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comunicato stampa

Buone Complicità: Giuseppe ed Emanuele Cavalli

12' di lettura
1929
da Enzo Carli

giuseppe cavalli

Giuseppe Cavalli, fratello gemello di Emanuele, pittore, fotografo ed autorevole protagonista della Scuola romana, propone in fotografia suo percorso personale che, pur nella differente direzione della ricerca visiva intrapresa, con forti affinità con il fratello, si caratterizza per la piena autonomia con la quale ha inteso liberare la specificità del proprio linguaggio, coniugando forma e realtà fino a raggiungere risultati di straordinario equilibrio. 

Nel 1947 sottoscrive con alcuni intellettuali, Vender, Finazzi, Leis e Veronesi,( grande pittore astrattista), un aristocratico ed elitario gruppo fotografico, il Manifesto della Bussola, un fondamentale documento per la fotografia italiana,alla ricerca di una sua identità nel panorama delle arti figurative: \"Noi crediamo alla fotografia come arte... chi dicesse che la fotografia artistica deve soltanto documentare i nostri tempi...commetterebbe lo stesso sorprendente errore di un critico d\'arte o letterario che volesse imporre a pittori o poeti l\'obbligo di trarre ispirazione da cose o da avvenimenti determinati e solo da quelli, dimenticando, con siffatta curiosa pretesa, l\'assioma fondamentale che in arte il soggetto non ha nessuna importanza... il documento non è arte; e se lo è, lo è indipendentemente dalla sua natura di documento... Adoprarsi per la divulgazione di queste idee, affinché si giunga a diffondere tra i fotografi un credo estetico valido è il compito che si prefiggono i componenti del gruppo La Bussola.\" La componente lirica dell’opera di Giuseppe Cavalli è quasi sempre collegata con una profonda riflessione concettuale del procedimento fotografico, resa formalmente con una minuziosa perizia calligrafica che rende costitutivi tutti gli elementi del linguaggio, risolutivi nelle immagini a toni alti (high-key), dove il soggetto è il pretesto per i viaggi dell’interiorità lirica. Cavalli – animatore, organizzatore, saggista – è colui che ha teorizzato nel contesto della fotografia italiana un ruolo autonomo della stessa nei rapporti con l’arte e ne ha influenzato e definito uno specifico percorso.

A proposito della Bussola nel 1948 risale il coinvolgimento di un altro, pittore Virgilio Guidi (Roma,1892 – Venezia 1984) che scriverà a proposito della fotografia successivamente in un catalogo: \"Io non ho esperienza della fotografia, che per essere ha bisogno di scienza. Vedo la fotografia dal punto di vista dell\'arte\". Intorno agli anni 30 la cui produzione è caratterizzata da pochi e scelti toni cromatici essenziali, Emanuele Cavalli sviluppa il tema del rapporto pittura – musica e anche con la fotografia: i volumi, le pause, i ritmi si intessono musicalmente e si costruiscono attraverso pochi e sceltissimi toni di colore; la musica , al pari della sua pittura si riconoscono fondamentale al \"tono\". Nell\'ottobre del \'33 viene redatto il Manifesto del “Primordialismo Plastico”, sottoscritto da Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi e Roberto Melli, in seguito adottato da un vasto gruppo di pittori, tra i quali Ceracchini, Mafai, lo stesso Cagli, Pirandello,Scipione.

