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comunicato stampa

Barbara: il prof. Piccinini sulla memoria di Garibaldi

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da Ettore Baldetti

Gilberto Piccinini

Venerdì 5 agosto Gilberto Piccinini, docente dell’Università di Urbino nonché presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche e dell’Istituto provinciale per la Storia del Risorgimento Italiano, è intervenuto a Barbara sul tema “Le gesta di Garibaldi fra tradizione e attualità”, nell’ambito un ciclo di conferenze-dibattito organizzato dall’Assessorato alla Cultura, all’interno della mostra “Marchigiani nel Risorgimento”, aperta a Palazzo Mattei nei giorni festivi dalle 17 alle 19.

Il prof. Piccinini ha lamentato la pigrizia ed il ritardo di importanti enti istituzionali e la noncuranza di talune componenti della politica italiana nella valorizzazione e nel ricordo dei personaggi e degli anniversari garibaldini o risorgimentali: il centenario della morte, nel 1982, il duecentesimo anniversario della nascita, nel 2007, e, da ultimo, il 150° dell’Unità d’Italia, che si è veramente animato, pur in carenza di adeguati finanziamenti, solamente dopo che il 18 febbraio il consiglio dei ministri aveva ufficializzato la data del 17 marzo come festa nazionale. Nel generale oblio è finito il politico, filosofo e conte pesarese Terenzio Mamiani, tra i massimi artefici dei moti del 1831 e presidente del primo ministero laico-liberale pontificio e primo ministro italiano della Pubblica Istruzione, il cui feretro era stato acclamato nel passaggio attraverso i comuni marchigiani; lo stesso ricordo edulcorato del repubblicano Giuseppe Mazzini venne riesumato nella pubblicistica e nella toponomastica municipale solamente dopo il 1905, centenario della nascita. Mentre in Italia, il garibaldinismo, in un passato più o meno recente, è stato strumentalizzato, ridimensionato o dimenticato anche per finalità politiche di avverse tendenze, contrariamente, un sincero interesse per le imprese e la memoria di Garibaldi si ritrova in altri stati extra-europei come gli statunitensi Carolina del Sud, che pure denota ancora un certo segregazionismo razziale e l’eroe dei due mondi non visitò, e lo Stato di New York, dove il nizzardo fu ospitato da Meucci, contestato inventore del telefono, o in Brasile, patria della compagna Anita.

Garibaldi viene anche ingiustamente accusato da taluni di contraddizioni o nefandezze, quando invece è provata la sua costante attenzione per la salvaguardia della libertà e della dignità di uomini e popoli: si pensi alle sue battaglie militari, politiche ed umane, talvolta supportate dalla segreta collaborazione della massoneria, di cui resta probabile traccia nell’incontro anconetano con Filippo conte Camerata, nel dicembre 1848. In Ancona il nizzardo ritrovò anche un suo amico e collega di marina, Antonio Elia, patriota fucilato nel 1849, già difensore del capoluogo marchigiano dalle ultime scorrerie dei pirati barbareschi e padre del garibaldino Elia, che salverà il generale a Calatafimi nel 1860, facendogli da scudo con il suo corpo. Nella città portuale, così fervida di patriottismo, pervenivano anche - per rifornirsi di cuoio - molti ciabattini marchigiani, i quali poi, verosimilmente indottrinati nel capoluogo ai valori risorgimentali, avrebbero aderito alle imprese garibaldine in numero relativamente alto. Non solo il settore calzaturiero è legato al Risorgimento, ma probabilmente anche un altro fiore all’occhiello dell’economia marchigiana: infatti sarebbe stata l’imitazione di un ‘organetto’ musicale di un militare della battaglia di Castelfidardo a permettere ad un agricoltore della famiglia Soprani di iniziare la fabbricazione delle prime fisarmoniche. Venerdì 12 agosto, alle 21.30, la serie degli “Incontri in mostra” proseguirà con Marco Moroni, docente presso l’Università di Ancona, che analizzerà “Il contributo del movimento cattolico marchigiano all’unificazione nazionale”.

Foto di Angelo Papi



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Gilberto Piccinini

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-08-2011 alle 16:10 sul giornale del 09 agosto 2011 - 683 letture