'Se non ora quando', piazza Roma gremita per difendere la dignità delle donne

2' di lettura Senigallia 13/02/2011 -

Piazza Roma gremita per manifestare in difesa della dignità delle donne. Palloncini e sciarpe bianche sono stati usati come simbolo di adesione alla protesta montata a seguito del “Rubygate” e che vede coinvolto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.



Le donne sono scese in piazza per manifestare la loro indignazione contro la messa al bando della dignità femminile”- ha detto Giuseppina Massi, tra le organizzatrice della manifestazione senigalliese iniziata alle 16. Un movimento di protesta nato “spontaneamente”, hanno detto le organizzatrici, moltiplicatosi con un tam tam via internet grazie al social network Facebook, dove è stato creato il gruppo “Se non ora, quando? a Senigallia”.

Donne in Piazza Roma a SenigalliaTanti gli striscioni che tappezzavano piazza Roma e che puntavano il dito contro gli “scandali” a sfondo sessuale che coinvolgono il premier Berlusconi e che portavano scritte come la frase di Rosi Bindi “Non sono una donna a su disposizione”. Cartelli che spuntavano tra la folla, uno dei quali era sorretto da uno dei volti femminili più noti e rappresentativi della città, quello di Luana Angeloni, per dieci anni sindaco di Senigallia. Insieme a lei in piazza c'erano tutte le donne della politica senigalliese (ma anche tante donne “comuni”), dalla senatrice Silvana Amati, alle organizzatrice dell'evento Giuseppina Massi e Beatrice Brignone alla presidente della provincia Patrizia Casagrande. Una manifestazione che ha visto la partecipazione, al fianco delle donne, anche di tanti uomini.

Dal primo cittadino Maurizio Mangialardi, all'assessore Fabrizio Volpini al presidente del consiglio comunale Enzo Monachesi. Molti anche i rappresentanti delle varie associazioni che hanno risposto all'appello come il Consiglio delle donne, la Consulta per il volontariato, il centro sociale Mezza Canaja e la Scuola di pace. Tra musica e testimonianze c'è stato anche un collegamento in streaming con Piazza del Popolo a Roma dov'era in corso la manifestazione madre.








Questo è un articolo pubblicato il 13-02-2011 alle 23:30 sul giornale del 14 febbraio 2011 - 6281 letture

In questo articolo si parla di cronaca, giulia mancinelli

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Il "maschilismo" berlusconiano è riuscito a far resuscitare il femminismo , movimento che era morto e sepolto...miracoli del...pilu..direbbe Albanese..

Un momento : nell'articolo c'è l'intervento di una donna che per tanto tempo è stata al centro di "gossip" ...per non parlare delle ragazze di un centro, in particolare durante certe feste..ma in quel caso la dignità della donna dov'era?Sono queste le cose che odio dell'Italia: tutte pronte a scandalizzarsi quando certe vicende riguardano gli altri

paolo pizzi

Alle donne che scenderanno in piazza domani, in una sorta di sollevazione contro l’immagine di donna che esce da un mese di cronache di feste e confessioni di escort, vorrei porre qualche domanda. Il manifesto della iniziativa parla di «baratro culturale», di «Italia ridotta a un bordello» ci scusino i lettori, ma questo è lo “spirito del tempo”. Qualcuno, qualcuna si è accorta ora delle code davanti agli studi dove si scelgono le future vallette, o del diffuso sogno di entrare nella scuderia di Lele Mora, sogno per cui alcune sono disposte a tutto. «Se non ora, quando», è il grido della manifestazione di domani. E sembra l’esclamazione di chi tardivamente si sia guardato attorno, scoprendo che l’aria che tira non gli piace.

La prima domanda è dunque dove erano tante di quelle che sfileranno domani, in questi venti anni. La maggior parte di loro proviene da quella cultura che è il lascito tardivo di femminismo e Sessantotto: la cultura del «Io sono mia», che predicava la piena autonomia di una donna finalmente liberata da condizionamenti del passato, maschilisti o “ peggio” religiosi. La ricordiamo l’ebbrezza di questa liberazione, trent’anni fa: libera, si proclamava quella generazione di ventenni, di fare politica, di studiare e lavorare; libere nel rifiuto orgoglioso di essere “donne oggetto”; libere dal matrimonio come destino obbligato; libere, grazie alla pillola e all’aborto legale, dall’antico giogo di maternità non volute.
La seconda domanda allora è che cosa è stato ereditato, di queste vere o presunte libertà, dalle figlie. Qualcosa deve essersi inceppato nella trasmissione generazionale. Però quelle sono figlie nostre; cresciute davanti alla tv forse, ma educate da noi.Insomma, la prospettiva di farsi meteorine in feste di vip, o di usare la bellezza per “arrivare” in fretta non è poi così riprovata. Plagiate da vent’anni di veline? Ma le famiglie, e le madri, dov’erano? Scoprire all’improvviso che le bambine di dodici anni, nelle famiglie più abbandonate ma non solo in quelle, sognano davanti allo specchio. Ve ne accorgete oggi? Noi cattolici retrogradi eravamo dunque all’avanguardia?

