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Libri & cultura: Buona è quest'aria

Buona è quest'aria 3' di lettura Senigallia 06/10/2011 -

Buona è quest’aria (Albatros, 2010, 44 pp.) è l’ultima raccolta di poesie di Maria Antonia Martines, bolognese di nascita ma ormai da tempo residente a Brugnetto, dove vive e lavora.
 



La scrittura poetica della Martines si svolge mantenendo costanti alcune caratteristiche, interessanti per chi legge la sua opera e per chi vuole riflettere non solo sui contenuti ma anche sulla resa stilistica di un componimento poetico in generale. Primo aspetto – centrale e ricorrente, come una tematica che, ad ogni stagione della vita, si rivela come nucleo fondamentale di ogni riflessione umana – è il filo narrativo dell’amore: l’autrice scopre intorno a sé delle tracce indelebili dell’esperienza amorosa, e cerca di cantare quelle tracce e di condividerle con gli altri, anche se parlano spesso di caducità, di fragilità, di assenza, di abbandono. Persino le dimensioni più fugaci e più incomprensibili (a volte) dell’evento amoroso sono una scusa per non perdere il ricordo dell’amato, per non cancellare e rivivere a pieno nella natura e nelle cose circostanti quel momento di luce, di eternità. Un’eternità che spesso sembra in realtà essere soltanto un’illusione, nella quale si nasconde la paura, celata in alcuni componimenti, della solitudine, così simile all’autunno, quando ogni cosa appare destinata a finire. L’amore più di una volta viene decritto nella sua fase finale, nel momento dell’epilogo, quando tutto può essere oggetto di ricordo, piacevole ma amaro. È la sensazione che emerge ad esempio in Cala la sera, in Sul finire dell’estate, in Inverno, in Autunno, e in molte altre poesie. Sempre dura con se stessa e con le proprie esperienze, la Martines segna una rottura profonda con l’illusione amorosa in Ieri era il tuo compleanno, dove la fiamma della sua passione è contrapposta al freddo glaciale della sua delusione e al suo cuore ormai - ma forse non per sempre - impietrito.

Interessante è il ruolo ricoperto dalla natura in questo passaggio interiore della protagonista: il mondo assiste impotente di fronte al suo dramma, senza alcun intervento benevolo, anzi sottolineando, con la ciclicità del tempo e con la caducità delle cose e della vita umana, una brevità di cui l’uomo a volte sembra non avere sufficiente consapevolezza. Testimoni casuali (ma non troppo…) delle sensazioni dell’autrice sono i colori, chiamati in causa a spiegare, con stimoli visivi, le riflessioni interiori di chi scrive, come se non si potesse far nulla di veramente concreto ma quella descritta fosse l’unica situazione plausibile concessa alle persone. Ultimo aspetto su cui è opportuno soffermare l’attenzione durante la lettura dei versi riguarda la metrica e la punteggiatura. Non esiste nei componimenti di Maria Antonia Martines alcun vincolo metrico e formale: non c’è struttura, così come in amore non si può stabilire alcun limite. L’autrice, però, mentre da un lato rinuncia del tutto alla punteggiatura, dall’altro marca ogni verso con l’iniziale maiuscola: siamo in un mondo parallelo, in una realtà evocata dalle parole, ma non per questo direttamente esperibile con i sensi. In questa dimensione non ha senso utilizzare limiti grafici per il tempo e per lo spazio (come invece la vita spesso impone) perché nessuna azione, nessuna persona, nemmeno la più insignificante, deve essere trascurata: tutte le entità della natura hanno una loro dignità e una loro valenza nel percorso personale del singolo individuo e per questo richiedono un adeguato riconoscimento, anche solo formale.








Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 06-10-2011 alle 17:33 sul giornale del 07 ottobre 2011 - 10053 letture

In questo articolo si parla di cultura, poesia, iobook, Giovanni Frulla, maria antonia martines

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