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comunicato stampa

Rientrati i ragazzi della provincia del Treno della Memoria

2' di lettura
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dalla Provincia di Ancona
www.provincia.ancona.it

Sono rientrati i 50 studenti marchigiani che hanno preso parte al progetto del Treno della Memoria recandosi nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Ad accompagnarli il vicepresidente della Provincia di Ancona Giancarlo Sagramola.

Molti gli incontri durante il breve ma intenso soggiorno. La visita al vecchio ghetto ebraico, oggi spazio disseminato di simboli e monumenti che ricordano le storie e i personaggi di quel luogo. Come le 68 sedie di bronzo a piazza degli Eroi, dove oltre settant'anni fa le autorità naziste segregarono la popolazione ebraica. Ognuna di loro sta lì a ricordare mille ebrei che abitavano la città prima dell'invasione tedesca alla fine del 1939, il 25% della cittadinanza. O come la fabbrica di Oskar Schindler, il quale riuscì a salvare la vita di 900 ebrei dando loro lavoro nella sua industria di munizioni, e la farmacia Tadeusz Pankiewicz, che rifiutò di lasciare il ghetto prendendosi cura dei più bisognosi, nel momento in cui aiutare un ebreo significava esporsi alla morte. Ma è stato soprattutto il mesto pellegrinaggio nei luoghi del buco nero del Novecento, i campi di Auschwitz e Birkenau, a dare il significato più profondo a questa esperienza.

Le baracche di legno, capaci di ospitare centinaia di essere umani accalcati come animali, i chilometri di filo spinato, le torrette di guardia, i binari che portavano convogli strapieni di deportati fin nel cuore del campo. Le fotografie, circa un milione e mezzo, tante quante le donne e gli uomini che solo qui ad Auschwitz, durante la seconda guerra mondiale, trovarono la morte. Migliaia e migliaia di volti tutti uguali, spersonalizzati dalla ferocia nazista e distinti solo da una breve serie numerica incisa da qualche parte nel corpo. E infine le lapidi, che richiamano l'attenzione sui crimini consumati e che ammoniscono chi passa di qua a non dimenticare. A ciascun visitatore è chiesto di ricordare una delle tante vittime pronunciandone il nome, quasi a restituirle, anche solo per un attimo, l'identità strappata dal lager.

"Qui - afferma Sagramola - si prende realmente coscienza di ciò che accadde. È come rientrare e vivere personalmente una pagina di storia che abbiamo appreso solo dai libri di scuola o da qualche vecchio filmato. È impossibile non provare angoscia per le sofferenze e le umiliazioni che vennero inflitte a centinaia di migliaia di esseri umani spogliati di ogni dignità umana. Il freddo, portato dal vento che soffia nel silenzio dei campi, è forse ciò che più di ogni altro particolare, persino più delle macerie delle camere a gas e dei forni crematori, riesce a dare la misura di tutto questo non senso".





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-02-2011 alle 12:26 sul giornale del 23 febbraio 2011 - 622 letture