Incidente sul lavoro, Casagrande: 'Basta parlare di fatalità sanzionare le responsabilità'

patrizia casagrande 2' di lettura Senigallia 12/10/2010 -

Un altro, l'ennesimo, incidente sul lavoro che si porta via una giovane vita. Che poi, in fondo, l'età non c'entra. Non è questo il problema, quanto il fatto che, assurdamente, ancora oggi, in Italia, di lavoro si può morire.



La tragica scomparsa di Daniele Cappella, proprio all'indomani della sessantesima giornata nazionale delle vittime del lavoro, allunga la serie quasi quotidiana dei piccoli e deboli anelli di un'inaccettabile catena di morti bianche. Lo abbiamo detto più volte, e siamo obbligati a ripeterlo: non è un paese civile quello che guarda inerme questi lutti che colpiscono ogni anno migliaia di famiglie. C'è chi dice fatalità, chi parla di errore umano, negligenza, leggerezza. Nessuno che pronunci la parola responsabilità, questo vocabolo così desueto e ingombrante in un'epoca che eleva a virtù cinismo, indifferenza e opportunismo. Responsabilità, invece, è la chiave per uscire dall'inutile retorica e conquistare uno spazio di impegno autentico dove affermare, senza ambiguità e posizioni di circostanza, il valore paritetico della vita e del lavoro, diritti non barattabili né subordinabili l'uno all'altro che tutti, le istituzioni in primo luogo, hanno il dovere di garantire e tutelare. Quelle stesse istituzioni che non possono né devono alzare la bandiera bianca della resa, perché l'irrisolutezza dei problemi genera rassegnazione, proprio ciò che non possiamo permettere.

Ma come? Per esempio iniziando a denunciare la crescita del numero di lavoratori costretti ad allungare il tempo di lavoro (quando c'è) per integrare salari e stipendi inadeguati a una vita dignitosa, scoprendosi così al rischio di infortuni e malattie. Più sul concreto, in qualità di rappresentanti delle comunità locali, si potrebbe avviare la costruzione di sinergie con l'obiettivo di vedere realizzato, finalmente anche in Italia, un vero impianto sanzionatorio per quelle aziende che violano le disposizioni normative in tema di sicurezza. Qualcuno potrebbe dire che ciò già esiste nel nostro paese. Sì, è vero, esiste, ma è l'emblema stesso del problema: massimo otto mila euro (salvo casi gravissimi) di multa per chi mette a rischio la vita dei propri dipendenti. Tanto vale la vita di un lavoratore, tanto costa la pacificazione delle nostre coscienze. Credo che proprio questa, per quanto drammaticamente scontata, possa essere la base di un nuovo inizio: ristabilire la giusta proporzione tra il valore della vita umana e quello del mercato, incredibilmente e colpevolmente smarrita nel corso di un paio di decenni.


da Patrizia Casagrande
Presidente della Provincia di Ancona




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-10-2010 alle 15:52 sul giornale del 13 ottobre 2010 - 2738 letture

In questo articolo si parla di attualità, lavoro, incidente, patrizia casagrande esposto

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Raffaeli Claudio

Brava Presidente, sottoscrivo parola per parola il Tuo comunicato stampa. Anch'io ho inviato un mio commento in coda all'articolo che dava questa tragica notizia, ed era sulla falsa riga delle tue considerazioni....Non ne possiamo proprio più di piangere tanti Lavoratori, immolati sull'altare del profitto sfrenato, e di una concorenza spesso selvaggia, e priva di regole.
Auspichiamo un severo richiamo al senso di responsabilità ed all'etica imprenditoriale, chi si sottrae o si fa beffe delle regole deve pagare e lo deve fare a caro prezzo.
La vita e la salute di chi lavora va tutelata e salvaguardata. Chi ha responsabilità Publiche deve mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per far rispettare le regole e per mettere in condizioni di non nuocere chi non le rispetta che così facendo ne trae giovamento e distorce il mercato.
Ti faccio un caldissimo invito a considerare questo argomento come una delle priorità del Tuo mandato!! Buon lavoro...!!

Ricordo all'illustrissima presidentessa e al qui sopra sodale che la tanto sbandierata legge 494/96 (è opportuno mettere l'anno, per capire da dove e da chi è stata partorita tale legge) ha tolto dal vocabolario degli infortuni sul lavoro le parole fatalità, incidente, errore umano e leggerezza.
In ossequio al vero dittatore che abbiamo, la burocrazia, con tale legge si è stabilito che la carta, quella stampata nei piani di sicurezza, poi nei POS, poi nel DURC, poi negli organici medi annui, nelle certificazioni, poi nei PIMUS, si è stabilito che se le carte sono in regola, le responsabilità non sono più accertabili, se non negli sfigati responsabili dei cantieri o nei poveretti che ci lasciano la pelle.

