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comunicato stampa

Paradisi: le parole del Tar sull’antenna, \'Installazione arbitraria e illegittima\'

3' di lettura
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da Roberto Paradisi
Coordinamento Civico
librobianco-senigallia.blogspot.it

 


Sulla vicenda dell’antenna delle Saline l’Amministrazione comunale è scesa in campo con una vera e propria battaglia di “comunicazione”. Mangialardi e Ceresoni hanno fatto lavorare l’addetto stampa del Comune perfino di sabato pomeriggio per pilotare la notizia della sconfitta e far inviare veline ai giornali.

La verità è che i due assessori, insieme a tutta l’Amministrazione, hanno preso una sonora “legnata” giudiziaria dal Tar. Il collegio di giudici infatti ha chiaramente accertato l’illegittimità della scelta dell’Amministrazione comunale, tesi sempre sostenuta in giudizio dal sottoscritto e dal collega Filippo Boccioletti. Quello che hanno scritto i giudici sulla necessità di inviare gli atti alla Corte Costituzionale, allo stesso modo, non può essere mistificato. I giudici hanno semplicemente accolto l’istanza di Wind esprimendo un parere di massima sulla legge regionale, non sulla sua interpretazione ed efficacia. In altre parole, si sono chiesti: questa legge è opportuna e in linea con la Costituzione oppure no? Se la Corte Costituzionale dirà di si, come sicuramente avverrà (è già avvenuto per una legge regionale simile promulgata nella regione Puglia), non ci saranno santi: il traliccio dovrà essere rimosso. Perché non è vero che la legge regionale non è chiara. Secondo i giudici è chiara come l’acqua di torrente. Ad ogni buon conto, è bene riportare l’estratto principale della lunghissima ordinanza del Tar Marche.

Parole (scritte nero su bianco dai giudici) che non consentono né mistificazioni né promulgazione di veline (che tristezza). Ecco cosa hanno scritto i giudici: “L’istruttoria ha confermato la presenza di un impianto sportivo rappresentato dalla pista di pattinaggio regolamentare destinata anche a manifestazioni e raduni di rilevanza nazionale. La documentazione fotografica e cartografica in atti mostra chiaramente che l\'impianto di telefonia mobile risulta essere ubicato immediatamente all\'esterno della rete di recinzione della predetta pista e a una distanza di circa 60 mt. dal centro della piattaforma e di circa 30 mt dal punto più vicino della stessa. In punto di diritto va ricordato che l’art. 7 comma 2 della L.r. Marche n. 25/2001 testualmente recita: “È vietata l\'installazione di impianti per telefonia mobile”, cui segue la lett. b) che recita a sua volta,: “su ospedali, case di cura e di riposo, edifici adibiti al culto, scuole ed asili nido, parchi pubblici, parchi gioco, aree verdi attrezzate e impianti sportivi”.

Applicando, quindi, la nozione ampia di impianto sportivo (che comprende sia lo spazio destinato allo svolgimento dell\'attività sportiva che spazi di supporto e accessori), va ulteriormente osservato che il Comune non ha offerto elementi per comprendere attraverso quali criteri o normative sia stata collocata la recinzione della pista di pattinaggio, in aderenza alla quale (sul lato esterno) è stato poi realizzato l\'impianto di telefonia mobile in esame. In assenza di tale elementi valutativi il Collegio deduce che ciò sia avvenuto secondo logiche esclusivamente discrezionali e arbitrarie… . Per quanto sopra andrebbe quindi concluso in senso favorevole alle ragioni dei ricorrenti perché, nonostante che l’antenna sia stata formalmente collocata all\'esterno della recinzione, la stessa andrebbe comunque considerata all\'interno dello spazio che contraddistingue l\'impianto sportivo nel suo complesso; spazio rappresentato dalla piattaforma di pattinaggio (c.d. sala di attività motoria o spazio di attività sportiva) e dagli spazi accessori, accessibili e utilizzabili, come la zona spettatori, il parcheggio e i percorsi di accesso ivi comprese le due piste ciclabili che corrono lungo i lati Est e Ovest a pochi metri dalla piattaforma. Di conseguenza il ricorso risulterebbe fondato con conseguente annullamento del permesso di costruire n. P/08/97 in data 17.7.2008 per violazione del citato divieto di cui all’art. 7 comma 2 lett. b) della L.r. 25/2001”.


Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-03-2010 alle 15:44 sul giornale del 16 marzo 2010 - 723 letture