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Un incontro di approfondimento perll’ospitalità dei bambini Bielorussi di Litva

Associazione Un Tetto 4' di lettura Senigallia 04/10/2011 -

Ospitare nella propria città, nella propria famiglia chi arriva da un paese lontano richiede due atteggiamenti fondamentali: l’umiltà di farsi compagni di viaggio per un breve tratto in un rapporto di scambio, la premura di considerare la storia dell’ospite e la sua realtà di provenienza.



Questa, in sintesi, la testimonianza di Massimo Bonfatti, presidente dell’organizzazione di volontariato “Mondo in cammino”, invitato dall’Associazione “Un tetto” per riflettere sull’esperienza di accoglienza dei bambini bielorussi. Ospitare i bambini di Chernobyl non può prescindere dalla loro grave realtà ambientale e dai rischi sanitari e psicologici che si vivono in alcune zone della Bielorussia. Malattie cardiovascolari, tumori, leucemie sono sempre in agguato e colpiscono proprio i più piccoli: è la grave conseguenza dell’incidente avvenuto venticinque anni fa alla centrale nucleare di Chernobyl.

Ma in realtà la zona, luogo di costanti esperimenti nucleari sovietici fin dai tempi della guerra fredda, era già altamente inquinata per la presenza di alcune sostanze radioattive nel ciclo alimentare e la situazione, ulteriormente aggravata dopo il 1986, resterà tale almeno per altri trecento anni. Accogliere questi bambini per un mese nelle nostre zone non contaminate e consentirgli quindi una alimentazione non radioattiva riduce i rischi di malattia almeno del 30%. Ma tale opportunità è solo per alcuni ed è limitata nel tempo: fornire dunque sul posto una adeguata educazione alimentare ed igienica può portare benefici maggiori da vari punti di vista. Le informazioni relative alla contaminazione, ai rischi e ai rimedi della radioattività in Bielorussia sono controllate dalle autorità politiche e quindi assai scarse e volutamente nascoste. Infatti è rischioso portare avanti ricerche, diffondere informazioni, pubblicare dati e studi: Massimo Bonfatti a riguardo ha citato alcuni noti scienziati bielorussi finiti in prigione per le loro pubblicazioni.

L’ignoranza forzata e prolungata della popolazione aggrava ulteriormente le condizioni di vita delle persone ed aumenta costantemente il numero di invalidi e di morti. Promuovere un certo tipo di educazione alimentare ed igienica, con alcune norme molto semplici di comportamento, potrebbe facilitare in parte la vita in Bielorussia. Ecco perché l’organizzazione di Bonfatti da alcuni anni porta avanti il progetto “Scuola amica” che prevede la formazione degli insegnanti bielorussi e la diffusione di materiale informativo che dai bambini possa giungere alle loro famiglie. A questo riguardo è fondamentale anche la formazione delle famiglie italiane che ospitano i bambini bielorussi perché, attuando e mostrando un certo stile di vita, possano aiutarli a crescere nella consapevolezza di norme semplici ma essenziali quando la radioattività è presente nel ciclo alimentare. Inutile dire quanto può essere importante anche sottoporre i bambini ad un semplice screening sanitario per prevenire eventuali disturbi e malattie. Tutto questo non può essere affidato al buon cuore dell’ospitante ma è importante la formazione, il confronto, la cura alimentare e sanitaria dei nostri piccoli ospiti perché la loro permanenza tra noi sia realmente utile e costruttiva.

Ecco la funzione di un’associazione come la nostra che, al di là delle pratiche burocratiche ed organizzative, cerca di creare una adeguata preparazione delle famiglie ospitanti. Il progetto che l’Associazione “Un Tetto” porta avanti è il frutto di un’amicizia nata circa dieci anni fa con il piccolo villaggio agricolo di Litva e con la sua scuola: ogni anno giungono a Senigallia, accompagnati dai loro insegnanti, bambini di questa scuola che durante il giorno frequentano le loro lezioni per rientrare in famiglia nel pomeriggio. Dallo scorso anno il gemellaggio coinvolge anche le scuole di Rocevici e Rubezhevici, due villaggi dello stesso territorio di Litva. “Legami di amicizia e di speranza” è il titolo delle iniziative che l’Associazione propone alla città in queste settimane in occasione della presenza di un gruppo di quindici bambini e delle loro insegnanti. Sabato 8 ottobre sarà inaugurata alla galleria Arearte, in via fratelli Bandiera 34, la mostra fotografica di Gabriele Moroni che nello scorso maggio ha realizzato un viaggio e un reportage nella zona di Cernobyl. L’obiettivo principale di tutto ciò, come spiega lo stesso titolo generale, è quello di crescere insieme in un rapporto di profonda amicizia, dove si cammina gli uni accanto agli altri, dove insieme ci si prende cura dei più piccoli e si cerca di costruire un futuro bello e sereno per ciascuno di loro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-10-2011 alle 11:40 sul giornale del 05 ottobre 2011 - 549 letture

In questo articolo si parla di attualità, associazione un tetto, bambini di litva

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