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comunicato stampa

Paci: \'Chi colpisce la crisi?\'

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da La Città Futura
www.lacittafutura.info
 


Francesca Michela Paci

La crisi economica sta colpendo duramente anche il nostro territorio. Molte aziende hanno già chiuso, altre si accingono a farlo. Altre ancora stanno beneficiando della cassa integrazione guadagni ma, quando ne terminerà il periodo massimo di fruizione, potrebbero non essere in grado di riassorbire tutte le maestranze.

La nostra città sembra avere finora risentito della crisi meno di altre; questo perché ad essere colpito è stato soprattutto il settore manifatturiero (in particolare metalmeccanico) mentre l’economia di Senigallia si fonda soprattutto sul terziario. E’ però realistico pensare che l’onda lunga della crisi, nel corso del 2010, investirà anche i settori che fino ad oggi ne sono stati parzialmente risparmiati.


Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che questa crisi economica colpisca tutti indistintamente, che tutti i cittadini paghino lo stesso prezzo e si trovino ugualmente impoveriti. In questa crisi e su questa crisi c’è chi si sta arricchendo con operazioni di tipo speculativo, chi è comunque garantito e nell’impoverimento generale si sente più ricco e c’è chi sta pagando un prezzo altissimo. A pagare di più è, ancora una volta, chi già prima era poco tutelato: la generazione dei co.co.co o co.co.pro, gli occasionali, i lavoratori a chiamata, i tempi determinati, gli interinali, in una parola un’intera generazione di giovani. A pagare di più sono i lavoratori migranti: i più sfruttati e i primi ad essere licenziati, quelli che oggi si sono fatti più numerosi nei parcheggi cittadini con grande fastidio dei soliti benpensanti. A pagare di più sono i dipendenti delle imprese piccole e piccolissime (il nerbo dell’economia marchigiana) perchè in un paese a due velocità, in cui non si è ancora riusciti a realizzare una riforma organica del sistema degli ammortizzatori sociali capace di estendere il sistema delle tutele garantendo parità di trattamento a parità di condizioni soggettive, chi lavora presso un’impresa con meno di 15 dipendenti può più facilmente essere licenziato e una volta perso il lavoro non può contare sull’indennità di mobilità. A pagare sono anche i piccoli imprenditori, il popolo delle partite IVA, le micro imprese a carattere familiare che da un lato faticano a riscuotere dall’altro stentano ad accedere al credito.


Ma questa mattina, in seguito all’incontro con una persona che mi ha rappresentato una situazione particolarmente difficile, mi sono ritrovata a pensare alle difficoltà di coloro che già prima della crisi erano esclusi dal mondo del lavoro, di coloro per i quali il lavoro era ed è un sogno quasi irraggiungibile. A quelle persone per cui poter lavorare significa non solo procurarsi di che vivere ma soprattutto ricostruire la propria identità personale, sentirsi uguali agli altri e dunque accettati e, in definitiva, stare meglio. Sto pensando ai tanti disabili e fra essi, in particolare, alle persone con patologie psichiatriche. Sono queste ultime, da sempre, le persone più difficili da collocare, in forza di problemi oggettivi ma soprattutto di pregiudizi ancora radicatissimi. Eppure sono persone che hanno estremamente bisogno di lavorare: per stare in mezzo agli altri e non sole con i propri pensieri, per dare un ritmo regolare alla propria esistenza, per ritrovare la fiducia in sé stessi e il rispetto degli altri. Mi sembra che ci sia il rischio che oggi di queste persone ci si dimentichi completamente, che prevalgano considerazioni grossolane del tipo: “se non c’è il lavoro per chi è sano, produttivo al 100%, non si può pensare di dare lavoro a chi non rende a sufficienza”. Ecco, la crisi rischia di far saltare la nostra attenzione al rispetto delle garanzie e delle tutele, ai diritti dei più fragili, alla responsabilità sociale che incombe sulle imprese anche rispetto all’obbligo di riservare una percentuale dei posti di lavoro disponibili ai cosiddetti svantaggiati. Se questo succederà, se la crisi ci renderà tutti più aridi, più duri, meno attenti e sensibili, se ci ridurrà a pensare che il lavoro quando è poco cessa di essere un diritto di tutti per diventare privilegio dei più capaci, efficienti, dotati, quando questo periodo di recessione sarà finito ci ritroveremo impoveriti non solo sotto il profilo materiale ma anche umano e culturale.


Ecco allora che, proprio in questo momento, bisogna rafforzare l’impegno delle istituzioni preposte a sostenere l’inserimento lavorativo dei disabili e portatori di handicap, delle persone con patologie psichiatriche, degli svantaggiati in genere. Nella nostra città questo compito è assolto, dal 2002 , attraverso un lungimirante lavoro di rete che vede coinvolti, Asur, DSM, Comune di Senigallia, Centro per l’impiego, Sert, Cooperative Sociali. Il braccio operativo di questo sistema di rete è il cosiddetto Nucleo Operativo che ha sin qui dato ottimi risultati, pur operando in un quadro di grandi difficoltà. Il Nucleo Operativo, mettendo insieme competenze multidisciplinari (sociali, sanitarie, economiche, giuridiche, ecc.), è lo strumento più appropriato per affrontare situazione complesse nelle quali i problemi di salute si intrecciano spesso con difficoltà sociali e familiari e la cui soluzione richiede la conoscenza delle opportunità presenti nel mercato del lavoro locale e delle norme che possono agevolare il collocamento mirato attraverso l’individuazione di soluzioni sostenibili per le imprese. La prossima amministrazione comunale dovrà rafforzare con convinzione questo tipo di interventi ed esserne parte attiva dando continuità e certezza alla propria presenza. Non è infatti pensabile che il comune, ente con finalità generali e più vicino ai cittadini, possa delegare ad altri una funzione così delicata e importante. In una prospettiva più ampia, quella della gestione associata dei servizi sociali di cui tanto si è parlato in questi giorni, l’azione del Nucleo Operativo dovrà estendersi a tutto il territorio dell’ambito e ad esso dovrà prendere parte una figura professionale (operatore della mediazione) individuata dal soggetto giuridico cui sarà affidata la gestione associata dei servizi sociali.

Francesca Paci


Francesca Michela Paci

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-03-2010 alle 16:03 sul giornale del 20 marzo 2010 - 694 letture