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Corinaldo: 'Galileo e l'Inquisizione, leggenda e realtà', successo per l'incontro con il prof. Graffi

Galileo e l'Inquisizione, leggenda e realtà 5' di lettura 06/06/2010 -

È stata un successo, giovedì 3 giugno alla Sala Grande del Comune di Corinaldo, la conferenza tenuta dal prof. Sandro Graffi su "Galileo e l'Inquisizione, leggenda e realtà".



L'insigne studioso, ordinario di Fisica Matematica presso l'Università di Bologna e membro dell'Accademia dei Lincei, era stato invitato dagli organizzatori del convegno matematico internazionale "Hyperbolic Dynamical Systems in the Sciences" (http://hdss10.dm.unibo.it/), che dal 31 maggio al 4 giugno ha portato nella bella cittadina marchigiana più di 40 matematici provenienti da tutte le parti del mondo.

Come ha sottolineato nella sua introduzione il prof. Marco Lenci, presidente del comitato organizzatore del convegno e anch'egli fisico matematico all'Università di Bologna, la conferenza pubblica è stata fortemente voluta dagli organizzatori come momento di condivisione fra i convegnisti, impegnati in seminari altamente specialistici e difficilmente fruibili dai non addetti ai lavori, e la cittadinanza, che ha accolto con ospitalità i matematici.

Dopo un breve saluto del sindaco Livio Scattolini e i ringraziamenti del prof. Lenci all'Amministrazione Comunale, il prof. Graffi ha cominciato la sua relazione. In uno stile pacato ma coinvolgente l'accademico ha incantato per oltre un'ora la folta platea di studiosi e semplici appassionati che gremivano la Sala Grande, raccontando la vicenda storica ed umana del celebre processo a cui Galileo Galilei fu sottoposto nel 1633 da parte del Sant'Uffizio. La lettura degli atti processuali e delle epistole dei vari personaggi coinvolti ha svelato aspetti poco noti e forse sorprendenti ai più e ha evidenziato come il processo e la successiva condanna dello scienziato fossero stati originati ed influenzati non solo da dispute filosofiche e religiose sul moto dei pianeti e sull'ordine dell'universo, ma anche da questioni private.

Come è noto, Galileo era un convinto sostenitore della teoria cosmologica copernicana, per cui la terra e gli altri pianeti si muovono attorno al sole, teoria che si contrapponeva alla tradizionale teoria tolemaica, che postulava la terra immobile al centro dell'universo, con il sole e i pianeti a percorrere orbite celesti più o meno complicate. La Chiesa non accettava la teoria copernicana perché in contraddizione con un'interpretazione letterale della Bibbia, ma non aveva ritenuto necessario condannarla fino a che Galileo non decise di intervenire pubblicamente, con tutta l'influenza dello scienziato considerato fra i più grandi del suo tempo, a sostegno della nuova teoria. Da qui la dichiarazione di eresia della teoria copernicana da parte del Sant'Uffizio, nel 1616, e la conseguente intimazione a Galileo "di non insegnarla, non difenderla e non trattarla". Cosa che lo scienziato sostanzialmente fece fino al 1624, allorché salì al soglio pontifico, con il nome di Urbano VIII, il suo amico ed estimatore cardinale Maffeo Barberini. Questo diede a Galileo speranza, rivelatasi poi infondata, che gli ambienti vaticani a lui ostili fossero sul punto di cambiare. Fu proprio in quell'anno che Galileo iniziò il suo lavoro più importante e controverso, il "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", in cui tre personaggi discutono appunto dei due massimi sistemi cosmologici: la teoria tolemaica e quella copernicana. Ma la pubblicazione di quest'opera, e tutte le vicende ad essa connesse, portarono Galilei sotto processo, a Roma, nel 1633, processo che si concluse con la famosa abiura.

Fin qui si tratta di una storia notissima, che sembra ruotare esclusivamente attorno alla questione, ancora attualissima, della libertà di pensiero e dei difficili rapporti fra scienza e religione.
Tuttavia il prof. Graffi, dopo aver spiegato il contesto storico e culturale del tempo, ha aggiunto particolari ignoti ai più, che hanno arricchito la vicenda di notazioni umane e sociali: la reazione furiosa di papa Urbano VIII alla pubblicazione del "Dialogo" non era dovuta solo alla minaccia contro la fede cristiana che le teorie galileiane sembravano incarnare, ma anche (forse soprattutto) ad una sfida personale. Da cardinale, il papa aveva spesso difeso lo scienziato dalle polemiche scatenate dalle sue teorie, chiedendogli però più volte di essere prudente e di rinunciare a trattare questi argomenti. Galileo invece insistette, pur sapendo di rischiare molto.
Quando poi gli presentò il progetto del suo "Dialogo", il papa gli chiese almeno di inserire una parte in cui indicare che tutte le teorie atte a spiegare il mondo non erano altro che ipotesi e che non si poteva cercare di vincolare ad esse "la divina potenza". Galileo invece prese le parole del papa e le mise sulla bocca del personaggio meno brillante ed intellettualmente dotato, che esponeva regolarmente ipotesi grossolane e subito confutate, e che rispondeva al poco lusinghiero nome di Simplicius.

L'ira di papa Barberini, quindi, fu probabilmente motivata anche da questioni personali di orgoglio ed amicizia feriti. Galileo agì con coraggio e caparbietà, conscio dei rischi che correva ma graniticamente convinto della verità delle sue osservazioni. Riuscì a risparmiarsi pene gravi non certo per la sua abiura finale, ma perché durante tutto il processo fu aiutato da personaggi influenti dell'epoca, e perfino dai componenti stessi della commissione inquisitoria, che manovrarono gli interrogatori in modo da offrire allo scienziato un processo misericordiosamente breve e ampi margini per discolparsi senza dover ricorrere alla tortura. Cortesia che non era stata usata, ad esempio, nei confronti di Giordano Bruno solo pochi anni prima. Alla fine, Galileo dovette arrendersi ed abiurare.

Al termine della sua esposizione il prof. Graffi ha lasciato il pubblico con una domanda cruciale: se questa concomitanza di fattori e di atteggiamenti, anche personali, dei vari attori in gioco non avesse portato al processo contro Galileo ed alla condanna delle sue teorie, e quindi ad una forte limitazione del libero pensiero per anni a venire, quale altro sviluppo avrebbe avuto il progresso scientifico nel nostro Paese? Inutile addentrarsi nel campo delle ipotesi, meglio cercare di imparare dalla storia, e trarne insegnamenti per il presente ed il futuro.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-06-2010 alle 13:13 sul giornale del 07 giugno 2010 - 1531 letture

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