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Paolo Rossi porta la Fenice al pianto e al riso con Mistero Buffo

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da Elena Sagrati


\"È difficile convertire un cattolico al cristianesimo\" ...così esordisce Paolo Rossi nel remake di \"Mistero Buffo\" e la stessa irriverenza comica farà da filone all\'intero show.
Il“Mistero Buffo” è l’opera teatrale più famosa di Dario Fo al quale lo stesso Rossi rende omaggio appena entrato in scena.

“Mistero Buffo” è un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico ispirati ai Vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. Rossi passa da un mistero buffo ad un altro, dalla \"nascita del giullare\" alla \"resurrezione di Lazzaro\" sempre in chiave tragicomica: il riso lascia spazio al pianto e viceversa.

Lo spettacolo intero è un affresco di tanti personaggi impersonati unicamente da Rossi che alterna un italiano dialettale a francesismi, a frasi dal suono \"spagnoleggiante\".
Una particolarità del testo è la lingua usata, il grammelot, linguaggio inventato, con parole e suoni onomatopeici presi da vari dialetti (per la maggior parte del nord Italia).
Paolo Rossi costruisce un Mistero Buffo in versione \"pop\" (popolare), fatto con il pubblico e non per il pubblico, proprio con gli spettatori Rossi crea un dialogo, provoca... il risultato è una platea presente e in parte artefice dello stesso spettacolo.

Il primo Mistero Buffo racconta la \"nascita del giullare\", evento che è spesso conseguenza di una vita di dolori e sofferenze...\"un bambino talmente brutto da far ridere\"
Il secondo Mistero Buffo rievoca la \"resurrezione di Lazzaro\": in un allegro cimitero un severo bigliettaio chiede \" due baiocchi\" per assistere al miracolo della resurrezione; Rossi poi trasporta la stessa circostanza ai giorni d\'oggi e immagina un moderno Gesù dubbioso davanti ad una fila di loculi, a scegliere se ridare vita a Papa Luciani, piuttosto che Sindona o ancora ad Aldo Moro.

Paolo Rossi poi racconta il terzo Mistero, il \"mistero di coloro che crocifiggono\": Gesù e Giuda seduti a tavolino tentano di pianificare lo storico tradimento dell\'apostolo, per poi finire entrambi carnefici del manichino di scena, manichino vestito \"da extracomunitario\" , silenzioso e triste a rappresentare il ruolo dell\'immigrato in Italia; \"ora ci commuoviamo per le tragedie lontane eci spaventiamo per quelle vicine...Gesù ha detto: - ero straniero e mi avete accolto- ...ma questo in Italia vale solo per i calciatori...\"; così Rossi chiude, parlando dell\'oggi con un\'attualità disarmante...

Rossi saluta il pubblico in duetto con l\'accompagnatore musicale Emanuele Dell\'aquila, riproponendo la celebre canzone di Fo/Jannacci/Gaber \"Ho visto un re\".




Questo è un articolo pubblicato il 18-03-2010 alle 02:19 sul giornale del 18 marzo 2010 - 1016 letture