Fiamma Tricolore: la nostra società ha condonato se stessa

movimento sociale fiamma tricolore 4' di lettura Senigallia 25/09/2010 -

"Un bilancio positivo" ha commentato il Capitano Roberto Cardinali. Dall’inizio dell’anno 1630 reati, con 790 furti, di cui 383 solo a Senigallia, 149 sanzioni penali per guida in stato di ebbrezza, ritirate 80 patenti, 71 incidenti stradali, sequestrati 33 veicoli e ritirate 72 carte di circolazione. Tra tutto questo uno stupro a tre, tra quattordicenni. E se il bilancio fosse stato negativo che numeri avremmo letto? E qual è il rimedio? Ora i tre ragazzi si trovano entrambi in un Centro di Recupero Minorile.



Ancora una volta, c’è qualcosa che non va. Una malattia "profonda" che non è curabile semplicemente con un istituto minorile. I numeri appena letti sono il "ritratto" di una società intera che ha condonato se stessa. Di una società che si è emancipata da ogni dovere. Ogni sforzo, intellettuale o del vivere, lo rifiutiamo: vogliamo "vivere la nostra vita", perseguire il nostro piacere a scapito di qualunque prossimo. Vogliamo rubare se ci va, stuprare se ci gira, ubriacarci quando fa comodo, fare le veline anziché le infermiere, i discotecari anziché gli ingegneri. Attenzione: non solo alcuni. Il fenomeno è massiccio, come è di massa il nuovo senso comune: ciascuno si sente dotato di un fantomatico "diritto al piacere".

Sottopelle, è l’intera società che pensa così: per questo è pericoloso il vicino di casa, il fidanzatino o il compagno di un’ora, il bulletto di classe, l’automobilista in strada. Sono tutti alla caccia della loro quota-parte di godimento. L’abuso di massa di droghe e alcool, da parte di adolescenti, lo conferma. Attenzione, non è un fenomeno spontaneo: è il risultato di una educazione. Nel 1968 decretarono "godere è potere", intendendo la "democrazia" come il rifiuto di riconoscere, di principio, una qualunque "autorità" che ci ponga un dovere, un compito nella vita. In questa percezione della "democrazia", la vita non ha più modelli superiori, in cui tutti vengono invitati (o obbligati) ad adeguarsi, la vita non ha più doveri; è una passeggiata in città con sballo finale. Ci siamo dati l’ideologia per diventare mostri: il radicalismo permissivo, la "legalizzazione" di tutte le trasgressioni che ci possono venire in mente. "Trasgressioni legali" sembra una contraddizione in termini, e infatti lo è: solo la stupidità imperante può conciliare le due cose, solo la convinzione profondamente cretina che gli atti compiuti non abbiano conseguenze, che la dura realtà sia al nostro servizio di ragazzini viziati. La "democrazia" si riduce a una legalizzazione delle trasgressioni, e dunque nella dissoluzione sociale e morale. Un popolo che non ha più "né Dio né padroni" si è esentato da ogni sforzo morale. Nessuno a cui rispondere, nessuna vocazione a cui obbedire. E nemmeno occorre imparare a guidare l’auto con attenzione: l’ho comprata, sto pagando le rate, dunque "ho diritto".

Passare col rosso è vietato? Ma se hanno legalizzato l’aborto e parlano di droga legale, cadrà anche quel divieto, un divieto minore; i politici già passano col rosso, in tutti i sensi; spetta anche a noi, siamo o no in "democrazia"? Ripeto: questa marcescenza sociale di massa è il risultato di un’educazione, tenacemente perseguita e propagandata. Tra i commenti qualcuno prova ad accennare al ruolo dei genitori. Per millenni, i sistemi sociali sono stati anche dei grandi sistemi pedagogici per "civilizzare" i giovani: trasmettere loro i principi, la cultura, l’educazione che costituisce il tessuto del vivere civile. Questo sistema di trasmissione è stato spezzato da tempo. Anzitutto perché la società illuminista si è voluta anti-tradizionale, basata sul disprezzo della tradizione e sulla sua cancellazione. E "tradizione" era appunto "consegnare" (tradere), trasferire la civiltà dalle vecchie generazioni alle nuove. Da qui una pedagogia anti-autoritaria, razionalisticamente permissiva, che identifica la "libertà" con il non incontrare nessuna limitazione, e potersi abbandonare tranquillamente a se stessi. Ci sono rimedi? Ci sono, ma basta evocarli per sentirsi intimare il silenzio: "disciplina", "tradizione", "autorità". Occorre assegnare un compito alle persone, metterle sulla via del loro destino, sul loro cardine, impedirne la dissipazione. Questo devono insegnare i genitori ai loro figli, metterli sui loro cardini, perché non dissipino la loro vita.


da Riccardo De Amicis
Segretario Provinciale Fiamma Tricolore





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-09-2010 alle 16:57 sul giornale del 27 settembre 2010 - 3293 letture

In questo articolo si parla di politica, bilancio, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Riccardo De Amicis, società

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