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Corinaldo: Tamara racconta Emeric, 'Un uomo vissuto in punta di piedi'

emeric jakab 3' di lettura 22/10/2010 -

Due quadrati sovrapposti, uno nero ed uno grigio, di forma all'incirca regolare. All'interno un rosso acceso e vivo. E' un'incisione di Emeric Jakab, artista ungherese nato in Romania e corinaldese di adozione. “E' un'opera che rappresenta la sua vita. Calma e rassicurante all'esterno, ricca di sentimenti e passioni nel profondo.” Compagna di una vita, Tamara Colmbaroni racconta chi era Emeric.



Pittore, scultore e incisore. Emeric Jakab era uno vero sperimentatore che nell'arco della sua vita ha provato tanti tipi di arte. Acquarello e tempera, ceralacca e carta. Jakab, scomparso nel 2008, per oltre 30 anni è vissuto a Corinaldo ed oggi il paese lo ricorda con una mostra aperta fino al 28 ottobre. Ma prima di tutto Emeric era un uomo, “riservato e pudico, vissuto in punta di piedi.

Ci siamo conosciuti in treno, per caso. Io tornavo da una vacanza mentre lui partiva in quel momento. Era il 1975. -racconta la moglie, Tamara-. Ci siamo rincontrati due anni dopo, nel '77 e ci siamo sposati. Nel febbraio dell'anno successivo, dopo tanti problemi burocratici, è arrivato a Corinaldo.

Per anni Jakab ha lavorato in una piccola bottega proprio lungo il corso principale di Corinaldo. “Nonostante i tanti anni passati in paese, Emeric si è sempre sentito uno straniero. Fiero delle sue origini, tanto da commuoversi ogni volta che ascoltava l'inno nazionale ungherese, amava Corinaldo ma con gli occhi di un forestiero. Aveva pochi amici e quando voleva discutere di arte andava a Senigallia.

Nato in Romania, Jakab proveniva da una famiglia borghese di origini ungheresi. “Emeric ha sempre voluto fare l'artista ma in Romania non ha mai avuto l'occasione -continua la moglie-. Figlio di un farmacista, si è laureato in chimica prima di trasferirsi in Italia. Una volta arrivato nelle Marche non è riuscito a trovare lavoro e si è buttato sull'arte quasi per gioco. Prima la terracotta poi la pittura, il disegno, l'incisione e tanto altro. Tutto in maniera autodidatta. Un'attitudine naturale in cui anche la chimica ha fatto la sua parte.

Tante forme di arte esposte ora nella Chiesa del Suffragio. “L'arte per Emeric era un modo per esprimere ciò che aveva dentro -continua Tamara, colta da un pizzico di emozione-. Ha sempre avuto paura di chiedere ma allo stesso tempo è sempre rimasto in ascolto di chiunque. Per tutta la vita mi ha preso per mano ed accompagnato. Era il suo modo di vivere, in punta di piedi.” Sperimentatore, Jakab ha prodotto centinaia di opere esposte in tutto il mondo. “Ha prodotto un ciclo di “Frammenti”, uno sulle figure femminili ed uno importante sulla scrittura. Si è appassionato all'Islam e poi al Buddismo, un movimento sotterraneo che lo ha fortemente influenzato. L'impegno negli ultimi anni di vita per il Tibet e per l'attentato alla cultura tibetana credo derivasse proprio da questa evoluzione. Studiava sempre, libri su libri. E' riuscito ad organizzare una mostra in Ungheria e ne andava orgoglioso."

La mostra è aperta fino a giovedì, dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 19, il ricavato andrà alla fondazione “Emeric Jakab, una voce per il Tibet”. “L'evento sta andando bene -ha concluso Tamara Colombaroni-. Tante persone sono venute ad apprezzare le opere di Emeric ed alcuni hanno anche comprato. Il mio sogno? Vorrei realizzare un'altra mostra solo con le opere incisorie di mio marito.








Questo è un articolo pubblicato il 22-10-2010 alle 16:16 sul giornale del 23 ottobre 2010 - 1705 letture

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