Ode alla bicicletta

Auto in sosta sulla pista ciclabile di via Piave intralciano il percorso dei ciclisti 3' di lettura Senigallia 27/09/2010 -

E' probabilmente la più geniale delle invenzioni che la mente di Homo sapiens sapiens abbia mai partorito anche solo per il fatto di procedere in equilibrio su due ruote.



E' lei, la bicicletta. Tutti la possono “cavalcare”: bambini (anche molto piccoli grazie alle “rotelle”), giovani, un po' meno giovani, anziani, ricchi, poveri, politici, assessori, fornai, giornalisti, macellai e pasticceri. Insomma è il più democratico (e il meno inquinante) dei mezzi. Ed ora veniamo alla nostra città: Senigallia. La città della “spiaggia di velluto” si affaccia sul mare e si estende quasi interamente in piano. Il centro è facilmente raggiungibile a piedi (ignorando la pigrizia) anche dai quartieri periferici. Una città apparentemente ideale per la bicicletta. In realtà la convivenza tra le due ruote senza motore con le quattro ruote, che, nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante, l'uomo sia andato sulla luna e il mondo nel frattempo è stato chiuso dentro un telefonino, non sono così diverse dai carri senza cavalli inventati alla fine del XIX secolo, delle stufe puzzolenti ed inquinanti, sembra cosa ardua.

Perchè? Perchè si vive e si disegnano le città in funzione delle stufe di cui sopra dimenticando e ignorando gli anelli deboli della catena: pedoni e ciclisti. Branchi di scooter sono parcheggiati fuori dalle scuole (quanti sono gli studenti che abitano in collina o nelle frazioni?). Eccoli i ciclisti della nuova generazione: bardati come Neil Armstrong (per carità giusto il caschetto) ma, nonostante alle porte dell'adolescenza, tremebondi nel tenere una linea dritta. Perchè? Perchè mamma ha paura, perchè le auto sono tante, troppe, troppo veloci, e allora la bicicletta non è più un mezzo di locomozione ma diventa soltanto un passatempo. Allora eccola uscire dal garage una volta alla settimana, preferebilmente la domenica, se c'è il sole ma non troppo vento altrimenti Gianmarco e Ludovica prendono il raffreddore.

Una città vivibile, senza barriere e quindi anche bella (va tanto di moda “sostenibile”) è una città dove il suv dell'ing. Scorrazzone (al telefonino con il geom. Curvoni) e la Panda del prof. Squadretti, insegnante di matematica, si fermano sulle strisce pedonali per far passare Luigi (sulla sedia a rotelle) che abita al quinto piano nelle verde periferia ed esce da solo, Germano (pensionato 84enne da poco operato all'anca) che si appoggia al bastone ed impiega 15 minuti per oltrepassare le strisce, e Camilla (16 anni pallavolista) sempre in ritardo e quindi sempre di corsa, dove non tagliano la strada a Pina, Giuseppe e Samuele (ciclisti convinti i primi due, forzato il terzo perchè trovato alla guida in stato di ebbrezza) e dove si fermano allo “stop” senza travolgere Edoardo e Laura (entrambi 34enni, senza freni e fanale la bici della seconda). Dove la pista ciclabile non finisce nel mezzo di una curva veloce che immette nel parcheggio di un noto centro commerciale (ma la “Storia della pista ciclabile, passato e sviluppi futuri” è un altro capitolo).

Dove Matteo, Filippo e Giovanni (sempre dietro perchè in sovrappeso) attraversano la via principale del centro (pedonale, tanti bambini, passeggini e cani tenuti al guinzaglio al seguito, Armando e Marta intenti a raccogliere i bisogni, tanti anche quelli, dell'amico a quattro zampe) a piedi spingendo la due ruote senza motore, ma lungo tutte le altre vie del centro pedalano tranquilli in entrambi i sensi osando l'ingresso anche nella ztl (traffico limitato?). Dove Scorrazzone, Curvoni e Squadretti vanno in ufficio e a scuola in bici (il primo piuttosto faticosamente dall'attico in centro senza ascensore, gli ultimi due molto più agilmente, del resto fanno parte della stessa squadra di mtb Provoloni cicli Amatori, dalla verde periferia dove abita Luigi).








Questo è un editoriale pubblicato il 27-09-2010 alle 22:55 sul giornale del 29 settembre 2010 - 5829 letture

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