Scripta Volant: Cinema e Fotografia con Lorenzo Cicconi Massi

lorenzo cicconi massi 4' di lettura Senigallia 17/11/2010 -

Venerdì 19 novembre, ore 21.15, per “Scripta Volant - Le Arti del Cinema”, il regista e fotografo senigalliese Lorenzo Cicconi Massi ci parlerà di cinema e fotografia.



Cicconi Massi racconterà ldela sua attività di cineasta e di fotografo iniziata a Senigallia grazie all’amicizia con Amleto Leopoldi e la sua famiglia di noti fotografi senigalliesi, che gli ha sempre messo a disposizione la propria attrezzatura, la camera oscura, la stessa dove spesso Giacomelli portava i suoi negativi a sviluppare. Da quel laboratorio è iniziato il percorso del fotografo senigalliese, poi proseguito nelle campagne marchigiane, luogo ideale per ambientare storie e fotografie.

Le origini personali del cinema di Cicconi Massi si perdono nel sogno di un bambino che immaginava vite diverse da quella che il destino gli aveva assegnato, scegliendo condottieri romani e poi spolverini con dentro pistoleri solitari: raccontare e vivere la propria vita dentro le vite degli altri. Il cinema, per Cicconi Massi, sottende una profonda complicità fra sconosciuti: chi lo crea e chi lo guarda. Da qui nasce il desiderio crescente di storie, e con esse, di emozioni. Cicconi Masi è aperto ad ogni forma cinematografica, a tutte le sue modalità espressive. Allo spegnersi della luce in sala il desiderio è sempre quello di rintracciare la purezza di uno sguardo, capace di farti sentire la storia come se fosse un tuo sogno e, ancor meglio, il sogno di tutti quelli che lo stanno vivendo con te. Nella corso della serata verranno proiettate alcune scene del film “PROVA A VOLARE” con Riccardo Scamarcio, Alessandra Matsornardi, Ennio Fantastichini e Antonio Catania, oltre ad una nutrita schiera di attori e figurazioni senigalliesi, Il film è stato girato nel giugno –luglio del 2003. Verrà proposto al pubblico anche il corto “il tetto” del 1998 con Mauro Pierfederici.

Il film di Cicconi Massi “Prova a volare” è stato girato nel periodo compreso fra gli ultimi giorni di maggio e giugno per le particolari condizioni di luce e di paesaggio, irripetibili in qualsiasi altro momento dell’anno. Gran parte del film prevede scene in esterni, in particolare nella zona compresa fra le città di Jesi e Senigallia, e nella vallata del fiume Misa. Questa è la terra nella quale sono forti i segni della mano dell’uomo, del lavoro che si ripete anno dopo anno, strato sopra strato, così meravigliosamente interpretato dall’amico Mario Giacomelli nelle sue celeberrime serie fotografiche. “Le Marche vivono per aria, sospese dentro un’idea di poesia quanto mai libera”, per dirla con Carlo Bo. La storia è stata pensata proprio in relazione alle suggestioni, ai significati di cui questo paesaggio è intriso. Subito dopo l’azione si sposta in Lucania, che si presenta come una landa desolata e invasa di luce, di strisce dorate e nere bruciature. Anche in questo caso il paesaggio non vuole avere una funzione semplicemente decorativa, ma diventare parte stessa dell’anima dei personaggi. Una specie di “nostra terra di frontiera” dove un uomo quando ne incontra un altro non è mai per caso, e gli si impone un confronto decisivo.

La ricerca fotografica di Lorenzo Cicconi Massi è quasi sempre intorno a casa: dal dormiveglia delle sei del mattino, all’auto che sobbalza lungo il crinale di una collina. Questo è il suo percorso, il pensiero che nasce e che si affanna a cercare un luogo. La fotografia che ama Cicconi Massi è quella che avviene giocando, lontana da responsabilità e committenze. Quando l’emozione supera la testimonianza. Il luogo dove cercarla è fuori, per la strada, o meglio ancora in campagna. Al centro c’è l’essenzialità del pensiero: sottrarre, per togliere gli oggetti insignificanti, allontanarsi dal tempo presente, vedere in bianco e nero per poi muovere lo scatto. Emanuela Audisio descrive così la fotografia di Cicconi Massi “le chiome diventano capelli, orizzonte rarefatto, realtà nuda. Una grafica essenziale, un disegno di china e non più fotografia. Sembra quasi di stare non più sulla collina ma in un giardino giapponese dove non c’è rumore se non quello del silenzio dell’intimità. E il suono di una carezza nascosta.” La mia serie fotografica sui giovani intitolata “Fedeli alla tribù” è stata definita da Renata Ferri: “Eccoli dunque questi giovani in transito. Bellissimi, modellati dalla luce decisa e severa del bianco e nero più audace. Eccoli in Italia, a Malta, in Cina, abitanti del mondo, padroni del presente. Ecco le sue ragazze, terribilmente normali trasformate in piccole icone di sensualità. E’ un’altra fotografia quella di Cicconi Massi: non solo documento, non più istantanea, ignara dell’attimo che fugge. Nelle sue immagini tutto è immobile, tutto sembra esserci per sempre, quel tutto che potrebbe essere qui o altrove”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2010 alle 13:50 sul giornale del 18 novembre 2010 - 711 letture

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