Concetto base del Manifesto è la realizzazione del quadro come rappresentazione \"assoluta\" della realtà, nella quale ogni elemento risulta di valenza universale se reso secondo il suo tono locale, secondo cioè quella qualità di colore che gli compete in assoluto in senso platonico, al di là delle variazioni indotte dai giochi di luce ed ombra: siamo evidentemente agli antipodi dell\'impressionismo. Scrive E.Cavalli nel \'44: \"Importante quello che differenzia la nostra pittura - si riferisce alla pittura sua e dell\'amico Capogrossi - dalla precedente. Mentre nella nostra il colore nella sua essenza tonale non dà luce che per accostamenti, vuol essere vibrante ma direi opaca, nella pittura che ci ha preceduto la luce riveste e scorre sui colori. Il nostro quadro risulta meno accidentale e quasi vuoto, a volte scheletrico\".* (F.Benzi, Tonalismo ed esoterismo nella pittura di Emanuele Cavalli (catal., galleria Arco Farnese), Roma 1984 ; F. Benzi - R. Lucchese, Emanuele Cavalli, Roma 1984; Catalogo della mostra Roma 1934 a cura di F. D\'Amico, G. Appella in Roma , Modena -Roma 1986.

Emanuele Cavalli è stato anche fotografo di qualità, testimone con il fratello Giuseppe dei mutamenti e della ricerca fotografica del periodo, come lo testimoniano le fotografie conservate presso l’Archivio Fotografico di Prato, che contengono con forti analogie ed affinità con la ricerca intrapresa da Giuseppe. Due fratelli con interessi artistici comuni, che partono dagli stessi presupposti della ricerca tonale, pur utilizzando strumenti diversi. E’ indubbio che la versatilità di Emanuele lo porterà a confrontarsi anche con la fotografia anche se suppongo a proposito che affiderà l’approfondimento e lo studio del linguaggio fotografico, più compiutamente al fratello Giuseppe. Per meglio comprendere l’affinità delle ricerca fotografica tra i due fratelli, ho confrontato le immagini di Emanele, in possesso dell’Archivio Fotografico di Prato, con quelle note di Giuseppe, riportate nei cataloghi realizzati dal Comune di Senigallia in occasione di due mostre su Giuseppe Cavalli, una nel 1994 e l’altra più recente nel 2007. Alcune fotografie comprendono particolari affini: Ci sono tre versioni note della fotografia dal titolo :“6x9 anticoli corrado 1939”; la prima attribuita a Emanuele mentre le altre due sono realizzate da Giuseppe Cavalli. La seconda è quella presente sul catalogo, da me curato :”Le tre stagioni” Ed. Adriatica Editrice, realizzato dal Comune di Senigallia in occasione della omonima mostra presentata all’Auditorium San Rocco di Senigallia dal 23 luglio al 16 agosto del 1994. Il titolo è “Inquadratura” e la datazione attribuita (indicazioni di Daniele Cavalli) è 1936/37; la terza nel catalogo:” Giuseppe Cavalli Civica raccolta, AA.VV., Ed. Punctum 2007”, realizzato dal Comune di Senigallia in occasione della mostra presentata Palazzo del Duca dal 7 luglio al 19 agosto 2007; con il titolo “Inquadratura” e si intravede, sotto a ds, la firma Cavalli 1941. Le immagini 2 e 3 sono identiche (a parte la stampa più netta e vigorosa la n. 2, più confusa la n.3) mentre l’immagine realizzata da Emanuele Cavalli propone un’inquadratura leggermente diversa (l’angolazione dello sfondo, alcune macchie di luce in alto a ds, sulla seduta della sedia a ds e la porzione di muro in profondità a ds). Risalta soprattutto l’angolo di ripresa che posiziona la sedia a sn e non a ds dell’osservatore.

