Minority Report: ma che razza di città è Senigallia?

marco benarrivo 3' di lettura Senigallia 17/11/2010 -

“Ma che razza di città è questa?”. Pensate di sentir dire una frase simile e che la città in questione sia la vostra. Vi offendereste e reagireste. Allora offendetevi e reagite, cari senigalliesi, perché la città che è stata così tanto pesantemente criticata è la vostra. Vi racconto quello che è successo.



Sta a voi, alla fine del mio racconto, decidere se prendervela con chi ha espresso quel giudizio, oppure con chi, con la propria negligenza, ha fatto in modo che quel giudizio fosse espresso, magari a ragione. Ero insieme ad alcuni amici, marchigiani, ma non senigalliesi, che mai avevano avuto modo di visitare la vostra città. Stavolta lo hanno fatto, magari in maniera superficiale e incidentale, ma più che sufficiente per poterla “battezzare” con quel giudizio così caustico sotto forma di domanda retorica. Venivamo dall’autostrada, uscita obbligatoria a Marotta per i lavori della terza corsia. L’obiettivo da raggiungere era il casello di Senigallia per immettersi di nuovo in autostrada. Giunti al Cesano attraverso la Statale 16, mi viene l’idea di proseguire verso Senigallia sul lungomare, così, per il gusto di fare il litorale e per dare a quel nostro viaggio la parvenza di una passeggiata.

E qui iniziano i problemi: avete presente la strada del Lungomare Mameli? Sembrava di attraversare un percorso di guerra. Kabul attraversata dai carri armati ha probabilmente strade meno impervie. Buche a destra, buche a sinistra, buche in mezzo, rattoppi improvvisati, non su un breve tratto, non per lavori in corso, ma per assoluto abbandono lungo tutti i 4-5 chilometri dal Cesano al porto. Ditemi che non è vero. Ditemi che me lo sto inventando. Ditemi che il lungomare nord è liscio come un biliardo. Fatti quei 5 chilometri che hanno messo a dura prova gli ammortizzatori entriamo in centro. Imbocchiamo viale Leopardi dall’ex Politeama in direzione autostrada. Riprendete cosa ho scritto del Lungomare Mameli e moltiplicate per 10. Un disastro. Poco prima dell’ex Gil ci si presenta un’autentica voragine. Mancano strati e strati d’asfalto tanto che da sotto emerge il vecchio acciottolato di 100 anni fa o giù di lì. Le cose non cambiano fino alla fine del viale, cioè fino all’imbocco del nuovo Ponte Portone.

Una sofferenza assoluta per la mia protrusione discale che, ad ogni sbalzo dell’auto, si trasforma in una coltellata alla schiena. Dopo 5 chilometri di Lungomare Nord e 600-700 metri di viale Leopardi, uno degli amici che erano con me non è riuscito a trattenersi ed ha pronunciato la frase incriminata: “Ma che razza di città è questa?”. Forse non ha detto “razza”, ma un’altra parola con due “z”. La sostanza, comunque, non cambia. Per fortuna, poi, che non abbiamo “esplorato” altre strade, come via Pisacane, i cui sampietrini ormai si sono trasformati in pugnali per bucare i pneumatici o per far perdere l’equilibrio a ciclisti e scooteristi. Pensate anche alla Cesanella, ad esempio, e alle sue strade impresentabili, o a mille altre zone in cui le vie sembrano percorsi ad ostacoli anche se non ci sono lavori in corso. Sarà perché ci abbiamo fatto il callo, ma né voi senigalliesi né noi dell’entroterra che a Senigallia veniamo ogni giorno sembriamo farci caso più di tanto. Ci vuole la frase di uno “straniero” a farci capire in che razza di città viviamo? Diamoci una svegliata, oppure, un domani, faremo il callo anche a cose peggiori.






Questo è un articolo pubblicato il 17-11-2010 alle 16:39 sul giornale del 19 novembre 2010 - 9036 letture

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