Fiamma tricolore su testamento biologico: 'Un falso problema'

movimento sociale fiamma tricolore 3' di lettura Senigallia 12/02/2011 -

Qual è il problema sociale più urgente per Senigallia? Le giovani coppie che non riescono a comprare la prima casa? Gli anziani che finiscono in case di riposo troppo care, senza un vero sostegno pubblico, una deduzione fiscale o un contributo per la badante ucraina? No, niente di tutto questo, ancora una volta c'è un falso problema mediaticamente eccitato, per fare la solita propaganda: il “testamento biologico”.



In questi giorni noi della Fiamma Tricolore abbiamo assistito e letto di tutto, da gag da avanspettacolo a tutte le declinazioni e decantazioni possibili di libertà, legalità, autodeterminazione, volontà. La maggioranza già nel presentare il testo ha evidenziato tutte le idee a cui fa riferimento. Ma tra queste non abbiamo sentito la voce della componente cattolica, che almeno in questa occasione, per un provvedimento che non ha nessuna validità giuridica, avrebbe potuto esprimere dei distinguo, dei però. Voi dossettiani, vi abbiamo trovati sempre schierati dall’altra parte, sempre a rimorchio della cosiddetta "sinistra". Di una "sinistra" che negli anni passati aveva preoccupazione per gli sfavoriti, gli operai, le categorie deboli, la giustizia sociale. Ma che ormai da tempo ha trovato nuove istanze più alla moda: lo sballo positivo, le nozze gay, la legalizzazione dello spinello in attesa di quella dell’eroina, il testamento biologico. Una sinistra che ormai ci vuole dare solo le libertà trasgressive, voluttuarie e superflue caldeggiate dalle sue minoranze di riferimento. E ancor prima di rappresentante di un partito, ma come cristiano e cattolico, provo ad esprimere un semplice pensiero, a mio avviso centrale nella questione. La religione cattolica è vicina a chi soffre, li consola con tutti i suoi mezzi: ma sa che la sofferenza è nel più profondo un dono di Dio.

Un dono per chiamarti dalla strada sbagliata che hai intrapreso, un dono di espiazione. Ti insegna che se vuoi, se aspiri al massimo dell’ambizione, la santità, puoi, accettando la croce della sofferenza, non solo farne strumento di espiazione personale, ma di intercessione per la salvezza di altri, che ne hanno bisogno. In una parola, si crede che la sofferenza non sia mai inutile; al contrario, che sia significativa, che dia al malato, al morente e al paralizzato impotente, umiliato nella sua impotenza, ancora un ultimo compito, il più alto, il più nobile e degno dell’uomo: salvare altri uomini. Ciò che avviene nel cuore di quel malato terminale, che non può parlare e per cui parlano tanti altri interessati, non lo sappiamo: è qualcosa che riguarda Dio e lui, il suo compito ultimo, forse la grazia estrema che gli giunge in quella forma crudele. La sola cosa che si può dire accanto a quel letto, per un cristiano, è la preghiera del fedele Simeone che ho recitato e cantato più volte con la mia ex-insegnante di catechismo Ilaria Ramazzotti: "Ora lascia, Signore, che il tuo servo Se ne vada in pace secondo la Tua parola Perché i miei occhi hanno visto la Tua salvezza Che hai preparato davanti a tutti i popoli". Così io spero di poter recitare in punto di morte, con chiara coscienza non dei miei meriti, ma della carità di Dio che mi ama più di quanto mi abbia amato la mia mamma. Così spero che qualcuno che mi ama reciti per me, se non saprò più parlare. Questa è la vita per il cristiano: una tragedia immedicabile, al fondo della quale c’è una speranza infallibile, ed un senso per tutto ciò che abbiamo sofferto.


da Riccardo De Amicis
Segretario Provinciale Fiamma Tricolore





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-02-2011 alle 15:50 sul giornale del 14 febbraio 2011 - 3931 letture

In questo articolo si parla di politica, testamento biologico, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Riccardo De Amicis

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