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CNA: in provincia a rischio chiusura 4.000 imprese entro la fine dell'anno

cartello chiuso 8' di lettura Senigallia 13/10/2011 -

Un'indagine congiunturale della Cna, associazione provinciale di Ancona analizza la a congiuntura provinciale nel primo semestre 2011 e le previsioni per il secondo semestre.



Premessa
L’Osservatorio della Cna provinciale di Ancona giunge al terzo anno di attività: una media di 250 imprese operanti nella provincia e attive nei principali settori produttivi e dei servizi, rispondono a domande sulla congiuntura e sulle scelte in atto in materia di exit strategy dalla crisi. Il documento integrale contiene anche alcune analisi di contesto utili a inserire gli andamenti rilevati.

Il contesto
Le agenzie Standard & Poor e Fitch hanno declassato il debito sovrano italiano: si sta deteriorando tutto il quadro dell’economia italiana, da quello istituzionale e finanziario a quello industriale. La produzione industriale italiana vive una congiuntura incerta e altalenante che sconta la debolezza della domanda interna e punta tutto sulla domanda estera. Ad agosto la produzione industriale italiana ha fatto segnare una crescita del 4,3% congiunturale, il dato più alto dal 2000, e del 4,6% tendenziale. L’Istat rileva che la produzione industriale in otto mesi ha segnato +1,3%. Tuttavia, il superindice dell'Ocse, che anticipa i cambiamenti di rotta nell'andamento delle economie mature, in agosto è sceso per il quinto mese consecutivo di 0,5 punti a 100,8. All'Italia è andata la maglia nera, con la peggiore performance tra i paesi censiti: -5,5 punti a 97,9, rispetto a un anno fa e meno 1,1 punti rispetto a luglio.
Il commercio estero italiano si avvantaggia soprattutto della crescita delle economie extra Ue: l’Europa ristagna e condiziona anche le prospettive di rilancio dell’economia italiana. La crescita tendenziale delle esportazioni delle Marche nel primo semestre 2011 (+11,9%) è al di sotto sia di quello nazionale (+15,8%) sia di quello dell’Italia Centrale (+14,7%). Il tasso di crescita dell’export della provincia di Ancona (+13,6%) è leggermente superiore a quello regionale.

Le dinamiche congiunturali nella provincia di Ancona
Nella provincia di Ancona, tra le imprese di micro e piccola dimensione, la crisi continua e si esprime ormai non più in un ulteriore addensarsi dei casi di imprese con attività in diminuzione, quanto nell’ulteriore rarefazione di imprese con attività in crescita.
La quota delle imprese con attività stazionaria è sempre più elevata (supera il 60% dei casi) ma si tratta di imprese in condizione di stagnazione produttiva più che di stabilità, poiché nella condizione di stazionarietà si riversano soprattutto le imprese che in precedenza perdevano produzione più che quelle che in precedenza l’aumentavano. Le differenze tra settori indicano che la crisi non è uguale per tutti: il 2011 si apre in positivo per il manifatturiero dove il 27,6% delle imprese migliora i livelli di attività, il 23,7% li peggiora e quasi la metà (48,7%) li mantiene invariati. Una condizione di più diffusa difficoltà riguarda le attività dei servizi (in miglioramento il 14,6%, in peggioramento il 26,8%) e, soprattutto, edilizia e impianti (in miglioramento il 24,4%, in peggioramento il 39%). Il saldo tra casi di miglioramento e di peggioramento è positivo solo per le attività manifatturiere.
Per il secondo semestre 2011 le previsioni sono generalmente orientate in negativo (prevalgono cioè i casi di difficoltà su quelli di miglioramento) e ciò vale anche per il manifatturiero benché con meno decisione rispetto ai settori dei servizi dove non si prevede alcun caso di miglioramento dei livelli di attività.
Tra le principali attività manifatturiere la situazione peggiore risulta quella del legno-mobile dove circa due terzi delle imprese (il 62,5%) ha livelli di produzione in diminuzione e non si rileva nessun caso di aumento. Nella meccanica prevalgono decisamente i casi di miglioramento (36,7%) su quelli di peggioramento (16,7%). Nel sistema moda (tac: tessile abbigliamento calzatura) continua a dominane l’invarianza dei livelli produttivi (66,7%) che si configura più come stagnazione su bassi livelli di produzione che stabilità su livelli soddisfacenti. Per le altre produzioni (che nella provincia hanno una particolare importanza: dagli strumenti musicali alla plastica, la trasformazione alimentare, ecc.) prevale il segno positivo. Per la seconda metà del 2011, solo per le altre produzioni si prevede una situazione di prevalenza dei casi di miglioramento su quelli di peggioramento; per la meccanica i casi di difficoltà sono attesi prevalere su quelli di miglioramento; per il legno-mobile è diffusissima la previsione del proseguire della crisi (riguarda i tre quarti delle imprese); per il sistema moda si prevede il prevalere della stagnazione.

