone limitrofe.

Analogamente in caso di contenzioso si rivolgerà ad un legale sempre della zona o stipulerà polizze assicurative con agenti cittadini.

Anche gli artigiani come elettricisti, pittori, muratori ecc.ecc. verranno reclutati sul posto o nelle immediate vicinanze così come l’acquisto dei materiali necessari avverrà in loco.

E’ altresì pacifico che tutti questi soggetti qualora vedessero aumentare la mole del proprio lavoro assumerebbero alle proprie dipendenze nuovo personale mentre, nel caso questa diminuisse, vedendo venir meno il lavoro, sarebbero costretti al licenziamento dei dipendenti in esubero

Eventuali risparmi poi verrebbero depositati in filiali di banche presenti sul territorio, così come il pagamento delle merci, avverrebbe sempre tramite le stesse.

La grande distribuzione invece, impoverisce il territorio ove opera in quanto rastrella soldi e li spedisce altrove (se si tratta di catene estere anche fuori dall’Italia).

Queste grandi catene hanno i loro commercialisti, i loro avvocati ed i loro artigiani altrove.

Anche i piccoli produttori locali non riusciranno mai a vendere i loro prodotti a questi colossi i quali acquistano solo in quantità industriali per tutta la catena, spesso rivolgendosi a mercati esteri.

Anche dal punto di vista occupazionale un recente studio ha stabilito che per ogni 10 addetti che perdono il posto di lavoro nel piccolo commercio, solo 3 vengono compensati con assunzioni da parte della grande distribuzione.

Ultimamente poi stiamo assistendo all’introduzione di casse automatizzate con conseguenze occupazionali facili da prevedere.

Purtroppo, oltre la crisi che ha investito il nostro paese, la politica dei nostri amministratori in questi ultimi anni è andata in senso opposto a quello auspicato e, anche mozioni come l’introduzione di parcheggi rosa in centro e l’introduzione di un ticket per la sosta nelle aree di proprietà comunale presso i centri commerciali, benché approvate in Consiglio Comunale, sono state disattese.

Dalle dichiarazioni e dagli intenti dei nostri amministratori traspare purtroppo una totale non conoscenza delle tematiche legate al commercio, quando non si tratta di vere e proprie chiusure ideologiche e politiche nei confronti di chi lo esercita.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-09-2012 alle 16:43 sul giornale del 21 settembre 2012 - 3511 letture

In questo articolo si parla di attualità, ettore coen, coordinamento civico, corso ii giugno

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Impossibile dargli torto a Coen....

Angelo D.

21 settembre, 07:20
E' come se su scala nazionale, visto che i prodotti che ormai acquistiamo tutti i giorni sono prodotti i Cina e nell'est asiatico, qualche governante lo definisse "un semplice cambio di abitudini ma non per questo negativo" senza tenere conto delle implicazioni economiche che questo comporta.
In che mani siamo finiti .....

Non ho letto il comunicato di Fiore (mi è sfuggito, ma stiamo parlando di una persona che con troppa facilità passa dal pensiero alla parola scritta senza filtri). L'analisi di Coen è giusta ma quali sarebbero le soluzioni? Penso che non sia pensabile, come ho detto in altra occasione, che il commercio al dettaglio possa tornare alle "abitudini" di un tempo. Non solo per la concorrenza della GDO (che foraggia le amministrazioni locali per avere vita facile; basta curiosare un po' per capire quali siano i legami tra questi due soggetti anche nel nostro territorio); c'è anche una parte legata al mercato online che i commercianti non possono non vedere (i ricarichi sulla merce fatti fino ad oggi sono e saranno impraticabili da qui in avanti e non basterà lamentarsi). Ecco su queste sfide sarebbe opportuno che chi governa trovasse soluzioni con chi opera nel settore. Servirebbero creatività, competenza ed impegno. Qualità che nell'attuale classe politica sono drammaticamente assenti.

"@Angelo D.": Premesse: 1- è necessario aumentare i parcheggi GRATUITI a ridosso del centro storico e inevitabilmente ciò incide sulla scelta di andare o meno in quei negozi; 2- Le spese di gestione di un negozio in centro storco sono superiori a quello di un centro commerciale e l'amministrazione dovrebbe invece cercare di equipararle; 3- "Oltre agli addetti che lavorano direttamente alle loro dipendenze infatti, si avvalgono dei servizi di professionisti ed artigiani del luogo mettendo così in moto un circolo virtuoso.": discorso giustissimo.

Ora però, mi lascia un po' perplesso questo modo di vedere le cose, molto ristretto nel "nostro giardino" e molto nel cercare di dar contro, a prescindere, a certi modi di operare. Se io scelgo la grande catena distributiva è perché mi offre un prodotto ad un prezzo inferiore e l'apertura a catene estere è alla base della concorrenza (che è un principio prevalentemente a vantaggio del consumatore). Certi negozi devono far leva sulla differenziazione e sulla qualità del prodotto/servizio. Io stesso raramente ho cercato i prodotti nei negozi del centro storico, tranne quelli che sono veramente alla mia portata o che sono rari. Anzi, i pochi acquisti li ho fatti in un paio di negozi particolari, di cui non faccio i nomi, che hanno buona scelta a prezzi equi. Ero anche uno dei tanti a frequentare "Mara dischi" quando ancora esisteva, dove veramente potevi trovare tutta la musica che volevi (ma la sua chiusura la attribuirei al notevole cambiamento del mercato musicale in questi anni).