Grazie Presidente, ci vuole responsabilità e tu l'hai dimostrato.

Questo intervento della Casagrande fa schifo.

E' vergognosamente strumentale e superficialmente generico.

Gli incidenti sul lavoro non sono generici: sono specifici.

C'è chi muore per negligenza, c'è chi muore per sfiga e c'è chi muore per responsabilità di qualcuno.

Decidono i tribunali in maniera specifica e approfondita caso per caso.

La Casagrande e tutti gli altri che campano di retorica sul sangue caldo tacciano.


Caro (si fa per dire) Melgaco, qui l'unico schifo sono le tue invettive, come al solito strumentali, offensive e con l'unico obiettivo di fare in modo che nulla possa mai cambiare.

Alal destra senigalliese sono rimasti solo gli insulti, visto che i voti mi sembrano pochini. E allora invece di insultare, riflettete sulle cose che dite.

Ce ne fossero di figure istituzionali che prendono posizione di fronte a simili tragedie con una proposta.

Io sono molto d'accordo con l'idea di inasprire l'impianto sanzionatorio perchè, vedi Melgaco, quando si muore al lavoro non c'è sfiga che tenga (questo fatalismo d'accatto risparmiatelo per la tua miseria intellettuale).

Se a un operaio cade qualcosa in testa non è fatalità, perchè quel qualcosa non doveva cadere. Chissà se ci arrivi a capirlo... dubito fortemente.




A parte il fatto che non ho insultato nessuno, ribadisco ciò che tutti sanno: non tutto nella vita accade per responsibilità di qualcun altro.
Esistono anche le proprie responsabilità ed esiste anche il caso.
Altrimenti per ogni morto al mondo (non soltanto per quelli che muoiono sul lavoro) dovrebbe esserci un responsabile. Finiremmo tutti in galera.

Andate nei tribunali e seguite i processi per gli infortuni. E' quello l'unico campo da gioco, perché ogni incidente è un caso specifico.
Non esiste una "politica" per gli incidenti sul lavoro. Quella c'è già. Ci sono le leggi sulla sicurezza. Se qualcuno non le rispetta paga.
Ma non lo deve decidere la politica. Lo decide il giudice.
Poi, se vogliamo fare della comoda retorica il giorno dopo la morte di un ragazzo, facciamola. Ma a me fa schifo.

E fu così che il forte dubbio divenne certezza.

Francamente, sei così triste che non ti si può nememno voler male...

Una cosina semplice semplice. Te la scrivo in pensierini così, se fai uno sforzo, magari la capsci anche tu:

1) Le leggi le fa la politica;
2) le leggi le applica il giudice;
3) Se la politica fa una cattiva legge, il giudice applica una cattiva legge;
4) Ergo, se un politico, chiunque esso sia, chiede leggi più dure per chi mette in pericolo la vita dei lavoratori (di fronte a una legislazione ridicola, a prescindere da chi l'ha varata), mi sembra una cosa buona e meritevole.

Se invece si è semplcimente ossessionati, e questo mi sembra il tuo caso, dal proprio avversario politico, tanto da negargli la legittimità a intervenire su qualsiasi questione con offese e insulti, beh... divertiti.

Chissà che questo non faccia sentire importante anche te...

La Casagrande parla di "sanzionare le responsabilità".

Ergo, dà un ordine ad un giudice.
Poi magari domani mattina si riempirà la bocca per difendere l'indipendenza della magistratura dagli attacchi di Berlusconi.

Le responsabilità, se ci sono, le accerti il giudice.

Si accerterà se c'è il reato e, se c'è, si sanzionaerà.

Chiedere sanzioni a vanvera su un caso specifico di cui non si sa un cazzo e su cui si sta indagando è gravissimo. Tanto più perché lo si fa strumentalmente per acquisire consensi usando la demagogia.

Non si sa ancora se c'è un colpevole e la presidentessa dà per scontato che ci sia e che vada sanzionato. Si metta direttamente la toga e faccia tutto lei a questo punto.
Le sanzioni esemplari non esistono. Esistono le sanzioni giuste per le persone eventualmente responsabili.
Siamo in uno Stato di diritto. La politica non dice al giudice cosa deve fare.




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