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Uniti contro la crisi: 'Il sospetto non è la nostra cultura, da Roma a Senigallia per andare avanti'

Smutandata 2' di lettura Senigallia 22/10/2011 -

E’ la priva volta che ci capita di assistere ad una delazione di massa, esercitata principalmente tramite web con lo scopo di individuare, attraverso segnalazioni fotografiche dei partecipanti al corteo, i presunti responsabili delle insensate devastazioni che hanno colpito la capitale durante la manifestazione.



Alcuni giornali come La Repubblica hanno in seguito cavalcato questa discutibile caccia alle streghe incoraggiando ed amplificando un fenomeno pericoloso e vergognoso generato da chi, nel migliore delle ipotese, non comprende lo svolgersi di un corteo di centinaia di migliaia di persone tantomeno ne conosce le dinamiche. Riteniamo ridicolo accusare chiunque di aver partecipato alla devastazione per il semplice fatto di trovarsi (cosa che in una situazione come quella di sabato può benissimo accadere) nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Il movimento non ha nessun interesse a compiere azioni di indagine, non nasce per questo, mai si è posto questo obiettivo, persegue altri orizzonti; ad altre forze lasciamo queste pratiche ed il desiderio di sostituirsi alla magistratura. L’altro avvenimento che ci disgusta riguarda la perquisizioni disposte dal Ministero dell’Interno per scovare (anche qui) i presunti partecipanti alle devastazioni. Perquisizioni che hanno avuto luogo anche a Senigallia coinvolgendo alcuni nostri compagni.

Comprendiamo la necessità da parte di un traballante governo di mandare un segnale di presenza istituzionale (presenza che si annulla su qualsiasi altro provvedimento che non riguardi direttamente gli interessi dei suoi componenti e della manciata di lacchè che lo sostengono) ma riteniamo a dir poco ridicolo che a soli due giorni dalla manifestazione siano partite perquisizioni mirate quando appare chiara, da parte delle istituzioni, la totale incapacità di prevedere e prevenire i fatti per non parlare della (mal)gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine. Sempre ammesso che questa mancanza non sia stata sapientemente voluta. Altrettanto inaccettabile il comportamento degli organi di stampa locali che hanno prontamente informato i propri lettori delle perquisizioni in atto tralasciando però la notizia, ben più importante, dell’esito negativo della stesse.

Ai nostri occhi i due avvenimenti sopra citati rappresentano lo stesso disegno e perseguono lo stesso scopo. Lo scopo è minare il movimento dal suo interno, colpire il movimento mirando a ciò che si è dimostrato il suo punto di forza: la diversità, la capacità di ricucire e di accomunare esperienze, saperi e sensibilità che la società moderna ha volutamente tentato di allontanare e disperdere. Rifiutiamo ogni pratica di delazione, i maldestri tentativi di insinuare il sospetto, la distinzione in buoni e cattivi. Da Senigallia siamo partiti in 220 dopo un lungo, faticoso, ma proficuo percorso di rafforzamento ed allargamento del movimento. Ci siamo ritrovati in assemblea dopo Roma per non tornare a casa, e c'eravamo tutti. Nessuno escluso.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-10-2011 alle 16:23 sul giornale del 24 ottobre 2011 - 1828 letture

In questo articolo si parla di attualità, roma, senigallia, manifestazione, perquisizioni, Uniti contro la crisi, indignati

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