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Libri & Cultura: Le favole degli angeli

Le favole degli angeli 3' di lettura Senigallia 02/12/2010 -

Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi. La citazione tratta da Il piccolo principe, la nota opera di Antoine de Saint-Exupèry, calza a pennello per introdurre il libro di cui stiamo per parlare. Curato da Simonetta Sagrati, Le favole degli angeli (Grapho 5 Edizioni, 2008, 107 pp.) è un volumetto che raccoglie le storie scritte dai ragazzi di alcune classi dell’Istituto Panzini di Senigallia.



Storie di fantasia, che hanno come denominatore comune la presenza degli angeli, esseri che stanno a metà tra uomo e Dio e svolgono la funzione di mediatori e intermediari. Storie semplici, quindi. Vere e proprie fiabe pensate e scritte dagli adolescenti a seguito di un progetto svolto in collaborazione con l’associazione di volontariato Giardino degli angeli onlus, che ha tra i suoi scopi quello di collaborare al mantenimento di una scuola in una zona povera del Brasile e di occuparsi in generale di ciò che concerne il mondo dell’infanzia, e dei suoi diritti.

Il volume raccoglie quindi la produzione “fiabesca” di un gruppo di adolescenti contemporanei, che mostrano una continua tensione tra mondo reale in cui vivono e con il quale fanno quotidianamente i conti e realtà fantastica, che è in grado di esercitare su di loro un fascino enorme, un’attrazione che spesso si traduce in immagini evocative e storie suggestive. Il carattere favolistico della raccolta non va quindi letto con l’occhio del critico, quanto piuttosto da una prospettiva di stupore e di meraviglia, la stessa che animava nei popoli antichi la trasmissione rispettosa dei miti e delle leggende.

È per questo che nel leggere il volume non possiamo fare a meno di non stupirci di fronte alle infinite possibilità che il genere della fiaba apre nella mente del narratore, di fronte alle stranezze (razionalmente inaccettabili, ma siamo nel mondo dell’immaginazione!...) nelle quali si imbattono continuamente i protagonisti delle storie, davanti ai repentini capovolgimenti dell’asse dell’intreccio, nel linguaggio a volte eccessivamente semplice, ma denso di significati.
Colpisce notare come negli adolescenti di oggi sia così forte il desiderio di far concludere in maniera positiva tutte le storie. Di non lasciare casi irrisolti, come troppo spesso accade nella realtà.

Ed è particolarmente significativo sottolineare come la raccolta possa di fatto evidenziare dei valori ai quali nessun uomo rinuncerebbe: la famiglia, la salute, l’amicizia, l’amore. Alla fine emerge una morale da ogni fiaba, caratteristica intrinseca di tale genere letterario. Una morale supportata dalla fantasia più che dalla ragione, perché è con l’immaginazione (e non con il realismo) che l’uomo riesce a sperare in una pace senza confini, ed è in grado di vedere angeli riuniti intorno ad un tavolo, intenti a risolvere i problemi del mondo. O ancora, è solo abbandonando definitivamente la realtà che si possono dipingere figure angeliche capaci, con un semplice gesto, di cambiare positivamente il destino delle singole persone.

Ciò che anima le storie contenute nel volume è – in tal senso – un desiderio recondito: quello di unire le due dimensioni, la terrena e la soprannaturale, quella umana e quella divina. Per farlo spesso è necessario utilizzare un mezzo magico, un oggetto. In questo modo il passaggio tra le due dimensioni nella fantasia degli autori sembra diventare più concreto, più accessibile, più visibile.

La carica simbolica che questi oggetti magici portano con sé racchiude le radici di quel sentimento – che senza troppe forzature potremmo accostare al senso religioso – che porta l’uomo a non accettare la propria finitudine, ma a sperare in una qualche forma di immortalità dell’anima, o di vita oltre la morte.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-12-2010 alle 16:24 sul giornale del 03 dicembre 2010 - 10614 letture

In questo articolo si parla di cultura, simonetta sagrati, Giovanni Frulla

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