Ora, sarebbe leggermente diverso se andassi a ricercare un prodotto particolare. Il discorso del "prodotto cinese" è semplice: ho un prodotto che valuto simile ad altri e lo pago meno... che faccio, scelgo il più costoso?? Preciso il significato di "valuto simile" considerando tutte le variabili del caso nella scelta di un prodotto (qualità, materiali utilizzati, fiducia in una certa produzione, affidabilità di prodotto ecc...). Quindi il problema alla base è quello che offrono questi negozi e se veramente incontra i bisogni dei consumatori. Ovviamente ri-preciso che nei "bisogni" entra a far parte anche la facilità di andare a visitare il negozio... quindi l'aumento dei parcheggi in zona è necessario. E ritengo in tutto questo che il "normale cambio di abitudini" sia anche l'assenza di particolari tipi di negozi (negozi di prodotti di elettronica o grandi catene di alta moda in centro non mi sembra di vederne) che possano incontrare altre abitudini dei consumatori. Senza dar contro a nessuno, ma questo è il mio pensiero e il mio modo di interpretare le cose.

Sono molto più d'accordo con l'analisi di francoquarto.

Ha ragione Ettore quando dice che la grande distribuzione da meno occupazione rispetto ai negozi tradizionali.
Ma anche questo è un fattore che permette alla grande distribuzione di avere prezzi più bassi. Non possiamo spendere di più per dare più occupazione.
La sfida è quella di trovare nuovi lavori, ovvero nuove modalità di produrre ricchezza. Proprio per questo la formazione è a mio avviso la prima priorità.

La maggiore "territorialità" del commercio rispetto alla grande distribuzione è un problema vero che merita una riflessione approfondita.

Non sempre minor prezzo significa stessa qualità come è vero il contrario.
Spesso sono disposto di pagare di più qualcosa pur di avere un contatto umano
anziché comperare tramite internet od andare in un negozio anonimo.
Quello che il Comune ha sbagliato è di aver chiuso il centro storico senza prima aprire i parcheggi di cui ancora il sindaco si riempe la bocca ma che ancora non sono neanche sulla carta.
La lungimiranza non è certo nei nostri assessori che stanno mettendo a rischio le attività del centro ed ancora non se ne sono resi conto.

Carolina S.

21 settembre, 14:36
Alla figlia di una persona a me vicina, era stato regalato per Natale un pupazzo (Yano) che raccontava delle favole.
Al suo interno doveva essere inserita una cassetta perché c’era un lettore la leggeva.
Ascoltata diverse volte la prima storia, il padre della bambina ha chiesto alla persona che l’aveva regalato dove l’aveva acquistato.
La risposta fu al centro commerciale.
Il papà vi si recò e non trovando le cassettine con le altre storie, chiese ad una addetta, la quale disse che purtroppo erano terminate.
Il papà chiese quindi quando sarebbero tornate disponibili e la signorina disse che forse il Natale successivo ma comunque non ne aveva certezza.
Lui disse allora che avrebbe lasciato un anticipo ed un recapito telefonico se gliela avessero ordinata appositamente per lui.
La risposta fu che non era possibile perché la merce arrivava solo in quantitativi e gli ordini venivano gestiti dalla sede centrale.
Al padre non rimase altro che andare in un negozio di giocattoli ubicato per il Corso e chiedere se c’era possibilità di ordinarla.
Dopo 3 o 4 giorni la cassetta arrivò.
Forse sarà pur vero che al centro commerciale si risparmia qualcosa (non sempre però) ma se questo è il servizio preferisco di gran lunga i negozi tradizionali.
Se non ci fosse stato il giocattolaio lungo il Corso quello sarebbe stato un regalo …usa e getta.

ice25 Utente Vip

21 settembre, 22:06
Secondo il mio modesto parere l'amministrazione ha fatto di tutto vedi permessi e via dicendo come qualcuno prima di me ha scritto per spingere il mercato verso il centro comm in genere dando permessi ormai assurdi aperture fra poco anche la notte mentre per il centro non si e' fatta questa politica non valeva la pena, anzi forse non c'erano interessi bisognerebbe limitare di piu' la cosa ad esempio apertura a turnazione per i centri comm sono due a senigallia sta aperto uno alla volta e inutile tenere aperto tutte le domeniche quando poi durante la settiamana non c'e' nessuno.
il centro va incentivato come diceva prima qualcuno ad esempio parcheggi e via dicendo
quacuno dovrebbe fare mea culpa.
per finire dico questo da dipendente di negozio centro comm .




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