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Cisl: vertenza amianto contro l'Italcementi

amianto 3' di lettura Senigallia 22/04/2011 -

Dal 1948 al 1984, ha operato a Senigallia la Sacelit, producendo, come tutti sappiamo, manufatti in cemento-amianto. Questa fabbrica occupava, negli anni ‘60, circa 350 lavoratori che, sommati ai 150 circa del cementificio, rappresentava per Senigallia, la prima fonte di occupazione.



Solo dagli anni ’70, si è iniziato a prendere coscienza della forte nocività delle fibre di amianto sulla salute di chiunque ne fosse venuto a contatto, coscienza collettiva che sfociò nelle grandi lotte sindacali rivolte alla bonifica dell’ambiente di lavoro. Solo dopo la messa al bando, da parte della Comunità Europea, dell’amianto, la Sacelit ha programmato una graduale cessazione dell’attività produttiva, conclusasi, di fatto, solo nel 1984. Chi ha lavorato nello stabilimento di Senigallia si ricorda bene delle condizioni in cui si lavorava, agli addetti veniva data una piccola mascherina e così era loro somministrato l’antidoto contro l’amianto, parola che deriva dal greco asbestos e che significa inestinguibile, indistruttibile….

Certo con la mascherina si sarebbe potuto sconfiggere l’amianto! La Direzione dell’Italcementi conosce bene gli effetti dell’esposizione all’amianto sulle persone che hanno lavorato per questa grande multinazionale, come conosce le condizioni con cui si lavorava a Senigallia. L’amianto veniva scaricato a mano, poi veniva girato con dei forconi e veniva gettato sull’aspiratore che lo trasportava ai miscelatori. Anche la stessa mensa, dove mangiavano gli operai, era collocata all’interno dell’ambiente di lavoro, in mezzo all’amianto. Visto l’aggravarsi delle conseguenze a lungo termine sulla salute di chi è stato esposto all’amianto e alle tragicamente più note vicende Eternit, Fibronit ecc., l’Italcementi ha provveduto, nei mesi scorsi, ad un parziale risarcimento “ad personam,” verso alcuni dei soggetti interessati, mediante contatti con una associazione locale supportata da uno studio legale Senigalliese. Facciamo rilevare che ciò che è stato fatto, sicuramente meritorio, ha portato sì ad un immediato riscontro economico per una parte di ex dipendenti, ma da un lato ha sollevato l’azienda da qualsivoglia ulteriore responsabilità che potrebbe verificarsi in futuro sulla salute degli ex lavoratori ora indennizzati.

La Cisl ha raccolto elementi per poter aprire un confronto con l’Azienda affinché si possa dare tutela a tutti gli ex dipendenti non solo in relazione alla propria situazione sanitaria passata ed attuale, ma anche nei confronti di eventuali aggravamenti che potrebbero verificarsi nel prossimo futuro, a partire da una sorveglianza sanitaria ampliata e mirata. La CISL, ritiene inoltre che ad aver subito i danni dall’esposizione all’amianto non siano stati solo gli operai della Sacelit, ma potrebbero averli subiti anche tutti quei cittadini che per anni, vivendo in prossimità della fabbrica, hanno visto depositate in continuazione le polveri di amianto sui davanzali delle loro finestre, convivendo dunque, giorno e notte, con questo rischio.

L’Italcementi, che fino ad ora ha erogato solo indennizzi parziali sia in termini di cifra risarcitoria che in termini di soggetti interessati, dovrà, a nostro avviso, prendersi carico delle sue complessive responsabilità nei confronti dell’intera città di Senigallia. Preso atto di ciò chiediamo dunque alle Istituzioni di sostenere l’iniziativa sindacale volta alla completa tutela degli ex dipendenti Sacelit nella consapevolezza che questa città ha già pagato all’amianto un prezzo salatissimo anche in termini di vite umane.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2011 alle 18:17 sul giornale del 23 aprile 2011 - 2986 letture

In questo articolo si parla di attualità, edilizia, amianto, cisl, salute

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