Si notano tre versioni affini della foto “6x9 Firenze 1950” ; la prima attribuita a Emanuele, con un taglio orizzontale, mentre le altre due sono realizzate da Giuseppe Cavalli. La seconda presente nel catalogo da me curato, dal titolo “Lungarno 1955/57”, stessa inquadratura della prima e della seconda ( lampione, panchina, idrante, selciato, luogo mentre variano le persone presenti) riprende gli alberi pieni di foglie ed è stata tagliata in orizzontale; la terza datata: Pioggia sul lungarno 1948/50 (come datazione forse più attendibile della n.2?) simile alla n.2, ancora più schiacciata nel taglio. Nella fotografia:”Lucera 1937” il fotografo a ds della foto è Giuseppe Cavalli. Il nudo maschile realizzato da Emanuele nel 1936 è probabilmente quello del fratello Giuseppe. Nel 1959 Giuseppe ritrae il fratello Emanuele con l’immagine dal titolo: “Sentirsi da solo” presente nel catalogo della Civica raccolta. I due cavalli ripresi nelle foto s.t. n. 52, 53,54, realizzate da Emanuele Cavalli, sono gli stessi utilizzati da Giuseppe Cavalli (nella fotografia di Giuseppe sono tre) datati 1942/43 presenti nel catalogo:”Le tre stagioni” e nel libro”Fotografia”, Adriatica Editrice 1990. La foto;” Lucera 1938”, di Emanuele ricorda molto la composizione n. 19 di Giuseppe, datata 1938 (cit.Le Tre Stagioni) ed è comparabile alla composizione n.19 del 39 (data attribuita) della Civica raccolta, mentre è similare alla foto di Giuseppe (Musinf Senigallia) dal titolo “Cartine da filtri 1942”. Riscontro delle convincenti accostamenti estetici nella datazione e nella posa tra il nudo:”Invenzioni Firenze 1949” realizzato da Emanuele e quello fotografato da Giuseppe:”Nudo 1948”, stampato nel 1960? (raccolta civica).

(A proposito del nudo Giorgio Rigon scrive:“La diffusione del nudo d’ispirazione classica, cui la tradizione of­fre autorità e rilevanza, fu assolutamente determinante nella for­mazione del gusto del pubblico, contribuendo a liberare il nudo dalla “conchiglia protettiva del puritanesimo” fino a portarci al nudo moderno, urbano, definitivamente affrancato dal ricorso alla leggenda ed all’uso della classicità. Di quest’ultima tendenza, cito due esempi: il primo lo individuo nel­la Scuola romana (Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Corrado Cagli) i cui nudi femminili e maschili ci appaiono semplificati ed ambigui, con presenza di elementi esoterici e psicanalitici. (Ca­valli aveva sposato la nipote di Edoardo Weiss, allievo di Freud e fondatore della psicoanalisi italiana). In occasione della Quadriennale del 1943 Emanuele Cavalli presenta nove opere aventi per soggetto la medesima figura femminile in colori e atteggiamenti differenti come una \"raccolta di preludi e fughe nei toni maggiori e minori\". Tra queste la Figura-grigio . nella quale la donna è ritratta di spalle con un panno tra le mani, secondo un accordo di toni freddi orchestrato sulla gamma dei grigi e azzurro polvere per esprimere, in questo caso, un\'atmosfera psicologica introspettiva e tendente alla contemplazione, stesse peculiarità che si ritrovano nelle fotografie di entrambi i gemelli in particolare di Giuseppe). Da questa sommaria comparazione tra le fotografie di Emanuele e quelle di Giuseppe, vengono alla luce ulteriori affinità: “ S.Titolo 1949” di Giuseppe Cavalli (Civica raccolta) con “Articoli Corrado 1936”di Emanuele; “Gioco di grigi 1945/46 e “Studio n.3, 1947/48 di G.Cavalli con le fotografie “Senza titolo 86 e 87,s.d. realizzate da Emanuele Cavalli. Voglio ricordare che tra la fine degli anni 80 e inizio degli anni 90 mi recai per meglio approfondire le mie conoscenze sul lavoro e sulle opere di Giuseppe Cavalli, a Lucera, dove, raccomandato da Mario Giacomelli (che mi aveva coinvolto nello studio di Cavalli), fui benevolmente accolto dalla moglie donna Costanza e dai figli Daniele e Mina. Donna Costanza Cavalli mi fece vedere le foto originali del compianto marito che selezionai per i miei studi; mi ricordo che in molte composizioni Giuseppe Cavalli inseriva degli elementi che ho notato poi nelle foto di Emanuele tra i quali ricordo perfettamente un piccolo scheletro.

