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\'Pitecus\', l\'alieno Rezza a Senigallia

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di Emanuele Barletta
redazione@viveremarche.it


antonio rezza

Antonio Rezza protagonista domenica sera al \"La Fenice\" di Senigallia.

Antonio Rezza sbarca a Senigallia e porta al teatro \"La Fenice\" il suo spettacolo forse più conosciuto. \"Pitecus\", opera del 1995, viene introdotto da due episodi tratti \"Troppolitani\", il surreale programma che Rezza e la sua compagna di sempre Flavia Mastrella avevano creato per Raitre a fine anni \'90.


Per chi non lo conoscesse: Antonio Rezza, classe 1965, è stato autore di numerosi testi teatrali e cinematografici. Lavora da anni ad una forma di comunicazione che, per certi versi, ricorda la vena surreale e visionaria del miglior cinema d\'autore. Le sue opere, cortometraggi in bianco e nero interpretati quasi sempre esclusivamente da lui, hanno vinto numerosi premi a livello nazionale, mentre il suo primo lungometraccio (\"Escoriandoli\", 1996) inaugurerà anche una serie di proiezioni al Festival del Cinema di Venezia.



\"Pitecus\" è la sua opera teatrale più famosa, anche perchè contiene spezzoni tratti proprio dai sui corti più famosi (alcuni dei quali presentati anche nel corso del \"Pippo Kennedy Show\"). Il palco è spoglio. Unico ornamento: una serie di teloni colorati con dei fori (creati appositamente da Flavia Mastrella) dove Rezza infila la faccia e da vita ai suoi personaggi perfidi ed alienati. Il titolo, effettivamente, dovrebbe spiegare già da solo molte cose. Tossici, handicappati, asociali narcolettici, giornalisti sciacalli, genitori di figli omosessuali, Giovanna d\'Arco. Ogni tenda colorata è un quadro che fa mutare la personalità di Antonio, che a da più di dieci anni riesce a cambiare mimica e toni di voce con incredibile scioltezza.


Qualcuno ha paragonato Rezza al dissacrante Roberto Benigni degli esordi, mentre altri (forse più appropriatamente) hanno chiamato in causa Petrolini e il suo carattere burrascoso. Eccessivo? Provate ad andare ad un suo spettacolo e mettetevi in prima fila. Per completare l\'opera, portate un bambino irrequieto e fate suonare il vostre cellulare. Non ne uscirete vivi.






antonio rezza

Questo è un articolo pubblicato il 15-03-2010 alle 12:04 sul giornale del 16 marzo 2010 - 810 letture