Follia ideologica: Ceresoni boicotta il 'piano casa'

roberto paradisi 2' di lettura Senigallia 08/02/2011 -

L’Amministrazione comunale di Senigallia vuole fare carta straccia del nuovo piano casa varato dalla regione Marche con la delibera legislativa dello scorso dicembre.



Mentre l’amministrazione regionale di sinistra amplia notevolmente le possibilità delle ristrutturazioni in un’ottica di un riuso liberale del patrimonio esistente, i nostri amministratori si apprestano, con una proposta di delibera consiliare improntata ad una cultura illiberale e penalizzante e inserita all’ultimo momento a guisa di “golpe” consiliare dal presidente Monachesi, a restringere, fino a vanificare, qualsiasi possibilità di ampliamento delle proprie abitazioni da parte dei normali cittadini.

In poche parole, la nostra Amministrazione ha intenzione di utilizzare la possibilità che hanno i Comuni di porre dei limiti alla delibera regionale per boicottare totalmente una norma dello Stato centrale. A Senigallia insomma, il “piano casa” verrà smantellato e i cittadini di Senigallia non avranno gli stessi diritti dei cittadini di Ancona o di San Benedetto. Grazie alle riserve ideologiche di assessori come Simone Ceresoni, supportato da tecnici altrettanto ideologizzati come Ciacci e Roccato, Senigallia resterà la Cenerentola delle Marche. Tutto a vantaggio, naturalmente, delle solite grandi imprese edili (se al normale cittadino non viene data la possibilità di ampliare l’esistente dovrà necessariamente ricorrere al mercato immobiliare gestito dai soliti noti).

La tecnica per bloccare il “piano casa” è surreale: Ceresoni e compagnia vogliono conferire al vicino di casa, di fatto, la titolarità dell’altrui diritto di proprietà. Una collettivizzazione “vicinale”. In pratica, in tutta la città (tranne che nel centro storico), ogni proprietario che avrà intenzione di alzare, ad esempio, di qualche centimetro un piano o ampliare una porzione di abitazione, dovrà necessariamente chiedere il consenso a tutti i propri vicini di casa producendo in Comune la sottoscrizione di un atto di asservimento registrato e trascritto presso la Conservatoria. Pensiamo al proprietario confinante con alcuni condomini: dovrebbe convincere centinaia di vicini e sottoscrivere centinaia di atti di asservimento (con la conseguenza peraltro di ulteriori tassazioni). Insomma, Ceresoni è riuscito a creare un nuovo istituto giuridico: la proprietà sostanziale del vicino di casa dotato di diritto di veto. Nuova frontiera di un marxismo da spiaggia.

Una follia ideologica allo stato puro. Meno complicata invece la procedura per chi ha un confinante a meno di tre metri: non potrà ampliare punto e basta. Stesso discorso vale per le aree agricole dove vengono colpiti i diritti di coltivatori e allevatori. Siamo alla deriva illiberale, con una amministrazione che invece di favorire i propri cittadini, favorendo peraltro il lavoro delle piccole imprese, proibisce, impedisce, paralizza. Se i consiglieri di maggioranza avessero un briciolo di coscienza civica fermerebbero questa assurdità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-02-2011 alle 15:32 sul giornale del 09 febbraio 2011 - 2463 letture

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