Le dinamiche del fatturato mostrano per la prima metà del 2011 un andamento più favorevole per la domanda dei mercati non locali (nazionali ed esteri) e per la seconda metà un andamento opposto. In sintesi: nella prima metà del 2011 la quota delle imprese che aumentano il fatturato realizzato fuori regione e all’estero cresce più velocemente di quella delle imprese che aumentano il fatturato locale; sono invece in calo le imprese che prevedono per la seconda metà del 2011 di aumentare il fatturato realizzato sul mercato nazionale ed estero mentre cresce la quota delle imprese che prevede di aumentare il fatturato sui mercati locali. Le imprese della provincia nutrono seri dubbi circa la possibilità di agganciare la ripresa internazionale o circa la possibilità che la domanda estera possa influire positivamente sul loro fatturato.
La situazione dei pagamenti si mantiene critica pur se interessata da un leggero alleggerimento: a fronte di un lieve deterioramento dal lato dei tempi dei pagamenti verso i fornitori, si registra di nuovo un calo della quota percentuale di imprese con tempi di riscossione dei crediti verso clienti in allungamento (si è passati dal 60,2% di inizio 2009 al 50,0% del I sem. 2011).
Resta elevato lo squilibrio tra i casi di allungamento delle dilazioni di tempo concesse ai clienti e la stabilità dei tempi di pagamento nei confronti dei fornitori. Le difficoltà finanziarie che ne nascono si riverberano sia sull’indebitamento bancario sia sulla propensione agli investimenti.
Benché in alleggerimento, l’esposizione bancaria delle imprese permane difficile, caratterizzata da una netta prevalenza dei casi di aumento (29,7%) rispetto a quelli di diminuzione (7,9%). Il saldo tra casi di aumento e diminuzione decresce ma resta ampio.

La diffusione degli investimenti riprende quota nel corso del I semestre ed è attesa rimanere tale per la seconda parte dell’anno. Dai processi di investimento è interessato solo un quarto delle imprese complessive ma la diffusione risulta nettamente differenziata secondo i macrosettori.
Le dinamiche occupazionali mostrano una diffusa connotazione di invarianza ma crescono sia i casi di aumento che di diminuzione delle maestranze: per chi è uscito dalla crisi, le opportunità di crescita non mancano; per chi ne è rimasto vittima peggiorano ulteriormente le condizioni di operatività.
Torna a crescere nel primo semestre 2011 il ricorso alla cassa integrazione guadagni che interessa il 16,6% del totale delle imprese che hanno risposto.
Tra le misure che le imprese intendono adottare per fronteggiare la crisi primeggia ancora, quella di ricercare nuovi mercati in Italia (31,7% delle imprese che hanno risposto). La diffusione di tale “misura” risulta tuttavia in calo. Continua, invece, a crescere l'idea che vadano ulteriormente ridotti i margini di guadagno (con il 31,7% dei casi è la prima voce per diffusione a pari merito con quella di nuovi mercati).
Aumenta la diffusione dell'ipotesi di ridurre il personale (è ora al 25,4%). Perdono quota sia l'intenzione di ricorrere a nuova liquidità (che riguarda il 21,2%) sia quella di ricorrere a nuovi investimenti (riguarda ora il 22,8%). Cresce ulteriormente la diffusione dell'intenzione di chiudere l'attività (11,1% dei casi) e cala la diffusione dell'idea di riconvertire (solo il 6,9% la indica come rimedio da adottare di fronte alla crisi).

Lo scenario da qui al 31/12/2011
Questo 11% si traduce, nella nostra realtà provinciale, in una importante quota pari ad oltre 4.000 imprese, tra piccole e medie, che dichiarano, attualmente, di pensare seriamente alla cessazione dell’attività entro il 31 dicembre 2011. Di queste oltre 4.000, ben 1.000 sono artigiane.
Si tratta oltre tutto di una previsione ottimistica, in quanto riferita alle imprese più dinamiche.
Ricordiamo infatti che il campione che risponde all’Osservatorio lo fa di propria spontanea iniziativa, con gli strumenti informatici di cui dispone, ciò significa che si tratta di imprese leggermente più strutturate e quindi più “forti”.
Cna ritiene che sia fondamentale, giunti a questo punto, trovare delle soluzioni utili a scongiurare la chiusura di migliaia di imprese, a tal fine tutti gli attori dell’economia territoriale dovranno giocoforza concordare azioni unitarie ed efficaci.








Questo è un articolo pubblicato il 13-10-2011 alle 22:52 sul giornale del 14 ottobre 2011 - 566 letture

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