Globalizzazione: come è possibile curare un cataclisma con un’aspirina?

movimento sociale fiamma tricolore 4' di lettura Senigallia 03/12/2010 -

Solamente ora i consiglieri de la Città Futura intuiscono la devastazione sociale e spirituale apportata dalla globalizzazione. Dai venti ai trent’anni di ritardo per accorgersi degli errori cui si è partecipato e che si è approvati: è qualcosa che dovrebbe squalificare un politico in modo definitivo.



In Italia prima c’era il PCI, il Partito Comunista Italiano che aveva come modello l’URSS, i suoi kolkhotz e kombinat, la collettivizzazione forzata, la confisca senza esproprio della piccola proprietà privata, il controllo poliziesco sulle volontà private. Appena caduta l’URSS, come per magia lo stesso partito diventa PDS, poi DS. Un’intera (o quasi) classe dirigente si riscopre dall’oggi al domani liberista. Anzi, prima della classe nel dettare la necessità delle privatizzazioni e delle riforme neo-liberiste. Ci hanno imposto i governi Dini (superbanchiere), Ciampi (superbanchiere), Prodi (consigliere e consulente di Goldman Sachs e Unilever), Amato insieme a Padoa Schioppa, Francesco Merloni, Beniamino Andreatta, Susanna Agnelli solo per citarne alcuni.

Ci dicevano nei talk-show che la globalizzazione è un fatto ineluttabile, che la Cina è un’opportunità, la concorrenza senza dazi è un fenomeno naturale, bisogna fare spazio alla grande distribuzione (soprattutto alle COOP rosse) contro le piccole botteghe che sono inefficienti. Fino all’altro ieri e alla nascita del PD, perché i comunisti ora devono assumere l’ultima maschera e subire l’estrema metamorfosi, quella del partito democratico all’americana come condizione per l’ultimo definitivo sdoganamento. Nel frattempo si avverava ciò che la Fiamma Tricolore dice da sempre. Se i nostri figli non trovano lavoro che a 600 euro mensili, il motivo vi sia chiaro in mente. La finanza internazionale ha voluto il libero mercato globale di merci, uomini e capitali; e per di più, ha consentito alla Cina di entrare in tale mercato, contro gli stessi dogmi del liberismo (la Cina doveva esserne esclusa finché non lasciasse oscillare la sua moneta secondo la legge della domanda-offerta; lo yuan si sarebbe rivalutato, rendendo più equilibrata la competitività cinese). Hanno lasciato entrare la Cina con una moneta il cui cambio è imposto dallo Stato dittatoriale, e ovviamente, tenuto basso d’imperio.

Da quel momento, i salari italiani, anzi europei e americani, insomma di tutto l’Occidente, sono stati messi in concorrenza coi salari cinesi. L’operaio tessile italiano che prendeva 1,7 milioni di lire mensili (allora un buon salario), è stato messo in concorrenza col tessile cinese, che prende (o prendeva) 100 dollari al mese. Il risultato è che non ci sono più posti di lavoro per operai tessili in Italia, nè nell’Occidente in genere. Sono andati in Cina o in India, e non da soli; insieme a miriadi di altri lavori industriali, anche qualificati. E’ stata, ed è ormai da un ventennio, un’emorragia non solo di salari e potere d’acquisto, non solo di stabilità e dignità del lavoro, ma di competenze tecniche, di sapere come si fa (know-how) per una quantità spaventosa di produzioni. Non solo non facciamo più TV e telefonini, software e hardware, elettronica, chimica, nucleare, alta cultura, scienza avanzata, eccetera: è che non li sappiamo più fare. Migliaia dei migliori giovani italiani vanno ogni anno all’estero, in Europa o in USA, perché qui non ci sono posti per la loro qualificazione, troppo alta per l’Italia. Il Paese sembra richiedere insaziabilmente veline, manovali di colore e badanti immigrate, molto meno di ingegneri, fisici, chimici, matematici ed esperti di macchine utensili computerizzate. E’ un fenomeno storico che si chiama degrado della civiltà. Storico, perché durerà qualche decennio; decenni in cui le generazioni si adatteranno a paghe da sussistenza per lavoretti vacui e precari, perdendo con ciò a poco a poco anche la nozione di ogni saper fare sofisticato, di organizzazioni sociali e produttive complesse, e perdendo ogni residua ambizione a migliorarsi, a imparare, ad affrontare i problemi in modo professionale e con rigore logico. Il calo storico dei salari durerà fino a quando i salari cinesi, che salgono, incontreranno i nostri, che scendono. A quel punto ridiverremo competitivi.

Ma solo in teoria: perché a quel punto non avremo più le competenze per concorrere, mentre l’Asia si sarà arricchita delle conoscenze che abbiamo perduto. L’esito della globalizzazione sopra descritto era facilmente prevedibile. Avete mai visto qualche esponente della sinistra salire sui tetti, quando la Merloni, l’Elica o la BGB di S. Lorenzo in Campo (gruppo Marcegaglia) o Della Valle delocalizzavano in Polonia o in Vietnam? No, hanno raccomandato al popolo e ai giovani «flessibilità» (precarietà), "moderazione salariale", "riforme previdenziali" (tagli sociali) per diventare "più competitivi". Adesso che il fenomeno globalizzazione si aggrava e mostra il suo volto più feroce, Giacchella, Ceresoni e company (che cominciano a sentire il malumore di chi li ha votati) ci propongono il distretto ecosolidale. E voi vorreste curare un fenomeno epocale con una semplice aspirina? Ma per favore !


da Riccardo De Amicis
Segretario Provinciale Fiamma Tricolore





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-12-2010 alle 18:44 sul giornale del 04 dicembre 2010 - 4754 letture

In questo articolo si parla di politica, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Riccardo De Amicis

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