Piero della Francesca e la Madonna di Senigallia nella contemporaneità dell'arte di oggi

Ennio Giuliani 2' di lettura Senigallia 09/07/2011 -

Per lungo tempo la fortuna critica di Piero è stata molto inferiore al reale valore della sua arte, forse perché lavorò in centro di minor spicco e lontano dalle grosse committenze. Questo contribuì sì a ritardare la sua fama, ma la sua arte fu libera da condizionamenti, la ricerca tecnica ed artistica lo portarono a superare il suo secolo, Piero fu uno dei precursori dell’arte moderna.



Se dovessi fare una lista per designare i più bei dipinti, il primo sarebbe la Madonna di Senigallia, pittura su tavola, risalente al 1470 circa, è uno dei dipinti più segreti che siano mai stati prodotti, una vera e propria creazione della luce, che penetra dalla finestra sulla sinistra, come nei dipinti che Vermeer eseguirà due secoli più tardi, e investe frontalmente tutte le figure, sfumando i contorni dei volti, infiltrandosi nelle pieghe dei voluminosi panneggi, indorando di riflessi serpentinati i capelli degli angeli, sollevando in delicate trasparenze il velo leggero che poggia sul capo perfettamente ovale della Vergine, riflettendosi infine nei particolari più minuti, come nella preziosa coroncina di corallo del bambino, i personaggi viaggiano nella storia senza tempo e spazio, ibernati in una realtà paranormale. La sintesi prospettica di forma-colore, l’impassibilità con cui sembra porsi nei confronti dell’universo, rappresentano il rigore geometrico da cui scaturisce l’armonia e il ritmo unitario delle sue composizioni.

Se la tavola di Urbino può considerarsi il punto di arrivo delle ricerche di Piero, per noi costituiscono un’eredità destinata non solo ad influenzare i più sensibili artisti delle generazioni successive, ma, a produrre i suoi frutti fino al nostro secolo. Piero è il pittore della forma, al punto che nel primo Novecento egli è nell’alone di Seyrat, di Cèzanne e quell’orientamento di gusto contribuì non poco a renderlo celebre. Ad un certo momento egli è sembrato l’esempio perfetto, la dimostrazione antica e perciò profetica, di un concetto che ha dominato la critica dell’arte fra XIX e XX secolo: di come la pittura cioè, prima di essere armonia di colori e di superfici sia discorso concettuale. Senigallia ha sempre pagato prezzi esagerati per raggiungere i suoi obiettivi, mi auguro che i cittadini prendano finalmente coscienza del suo inestimabile patrimonio, di questo quadro, la Madonna di Senigallia, affinché rimanga in questa città come storicamente le compete.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-07-2011 alle 16:00 sul giornale del 11 luglio 2011 - 719 letture

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