contatore accessi

x

SEI IN > VIVERE SENIGALLIA > POLITICA
comunicato stampa

Qualità dell'aria, Verdi: 'Salute, bene non contrattabile'

7' di lettura
828
da Verdi Marche
www.verdimarche.it

simone ceresoni, michela paci, adriano cardogna, marcello mariani

“Smog: la politica intervenga” è il grido d’allarme – a seguito dei risultati della campagna “Mal d’aria di città 2011” di Legambiente – lanciato dal presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto G. Ugazio, dieci giorni addietro. Un appello a sindaci, governatori di regione e Governo affinché vengano immediatamente adottate le misure necessarie a tutelare i bambini dai rischi correlati all’inquinamento atmosferico, soprattutto nelle città in cui si registrano continui superamenti dei limiti comunitari di pm10 e pm2,5.

I Verdi, che guardano alla Costituente Ecologista come traguardo per la creazione di una forza ambientalista transeuropea attenta in primis alla qualità della vita e alla salute dei cittadini, raccolgono l’allarme della SIP e, nel giorno dell’avvio nella città di Ancona delle misure di contenimento alle emissioni di polveri sottili, avanzano una loro proposta. “Occuparsi di questo tema in modo strategico – affermano all'unisono gli assessori Verdi del comune di Senigallia Ceresoni e Paci - ci permette di uscire dalla logica emergenziale dei provvedimenti tampone e della sanzioni dell'Unione Europea e ci permette di di programmare - tramite la definizione degli standard quantitativi e qualitativi delle piantumezioni degli alberi, l'introduzione di aree pedonali e zone a traffico limitato, la realizzazione di percorsi pedonali e cilabili, la realizzazione di parchi urbani, l'applicazione dei livelli più avanzati del protocollo Itaca - Marche nelle scelte volte a promuovere la tipologia edilizia orientata al risparmio energetico e all'efficenza energetica - il contenimento di emissione dei gas con effetto serra” Per quanto dichiarato dalla Commissione europea, 15 persone su 10.000 muoiono ogni anno per causa delle PM10: più del doppio di tutte le vittime per incidenti stradali nel nostro Paese. Nove mesi di vita persi da ogni italiano per la cattiva qualità dell’aria. 28 miliardi di euro all’anno di spesa sanitaria. Significa che nelle Marche si hanno almeno 1.200 decessi all’anno a causa delle polveri sottili: 150 nella sola città di Ancona.

Numeri da guerra, e la guerra alle polveri non può essere combattuta solo a parole: servono azioni concrete e, per realizzarle, servono adeguati finanziamenti ai comuni. Manca un Piano nazionale della qualità dell’aria. Il deferimento alla Corte di giustizia europea incombe: Ancona ha avuto la concessione di una deroga che scade a giugno. Poi saranno guai, amministrativi e forse anche penali, e sanzioni milionarie. I blocchi sporadici del traffico, da soli, non bastano: al massimo, l’inquinamento scende del 15%. Ma hanno un grande significato in termini di comunicazione: le polveri sottili non si vedono, e quindi si ha una percezione diminuita della gravità del problema. “Tutto è utile, nulla sufficiente”, questa deve essere la filosofia d’approccio alla lotta alle polveri sottili. Bisogna incidere su tutte le fonti emissive: sì traffico, ma anche riscaldamento domestico e fonti di produzione industriale. E ricordando come, oggi, nel territorio della provincia di Ancona, in una ristrettissima zona classificata AERCA (Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) si concentri oltre l’80% dell’intera produzione regionale di energia da fonte fossile (con ciò che ne consegue in termini di emissioni in atmosfera), va evidenziato come nella stessa area insistono altri tre fattori di inquinamento: l’aeroporto, il porto-petroli di Falconara e il porto merci e passeggeri di Ancona.

“Appare evidente – sottolinea il Capogruppo dei Verdi in Consiglio Regionale, Adriano Cardogna - come la Regione e le Provincie debbano accelerare il processo di riorganizzazione della rete di monitoraggio ambientale, qualificandola rispetto alla normativa europea. Occorre – aggiunge il consigliere regionale – dare immediatamente attuazione al piano di azione previsto dalla Regione: quindi risparmio ed efficienza energetica, forestazione urbana, piste ciclabili, potenziamento del trasporto pubblico (sia ferroviario che non). Un impegno di civiltà – conclude - è l'implementazione degli studi tossicologici sulla popolazione, in particolare ho già dichiarato come è doveroso che le Marche si dotino del Registro dei Tumori Regionale”. I sindaci sono stati lasciati da soli a combattere una battaglia che, senza regole nazionali e senza risorse, appare difficilmente affrontabile. Con in più il rischio di azioni penali nei loro confronti: da qui, la proposta dei Verdi delle Marche e della provincia di Ancona. Siamo convinti – afferma il l'assessore provinciale VERDE Marcello Mariani - che il porto di Ancona sia una grande occasione di sviluppo economico e occupazionale: la prima industria regionale. Siamo altrettanto convinti che le ”autostrade del mare” siano da preferirsi a quelle d’asfalto, come anche che la Blu economy sia perfettamente sovrapponibile alla Green economy.