La foto “Emanuele e le sue macchine” del 1953 (foto di Giuseppe?) mostra Emanuele compiaciuto con un “treno” di apparecchi fotografici, di indubbio valore considerati i tempi; ad un primo sommario esame e considerato che in quel periodo molte camere erano autocostruite, possiamo ipotizzare a tracolla, con le dita della mano sinistra appoggiate sull’obiettivo, la famosa Voigtlander con probabilmente obiettivo Heliar; appoggiata sulla mano sinistra forse una linhof con teleobiettivo; a tracolla forse una folding 35 mm (azzardiamo una Robot con pistolotto per carica); con la mano destra tiene forse la Primaflex; sul divano si nota un banco ottico con sopra appoggiata una folding; sul treppiede una banco ottico a lastre e appoggiate sulla sedia forse un’altra Voigtlander ed una folding. Gli apparecchi fotografici principalmente usati da Giuseppe Cavalli potevano essere una Voigtlander 6x9 con ob.Heliar 105 mm (lo stesso che aveva Giacomelli) e una Primaflex 6x7, usate anche da Ferruccio Ferroni e Renzo Tortelli.

Appare evidente che tra i due gemelli Cavalli vi siano state grandi affinità di interessi e delle “buone complicità” nei confronti della direzione della ricerca artistica, accentuate in particolare da una sorta di “fecondazione” incrociata tra pittura e fotografia, sviluppata poi e non è una casualità, nel caso di Emanuele nelle proposte del Manifesto del Primordialismo Plastico del \'33 e, nel caso di Giuseppe, nel Manifesto della Bussola del 1947 in cui entrambi sostengono e teorizzano con differenti linguaggi, la ricerca dei toni alti. Ma a differenza di Giuseppe, di cui non abbiamo testimonianze di pratiche pittoriche, Emanuele usa con arte la macchina fotografica, con ironia e sensibilità oltre che ad una particolare attenzione al realismo. Resta il fatto che le lezioni di Giuseppe Cavalli hanno lasciato una traccia profonda nella cultura fotografica e a tutt\'oggi, sono un esemplare riferimento di chiarezza estetica e di capacità fotografica. Gli elementi connotativi dell’opera di Cavalli che si riscontrano nelle fotografie di uno dei periodi più fecondi, quello del \"lirismo chiarista, sono molteplici, alcuni dei quali legati alle influenze pittoriche (tra cui Morandi) e al reciproco arricchimento con il fratello Emanuele. Cavalli introdusse nelle sue opere quali elementi espressivi, le variazioni tonali; i rigorosi tagli e angolazioni di riprese inconsuete; un\'estrema attenzione nella scelta degli spazi; una decisa progettualità nella costruzione dell\'immagine; il ruolo fondamentale nella tecnica di stampa e l\'attenzione agli equilibri compositivi.

L\'oggetto delle sue immagini (il \"pretesto\") viene decontestualizzato, dunque estraniato dall\'ambiente originario; abbattuto dalla sua durezza materica e con il filtro dall\'intuizione lirica, trasfigurata e portato dai \"grigi aerei\" a lievitare negli sconfinati orizzonti mentali. Una fotografia motivata dal sentimento lirico, che esteticamente si esprime attraverso il linguaggio artistico, costituito da linee, luce, grigi e chiari, vuoti, ecc., utilizzati per la trascrizione di un sentimento molto privato. Una testimonianza di come la fotografia possa essere una delle espressioni con cui comprendere gli infiniti linguaggi della nostra civilizzazione e strumento eccellente per esprimere la propria creatività.

Articolo pubblicato sul Quaderno n.10 dell’Archivio Fotografico Toscano


giuseppe cavalli

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-03-2010 alle 16:25 sul giornale del 23 marzo 2010 - 1929 letture