Su Repubblica però una docente universitaria pone questa distinzione: «Una cosa è che uno scelga i valori del sedere, come la cosa migliore di sé e più preziosa; tutt’altra cosa è che glielo imponga un altro». Tipica declinazione di quel relativismo etico che è da anni il pensiero unico obbligatorio. Secondo il quale nulla è oggettivamente negativo; se una liberamente decide di vendersi, niente da dire. Ma allora cosa si scende in piazza a contestare domani? Non c’era forse qualcosa di primario, di oggettivo che si è buttato via insieme al resto trent’anni fa, quando si gridava «L’utero è mio e lo gestisco io»?. L’utima domanda, la più importante, è: che cosa trasmettere a una figlia, perché non sogni, sotto sotto, di incontrare Lele Mora? Basterà parlare di decenza? (strano ritrovare in bocche laiche questo vecchio termine “bigotto”). Ciò che, crediamo, scrive su un figlio l’rgoglio di non essere in vendita mai è che si senta fin dal primo giorno unico, e amato, e non nato per caso, ma dentro un destino comune e buono; che sappia che quel destino è un compito che lo lega agli altri. È la certezza dei cristiani autentici, e forse quella dei laici migliori le cui speranze, però, sembrano oggi perse o sconfitte. Senza questa certezza del valore assoluto di ognuno, non stupisce che si concepisca di vendersi e i modi poi, per donne e uomini, sono tanti. Se nessuno ti ha detto che tu non hai prezzo, e il tuo valore è infinito.


paolo pizzi

Ragioni che premono
Ebbene sì, se io fossi una donna domenica sarei in piazza. Non per politichetta, ma per amore. E per ribellione del cuore e della mente, da credente e da persona libera. Ci sarei per dignità e senso morale. Certo non andrei per lamentare – come più di qualcuna tra le promotrici – che “è mancato il passaggio del testimone” tra le giovani e giovanissime di oggi e le femministe d’antàn. Ci sarei per dire che non m’interessa un passaggio del testimone, ma ascoltare testimonianze di verità su ciò che è accaduto nel mondo – vogliamo dire nei mondi? – delle donne italiane negli ultimi quarant’anni. Ci sarei con la speranza di ascoltare voci chiare e consapevoli e accenti nuovi e autocritici su una battaglia per la parità uomo-donna che ha dato frutti importanti e dolci, ma anche agri, e che soprattutto – per vederlo basta avere gli occhi – ha paradossalmente prodotto e radicato nella testa di tanta gente d’Italia anche una vasta, sventata e triste “pari opportunità” dell’involgarimento, della libertà declinata sino allo sciupìo di sé. Il peggio dei sogni al maschile trasformato in realtà.

Potrei chiamarla una gratuita perdita di senso e una logica dei sensi a pagamento, anche se temo di sembrare un disco incantato. L’abbiamo scritto così tante volte su queste pagine che ne ho perso il conto. Però c’è tanta di quella verità in questa iperbole amara, in questo lancinante interrogativo morale che insegue e sconfigge pensieri deboli e orgogliose professioni di relativismo, che vale la pena di rifarlo. E allora lascio le parole in pagina, perché – se fossi una donna – domenica sarei in piazza, in quella piazza, per ribellarmi non solo e non tanto al reato ancora da provare in giudizio di un uomo potente e, come lui stesso dice di sé, «qualche volta peccatore», ma alla réclame dell’escortismo che è certa ed è provata e che sta appestando i giornali e ci appesta la vita. Ci sarei per protestare contro la cartellonistica cialtrona che infesta le vie delle nostre città e contro la televisione sconciata e scosciata del velinismo e dei reality guardoni.