Ma siamo certi che, per realizzarsi, Blu & Green economy necessitano della trasformazione di Ancona in un Green Port (al pari di Genova, o Civitavecchia, o Venezia). Serve più convinzione, specie da parte dell’Autorità Portuale, nell’applicare tecnologie che risparmiano energia (il cold ironing, l’eolico sulle dighe foranee, il fotovoltaico per coperture, l’allaccio per i camion frigoriferi) e acqua (un acquedotto industriale con l’acqua della “frana” che eviti i lavaggi con l’acqua “minerale” di Gorgovivo) e producono ciò che serve al porto da fonte rinnovabile. E che possano contribuire inquinando molto, ma molto meno di oggi (una nave passeggeri, a motore fermo, ormeggiata quasi in piazza della Repubblica, si autoproduce dai 5 ai 10 Mw di energia elettrica con i gruppi elettrogeni di bordo: una vera e propria centrale), consentendo più salute ai cittadini e minori spese sanitarie alla Regione Marche . “Chi inquina, paga”, questa è la regola in campo ambientale, e il porto di Ancona, con i suoi 140 sforamenti nel 2010 (4 volte i 35 concessi) per le emissioni consentite, deve fare la sua parte per la tutela della salute dei cittadini che ci devono convivere. Non si chiede certo di fermare il porto: tutt’altro! Noi chiediamo di rilanciarlo, di svilupparlo: con un sussulto di responsabilità e d’appartenenza di farne il trampolino, tecnologicamente avanzato, delle merci da Suez al centreuropa.

Ma è il porto che deve responsabilizzarsi. Deve contribuire, attraverso delle compensazioni, a fornire gli strumenti necessari per attuare le mitigazioni che i sindaci in cui ricade l’AERCA saranno costretti, anche per sua causa – delle sue 5.383 navi, dei suoi altre 500 mila automezzi, delle sue emissioni – a mettere in campo a tutela della salute dei cittadini: parcheggi scambiatori gratuiti, trasporti pubblici migliorati, le smart grid per auto elettriche, il trasporto condiviso e a chiamata, la riqualificazione energetica degli involucri edilizi, le cinture verdi di protezione, il calcio-magnesio-acetato da stendere sulle strade e tante altre forme di riduzione del danno. Da qui la proposizione di una addizionale sulla tassa d’imbarco di automezzi e passeggeri: una addizionale motivata, a fronte di migliori servizi ambientali all’utenza che si dovranno dare. Perché se lo scorso anno avessimo avuto a disposizione 1 euro, un solo euro per ognuno degli oltre 500mila veicoli, tra camion e auto usciti dal porto (un’autocolonna ininterrotta 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno di oltre un mezzo su gomma al minuto) e per gli oltre 1 milione e 650 passeggeri, oggi i sindaci dell’AERCA avrebbero 2 milioni e 200 mila euro provenienti da quella ecotassa a disposizione per misure, meno spot e più strutturate, a salvaguardia della salute.

E invece, non hanno neanche i fondi per i cartelli stradali di divieto: costretti a bloccare automezzi dei loro amministrati certo meno inquinanti di quei 500 mila e passa veicoli tra cui tantissimi mezzi pesanti (e 10 camion Conventional emettono più polveri sottili di 75 auto diesel Euro2) che nessun fermo, invece, patiscono! Se qualcuno, mentre si vara il federalismo, mentre si applicano le addizionali su cinema e alberghi, volesse tirare in ballo un possibile detrimento alla “competitività” portuale per una addizionale di 1 euro, noi da subito diciamo che la salute non è un bene contrattabile! E che 1 euro per un TIR carico, equivale al costo, in termini di consumo di carburante, della percorrenza di un paio di chilometri: giusto un giro di rotatoria. E, per un crocierista in vacanza, 1 euro è il valore di una bottiglietta d’acqua o di un caffè. La salute, la salute di tutti, varrà bene un caffè!





simone ceresoni, michela paci, adriano cardogna, marcello mariani

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-02-2011 alle 18:09 sul giornale del 22 febbraio 2011 - 828 letture