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Uccise l'ex moglie, nessuno sconto per Mandolini. Depresso ma capace di intendere e volere

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di Francesca Morici
vivere.biz/francescamorici


renzo mandolini

E' stata confermata a trent'anni di reclusione la condanna per Renzo Mandolini, il fisioterapista che il 17 luglio 2008 uccise l'ex moglie Francesca Lorenzetti. L'uomo era depresso ma non incapace di intendere.

La depressione non era così patologica da meritare sconti di pena per un vizio di mente. Sono questi i principali argomenti della motivazione della sentenza con cui il 16 gennaio la Corte d'assise d’appello di Perugia ha confermato la condanna per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall'aver agito contro la ex coniuge.

L'uomo accoltellò a morte Francesca Lorenzetti davanti all'ufficio postale delle Saline dove la donna lavorava. Secondo i giudici non ci sono dubbi sul fatto che Mandolini si presentò con l'intenzione di uccidere la sua ex moglie. Il fisioterapista, arrestato dalla polizia, aveva tentato inizialmente di giustificarsi affermando di aver perso il controllo dopo che la donna aveva rifiutato una sua richiesta di aiuto economico. Ma la ricostruzione non regge, secondo la Corte d'assise d’appello, davanti riscontri oggettivi e testimonianze in base alle quali l'incontro tra i due fu breve.

Per il perito della corte, che arriva a conclusioni opposte rispetto a quelle della consulenza della difesa, la depressione non ebbe alcuna incidenza sulla capacità decisionale che non era quindi compromessa. Le funzioni cognitive, organizzative, previsionali, decisionali ed esecutive non erano alterate.



renzo mandolini

Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2012 alle 18:51 sul giornale del 18 aprile 2012 - 1151 letture