Ora che nel reality purtroppo ci siamo tutti, ora che (tra “nominati” e salvati, tra giudici e votanti) la partita è tutt’altro che virtuale, se fossi donna, andrei in piazza fra altre donne per chiedermi – e chiedere ad alta voce – che cosa abbiamo insegnato a quelle tante nostre figlie pronte a considerare la vendita di sé un investimento come un altro – perché un errore terribile c’è stato se siamo arrivati sino a qui, e non è solo di queste ragazze belle e confuse, determinate e senza bussola, figlie di madri liberate o fatte sole, di padri assenti o espulsi, di famiglie provvisorie e risolte, come un problema d’aritmetica o un lampeggiante desiderio. Ma questo, qui accanto, se lo chiede già Marina Corradi. E, come sempre, Marina lo fa trovando accenti coinvolgenti e giusti. Quindi mi fermo qui. Con le mie domande d’uomo e come di donna. Perché la parità che ho imparato è stare assieme e accanto, con uguale altezza e diverso ruolo. Trovando e ritrovando, come in famiglia, il coraggio di guardare e dire il problema vero. E oggi, davanti a un’annunciata piazza al femminile che spero s’arrovelli e non s’arroventi, non ho ragione o torto da dare, ma torti su cui fermarmi e ragioni da indicare.
Marco Tarquinio
Avvenire del 12 febbraio 2011


a occhio e croce i partecipanti equivalgono il numero dei candidati nelle varie leste di sinistra alle ultime elezioni comunali, più qualche parlamentare regionale e nazionale in cerca di visibilità

Dove sono le femministe dell'amore libero, delle comuni reichiane ispirate al teorico della "Rivoluzione sessuale" Wilhelm Reich, della "scopata senza cerniera", come la chiamava la femminista di sinistra Erica Jong? Ma come care compagnucce?! non eravate voi quelle de "l'utero è mio e me lo gestisco io"?

Non vi sentite un po' responsabili anche voi di questo mercimonio verso cui vi scagliate tanto? A voler storicizzare con un certo rigore, le cattive maestre apripista di questo sbracamento siete state proprio voi. Aspetto che facciate "autocritica" e "autocoscienza": non dicevate forse così nei vostri "collettivi"? Ma ora dopo "l'autogestione del proprio corpo" siete passati alla difesa ad oltranza del "corpo collettivo". E in un furore moralistico, siete pure alla ricerca del "corpo del reato".

Dopo aver provato l'ebbrezza dionisiaca della rivoluzione sessuale, ora scoprite i rigori ascetici della tonaca dei Piagnoni di Savonarola: Manette, cilicio e tonaca...

"per non parlare delle ragazze di un centro, in particolare durante certe feste"

So' ignorante....co vol di?

E' che le sessantottine sono diventate sessantottenni

Off-topic

ti, invece, faresti bene a seguire dei corsi di italiano. Il sabato s'intende..............

ad occhio e croce di consiglio un oculista!

Off-topic

Ahhhhh adesso ho capito.......(questo è scemo)

Quindi De Amicis il Puttanesimo come mezzo di scalata sociale ti aggrada?
Quindi la Minetti e le altre ragazzotte promosse a ministre o deputate non per meriti politici ma perchè la davano ti aggradano?
Mi deludi De Amicis......

Anche io sono deluso fortemente da De Amicis...

Sì, anch'io. Preferivo quello del libro "Cuore".

Io non sono deluso, cosa vi aspettavate da chi affoga nell'ideologia politica (un'ideologia oltrettutto spazzata via dalla storia)?
Arguzia? Equilibrio? Senso della realtà?

Beata innocenza...

Si festeggia i 150 anni dell’unita d’Italia , della quale tutte voi, donne “ se non ora quando?” imbevute come siete di valori storici e ideali patriottici, ne esaltate la ricorrenza, ma ciò poté avvenire anche grazie al contributo che una bella, audace e nobile escort, la marchesina Virginia Oldoini, meglio nota come la contessa Castiglione, poté dare alla causa andando a Parigi ad infilarsi, non ancora diciottenne, dietro suggerimento del cugino Camillo Benso di Cavour, nel letto di Napoleone III? Subito dopo la sua morte la polizia e i servizi segreti frugarono tra le sue carte e bruciarono tutte le lettere e i documenti a lei inviati dalle massime personalità del tempo, re, politici, papi e banchieri. Carissime donne etiche, la fica ha avuto un contributo all’unità d’Italia, hihihihihihhi ora la divide hahahahahaah

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Off-topic

ho scritto in modo criptico per non prendere una denuncia per diffamazione(ne avrei di cosa da raccontare)..quindi ti invito a moderare i termini..scemo è un insulto

Off-topic

Dimmi cosa c'è di sbagliato nella mia frase caro malavida:

per non parlare delle ragazze di un centro(ho volutamente omesso il termine "sociale" per non creare polemiche), in particolare durante certe feste.
il termine centro non indica solo il luogo dove vai a passeggio il sabato o la domenica




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